FENOMENO 26 Aprile Apr 2015 1000 26 aprile 2015

Napoli, la lobby della pizza ormai angoscia la città

Petizioni online per santificarla. Ricorsi anti-Mc Donald's. Benedizioni dal papa. Napoli è ossessionata dalla Margherita. Qualcuno osa dire: «Non se ne può più».

  • ...

Una pizza dedicata al sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

C’è la pizza dedicata al sindaco, quella inventata in onore del presidente della Repubblica.
C’è la pizza sfornata per la provocante Belen e quella offerta a Francesca Pascale quando si è fidanzata con Silvio Berlusconi.
E via così, oltre ogni esagerazione.
Ormai è diventata una fissa, tracimante e invasiva: a Napoli “quelli della lobby” impongono la loro pizza perfino quando accade una disgrazia, con i morti al camposanto e i feriti in ospedale.
Buon senso, buon gusto, senso della misura? Sono andati a farsi benedire.
È una sorta di sindrome che infiamma i promoter tanto è vero che - di fronte agli assalti irrefrenabili dei maghi della Margherita e dei loro “complici” - nessuno più osa protestare o chiedere un po’ di moderazione.
RINCORSO PURE IL PAPA. Esagerazioni? Mica tanto. Il 21 marzo, durante la visita di papa Francesco a Napoli, il pizzaiolo Enzo Cacialli è riuscito a neutralizzare gli uomini della sicurezza e ha consegnato nelle mani di Bergoglio (che transitava tra due ali di folla) la sua pizza con i colori del Vaticano.
La sua impresa non è rimasta un caso isolato: un altro pizzaiolo - il giovane Gino Sorbillo, rampollo di una famiglia con 21 figli che inforna pizze da quasi 100 anni (la più famosa è quella “a ruota di carretto”) - è riuscito a farsi “benedire” una sua pizza olio e “san Marzano” da papa Francesco in persona, fermando per qualche attimo il solenne corteo.
Nessuno ha osato profanare (pardon, assaggiare) la pizza benedetta, ma di sicuro il sacro gesto porterà fortuna (e ulteriori incassi) all’intraprendente giovanotto.
SU MARADONA FANTASIA FINITA. Prepotente, invadente, egocentrica: se la terra trema per una scossa sismica, ecco pronta “la pizza sesto grado”.
Se il Napoli vince due partite di seguito, nessuno si salva dalla “pizza scudetto”.
Su Maradona, poi, si sono consumate tonnellate di farina, olio extravergine e fiordilatte di Agerola: c’è la pizza alla Diego, quella al Pibe de oro, alla mano de Dios, alla Dieguito.

Su Change.org la si vuole «patrimonio dell'umanità»

La pizza napoletana.

Sul sito on line Change.org campeggia una petizione con cui si chiede all’Unesco di inserire la pizza napoletana doc nella lista degli alimenti «che fanno parte del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità».
A firmare per primo la petizione (che ha raccolto finora 300 mila adesioni) è stato Alfonso Pecoraro Scanio, l’ex ministro dei Verdi all’Agricoltura, ricomparso dopo anni di silenzio per dedicarsi anima e corpo alla salvaguardia di marinare, calzoni ripieni e quattro stagioni.
«TUTELIAMO L'ITALIA». Il riconoscimento Unesco, secondo i promotori, è urgente «per tutelare la pizza dall’italian sounding, cioè dai prodotti di qualità inferiore che utilizzano nomi italiani producendo danni per 300 mila posti di lavoro (secondo Coldiretti) e 60 miliardi di euro».
Si evita, per ora, la polemica con gli americani che in tema di pizza sono capaci di obbrobri inauditi.
In Usa, la lobby della pizza è talmente potente da mercanteggiare i propri voti soprattutto col partito repubblicano.
Di qui la diceria che la pizza sia di destra, o comunque conservatrice.
PIACE A DESTRA E A SINISTRA. Ma è una balla, perché la sua trasversalità è conclamata: aficionados della Margherita risultano Umberto Bossi come Antonio Bassolino (per il quale mangiarla “a libretto”, cioè in piedi dopo averla piegata in quattro, è «un rito irrinunciabile e sublime»), Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, quelli di CasaPound come i gruppettari di Officina 99.
In parlamento, la lobby che spinge per il riconoscimento Unesco è costituita da circa 100 deputati appartenenti a tutti i partiti, dal Pd a Forza Italia.
Giusto, lodevole, sacrosanta iniziativa? Forse. Ma, nel frattempo, la lobby urla. Per molti, “urla troppo”. E «non se ne può più».

