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STRATEGIE 25 Aprile Apr 2015 1530 25 aprile 2015

Russia, gli affari di Putin con i Paesi non allineati

Mano tesa all'Iran per entrare nell'Unione euroasiatica. Missili alla Grecia. Rapporti più forti con la Nord Corea. Lo zar stringe legami con i "dissidenti".

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Missili alla Grecia come all'Iran e mano tesa alla Corea del Nord, dopo un decennio di gelo nucleare.
Isolato dalle sanzioni europee e americane, il presidente russo Vladimir Putin non ha altra scelta che unirsi agli altri esclusi, facendoli restare tali.
Rientra in questa strategia l'invito di Mosca a Teheran - mai partito in 15 anni di progettazione dello spazio economico comune - di entrare nell'Unione euroasiatica, l'Urss del Terzo millennio concepita da Putin ormai in opposizione alla Nato e all'Unione europea (Ue).
LE OFFERTE ALL'IRAN. Dopo la Russia, l'Ucraina doveva essere l'asse portante del disegno dello zar del Cremlino.
Invece è andata diversamente e Mosca, nel round finale per l'accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Iran, ha ripreso a flirtare con lo Stato rivale per gas e petrolio che ambisce a diventare potenza mediorientale.
Un'accelerazione lampante. Nell'arco di 48 ore il Cremlino ha tolto alla Repubblica islamica anche l'embargo sullle forniture di sistemi missilistici antiaerei S-300 (tra i più potenti sul mercato) che schermerebbe l'Iran, per esempio, da attacchi israeliani.
AFFARI CON LA GRECIA. Analoga partita è in ballo con il governo di Atene: un obolo da pagare, in cambio di aiuti economici, dalla Grecia a caccia di liquidità, possibile hub per l'export di idrocarburi nel Sud Europa e in Turchia.
Teheran ha aperto un tavolo bilaterale sull'ingresso nell'Unione euroasiatica. Il premier ellenico Alexis Tsipras è volato da Putin per discutere di future collaborazioni. E a Mosca, il 9 maggio, è atteso anche il leader nordcoreano Kim Jong-un, per le celebrazioni russe della fine della Seconda guerra mondiale.

Il presidente russo Vladimir Putin con l'omologo iraniano Hassan Rohani (Getty).

Il Cremlino rinsalda i rapporti con Cina, Iran e Corea del Nord

Dall'uscita, nel 2003, della Corea del Nord dal Trattato di non proliferazione sul nucleare, il Cremlino era arrivato a votare sì, come contro l'Iran sotto Mahmoud Ahmadinejad, alle sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Anche la Cina aveva adottato la stessa linea, mantenendo tuttavia relazioni più cordiali con il regime dei Kim. Prima dell'escalation con l'Ucraina, la Russia era impegnata a migliorare la cooperazione con l'Occidente e coltivava ottime relazioni con Seul, sotto il 38esimo parallelo.
Ma Putin marciava anche spedito verso la costituzione dell'Unione euroasiatica («quel che resta di buono dell'Unione sovietica»), con gli Stati Uniti certo non disposti a digerire Kiev nella nuova Urss, scollata dall'orbita europea.
REUNION DEI NON ALLINEATI. Latente da mezzo secolo, la crisi ucraina ha mandato a carte quarantotto il tavolo tra la Russia e la Nato, riesumando gli assetti politico-militari e anche economici della Guerra fredda.
Il 3 settembre 2015 Jong-un è invitato anche a Pechino, per le celebrazioni della vittoria contro il nazismo, nel suo secondo viaggio all'estero programmato dall'investitura nel 2011.
È nell'interesse di Mosca ricompattare il cerchio dei non allineati, rafforzando i rapporti con la Cina e riavvicinandosi a Corea del Nord e a Iran. Anche con l'obiettivo di bloccare, entro luglio, il suo disgelo storico con l'Occidente.
MATRIMONIO SINO-RUSSO. Tra il Paese più grande al mondo e quello più popoloso le nozze sono fatte.
Dal 2010 Pechino è il primo partner commerciale di Mosca: un volume d'affari, nel 2014, stimato in oltre 80 miliardi di dollari. L'obiettivo di Putin, che il 2 febbraio scorso ha avuto vertice trilaterale con Cina e India, è raggiungere un interscambio annuo sino-russo di 200 miliardi di dollari entro il 2020.
Ma non solo. Nel 2012 la Russia ha cancellato il 90% del suo debito (circa 11 miliardi di dollari) con la Corea del Nord, accogliendo nel novembre scorso l'inviato di Pyongyang, Choe Ryong Hae, di casa anche a Pechino, per definire nuove collaborazioni economiche e politiche quali le forniture di carbone russo e l'abolizione dei visti tra i due Paesi.

L'incontro al Cremlino tra Putin e il premier greco Alexis Tsipras (Getty).

Gli Stati satellite: dal Kazakistan all'Uzbekistan

Il baricentro della Russia si sposta a Est.
Dopo l'accordo preliminare tra Washington e Teheran, c'è stata una riunione tra l'ambasciatore iraniano a Mosca Mehdi Sanaei e il presidente della Commissione euroasiatica Viktor Khristenko.
Il Consiglio di sicurezza russo ha poi annunciato la presenza del Consiglio supremo di sicurezza iraniano al vertice di Mosca dell'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, l'embrione di Nato asiatica per le politiche di sicurezza e militari della quale l'Iran è Stato osservatore.
Russia e Cina ne sono i pilastri. Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan gli Stati satellite.
TRUPPE IN ASIA CENTRALE. Dell'Unione euroasiatica fanno invece parte Russia, Bielorussia, Kazakistan e, dal 2014, anche Armenia. Mentre le ex Repubbliche sovietiche Kirghizistan e Tagikistan sono osservatori.
A scopo anti-terrorismo, il Cremlino ha anche programmato più truppe nella base in Tagikistan, portando i soldati dai 5.900 attuali ai 9 mila in cinque anni, parallelamente a 1,2 miliardi di dollari in aiuti militari al governo.
Proporre alla Grecia - membro della Nato - i missili S-300 sbloccati all'Iran è in controtendenza con le politiche centro-asiatiche del Cremlino. Ma la mano verso i nemici di Bruxelles è sempre tesa, specie se si fanno buoni affari.
La trattativa, ha confermato l'agenzia russa Ria, è sull'acquisto e la manutenzione di nuovi missili del sistema difensivo S-300, in dotazione di Atene dagli Anni 90 e in fase di sostituzione.
VIA AL TURKISH STREAM. Oltre agli aiuti economici che gli Stati dominanti dell'Ue non hanno alcuna intenzione di versare a un Paese membro della loro unione - «fatevi aiutare da Russia, Cina e Stati Uniti, ne saremo felici», ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ai greci -, Atene otterrebbe joint-venture nell'agricoltura e investimenti industriali russi.
Naufragato il cantiere del South Stream tra Eni e Gazprom, il Cremlino è pronto a un memorandum d'intesa sul Turkish Stream, la pipeline per portare, entro dicembre 2016, gas russo in Sud Europa e in Anatolia.
Tsipras guarda al sodo: il progetto è da 2 miliardi di euro. Per Atene, aiuti sotto forma di crediti d'impresa e posti di lavoro preziosi.

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