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ELEZIONI 26 Aprile Apr 2015 1842 26 aprile 2015

Kazakistan, il satrapo Nazarbayev per altri 5 anni

Una pura formalità la riconferma del presidente. Il voto è senza veri rivali.

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Il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev.

Un'affluenza del 95,11% e il 97,5% dei voti a favore. Questi i numeri del plebiscito a favore di Nursultan Nazarbayev nelle elezioni del Kazakistan. I due sfidanti Turgun Syzdykov, candidato del partito comunista, e l''indipendente' Abelgazi Kusainov, capo della federazione dei sindacati, hanno ottenuto rispettivamente l'1% e il 2%.
I risultati sono in ogni caso una pura formalità: nessuno dubitava che il 74enne capo di Stato uscente, alla guida del Paese dal 1989, avrebbe prolungato il suo regno per altri cinque anni, sino al 2019, probabilmente con un risultato plebiscitario, come quello delle quattro precedenti elezioni (quasi 96% nel 2011), forte di una affluenza che ogil 26 aprile ha sfiorato il 90% due ore prima della chiusure delle urne.
SFIDANTI LEALI AL POTERE. Del resto è stata una gara senza veri rivali: l'opposizione, che gli rimprovera una politica repressiva in materia di diritti umani, ha rinunciato a presentare candidati contro un 'voto farsa', mentre gli unici due sfidanti sono figure di basso profilo, entrambe leali al potere.
Anche l'Osce, nella sua relazione pre-elettorale, ha denunciato l'assenza di concorrenza e la soverchiante presenza del presidente su media e pubblicità elettorale. Nazarbayev, il 'leader della nazione', dal 2007 senza limiti di mandato, chiamato affettuosamente 'papà', ha puntato sul mantra della stabilità del Paese più prospero dell'Asia centrale, con le sue riserve di gas, petrolio ed altre materie prime che ne fanno la seconda economia dell'ex Urss, dopo la Russia: «le attuali elezioni rafforzeranno la stabilità del Kazakhstan. Questa rimane la principale condizione per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese e per completare gli obiettivi su larga scala di modernizzare la nostra economia e la nostra società», ha ripetuto il satrapo kazako, che ha saputo attrarre oltre 200 miliardi di investimenti stranieri diretti.

Le 5 promesse elettorali e la guerra commerciale con la Russia

Nazarbayev ha promesso cinque riforme costituzionali nel campo politico, economico e sociale. Giocando la carta delle elezioni anticipate di un anno, ha congelato il cruciale problema della sua successione e evitato il rischio di veder calare il suo consenso per la crisi economica, legata al crollo del prezzo del petrolio (principale fonte di reddito del Paese) e ai contraccolpi delle sanzioni occidentali contro suo alleato russo per la crisi ucraina. Ora è anche più libero di prendere misure eventualmente impopolari, maggiormente incisive degli slogan populistici apparsi recentemente nei supermercati, come «comprate made in Kazakistan» o «fabbricato in Kazakistan». Si tratta di una campagna di promozione dei prodotti locali per far fronte all'invasione delle merci russe, diventate più convenienti dopo la forte svalutazione del rublo.
BATTAGLIA TRA ASTANA E MOSCA. Tra Astana e Mosca è in corso una vera battaglia commerciale, con reciproche misure protezionistiche nonostante la comune Unione doganale. Usando ufficialmente i motivi sanitari come pretesto, il Kazakistan ha introdotto una serie di restrizioni all' importazione di vari prodotti alimentari russi, dal cioccolato ai prodotti a base di carne suina, e ha sospeso per 45 giorni l'acquisto di benzina e gasolio russi per proteggere il mercato interno. Mosca ha risposto con l'embargo su prodotti lattieri, frutta e legumi kazaki per ragioni analoghe. Come se non bastasse, nei giorni scorsi il vice ministro dell'economia, Timut Yaksilikov, ha bocciato la recente proposta di Putin di una moneta comune per gli ex Paesi sovietici che faranno parte dell'Unione Euroasiatica. In ogni caso Nazarbaiev resta pur sempre il migliore e più potente alleato di Putin nell'ex Urss, anche se mantiene ampi margini di manovra con la Cina e l'Occidente, grazie ad una intelligente politica di bilanciamento. Il problema è ciò che succederà dopo Nazarbayev, per il quale questa è sicuramente l'ultima rielezione.

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