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SCONTRO 26 Aprile Apr 2015 1030 26 aprile 2015

Italicum, Renzi verso la scelta della fiducia

Il premier deciso al voto in Aula a inizio maggio. Bersani: «Pressioni indebite».

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Maria Elena Boschi e Matteo Renzi.

Matteo Renzi sembra aver deciso di chiudere la partita della legge elettorale con il voto di fiducia.
Il premier, secondo cui una bocciatura dell'Italicum porterebbe alla caduta del governo, ha detto di «non voler mollare» sulle riforme.
E nonostante le critiche della minoranza del Pd, ha scelto la via della prova di forza in Aula.
CONTINGENTAMENTO DEI TEMPI. Come si legge su Repubblica, a Palazzo Chigi si sta ragionando sulla possibilità di far slittare tutto lo scontro a inizio maggio, quando scatta il contingentamento dei tempi con una drastica tagliola sugli emendamenti e sulla possibilità di fare ostruzionismo. Sulle modalità con cui affrontare i rischi dei voti segreti, il governo sta ancora valutando.
VOTO DECISIVO A INIZIO MAGGIO. Il 27 aprile è prevista la discussione generale sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fi (che ha chiesto lo scrutinio segreto). Ma il voto decisivo potrebbe essere rinviato a inizio maggio, quando si inizierà votare gli emendamenti. In casa Pd vari deputati dicono che con lo scrutinio segreto l'Italicum otterrebbe i voti di molti parlamentari di M5s e di Fi, per cui non ci sarebbe bisogno della fiducia.
BERSANI: «PRESSIONE INDEBITA». Ma l'ex segretario Pier Luigi Bersani ha definito il legame che ha fatto Renzi tra l'approvazione dell'Italicum e il prosieguo della legislatura «una pressione indebita sul parlamento perché non tocca al governo» decidere le riforme.
SPERANZA: «FIDUCIA VIOLENZA AL PARLAMENTO». Per il capogruppo dimissionario del Pd Roberto Speranza, la scelta della fiducia «è irricevibile, sarebbe un errore politico madornale, una violenza vera e propria al parlamento italiano». Nella minoranza Pd «ci sono opinioni diverse, è difficile» fare previsioni sui numeri della fiducia e del voto all'Italicum, spiega Speranza. «I numeri li vedremo, le opinioni nella minoranza sono abbastanza variegate».
D'ATTORRE VOTA CONTRO. Il deputato Alfredo D'Attorre ha già dichiarato: «Io non voterò la legge elettorale senza modifiche. L'ipotesi della fiducia sarebbe gravissima: nella sciagurata ipotesi del ricorso alla fiducia, io non parteciperò al voto di fiducia e poi voterò contro sul provvedimento».
Il ministro Maria Elena Boschi ha invece previsto una maggioranza «ampia e compatta» in Aula per il voto sulla legge elettorale.
M5S: PRONTI A AZIONI EXTRAPARLAMENTARI. Critiche sono piovute anche da Sinistra ecologia Libertà, secondo cui la fiducia «è un'aberrazione», mentre Alessandro Di Battista del Movimento 5 stelle ha minacciato «azioni extraparlamentari». Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, ha affidato il suo commento a Twitter: «No Italicum, via Renzi, sì ad un governo democraticamente riformatore. Elezioni nel 2018». Peccato che il premier abbia dichiarato che se non si vota l'Italicum, cade il governo.

L'iter e i numeri in parlamento

VOTO SULLE PREGIUDIZIALI. Sulla legge elettorale in settimana si dovrebbero tenere solo due votazioni: martedì 28 aprile, sulle pregiudiziali di costituzionalità e di merito. Forza Italia chiederà lo scrutinio segreto, e il governo potrebbe decidere di blindare le votazioni con la questione di fiducia: a tal proposito, a Montecitorio ci sono un paio di precedenti, per cui la fiducia sarebbe ammissibile. Se le pregiudiziali verranno respinte (ove approvate il provvedimento sarebbe infatti 'affossato'), tutto si fermerà fino alla prossima settimana, ai primi di maggio.


CONTINGENTAMENTO E VOTO A MAGGIO. Lo slittamento al calendario del mese successivo consente il contingentamento dei tempi: è a questo punto prevedibile che le votazioni si tengano da martedì 5 a giovedì 7 maggio, quando si potrebbe giungere al voto finale, che sicuramente sarà a scrutinio segreto, previsto dal regolamento di Montecitorio anche per gli emendamenti e gli articoli relativi al meccanismo di trasformazione dei voti in seggi.

SULLA CARTA RENZI HA 410 VOTI. Sulla carta, Matteo Renzi può contare su una maggioranza di circa 410 deputati: i 310 del Pd oltre ai 33 di Ap, ai 13 di Pi, ai 25 di Sc e a una trentina del Misto (tra cui gli ex M5S). Numeri ben superiori al quorum di 316 voti, ma che potrebbero scendere: la minoranza interna del Pd dispone infatti sulla carta di 90 voti anche se è prevedibile che almeno la metà voterà il testo.

FIDUCIA? SOLO SULLA LEGGE ACERBO E LEGGE TRUFFA. Su leggi elettorali la questione di fiducia è stata posta nella storia Unitaria solo due volte: - nel 1923 per l'approvazione della legge Acerbo che, con il suo 'listone', consacrò l'ascesa al potere del partito nazionale fascista; - nel 1953, quando il governo a guida Dc fece passare il sistema, definito 'legge truffa' dall'opposizione del tempo, che assegnava il 65% dei seggi della Camera alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato il 50% dei voti.

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