Discutono di quattro-stagioni politici, intellettuali, faccendieri e giornalisti

La preparazione della pizza.

Svuotati i centri decisionali, commissariati tutti gli enti che contano, spogliata di fabbriche e industrie, divorata da criminalità e imbrogli, Napoli da mesi si ritrova assediata dall’incubo... pizza: non si discute che di lei, che comanda su tutto e su tutti monopolizzando dibattiti, polemiche, sospiri, trasmissioni tivù.
La “lobby dei pizzaioli”, che a molti appare come una sorta di “diabolica loggia di sapore post-massonico”, ingloba politici nazionali e locali, intellettuali, urbanisti, faccendieri, giornalisti, sportivi e perditempo impegnati h24 a gridare in tutte le sedi «evviva la quattro-stagioni» (e le sue consorelle).
PIZZA IN CAMPAGNA ELETTORALE. La lobby irrompe di forza perfino nella campagna elettorale in atto per rinnovare il Consiglio regionale in Campania.
Il Movimento cinque stelle si è infilato nella polemica anti-Mc Donald’s coinvolgendo Valeria Ciarrambino, la candidata alle elezioni in Campania, nella richiesta ad Agcom di oscurare il video promozionale contestato e di pretendere il ritiro dei “filo-paninari” da Expo 2015.
UN ESPOSTO ALLA PROCURA. Un esposto alla procura della Repubblica è stato presentato da Angelo Pisani, il legale anti-Equitalia di Maradona e di molti fra i protagonisti dei fatti di cronaca più eclatanti verificatisi a Napoli.
Pisani, che a sua volta è candidato alle imminenti regionali, ha giurato di agire a nome dell’associazione “Verace pizza napoletana”, una delle tre o quattro che - tra una rissa e l’altra - si contendono il monopolio del “disciplinare” (le regole per una buona pizza) all’interno dell’appetitosa lobby.
Sempre i grillini, a proposito di elezioni, hanno organizzato un crowdfunding, cioè un auto-finanziamento in due pizzerie del lungomare, durante il quale i parlamentari (c’era anche il vice presidente della camera Di Maio) hanno fatto da camerieri.

Decine di interrogazioni intasano il parlamento

Sorbillo ha inventato una pizza dedicata a Bruce Springsteen.

Quelli della pizza - mentre Napoli è sempre di più sopraffatta da valanghe di patatine fritte, pescivendoli trasformati in trattorie e take away che smerciaqno robaccia da vomito - urlano, denunciano, scrivono infuocati editoriali sui giornali.
TWEET E PANDEMONI. E intasano il parlamento con decine di interrogazioni. Umberto De Gregorio, che cura la campagna elettorale per la Campania del candidato Pd Enzo De Luca, ha inneggiato in un tweet a una pizzeria di moda.
Si è scatenato il pandemonio. A protestare, sbraitando di favoritismi, sono state le varie associazioni di pizzaioli.
I francesi, gli spagnoli, i Borbone: il “Pizza Power”, secondo molti, costituisce la dominazione più prepotente e invasiva che Napoli abbia mai subìto nella sua travagliata storia.
PACE PASCALE-NOEMI. È davanti a una pizza sul lungomare che Francesca Pascale e Noemi Letizia hanno deciso di fare pubblicamente pace. È una pizza il premio che un pedofilo arrestato dai carabinieri aveva promesso a un bambino di 11 anni in cambio di sesso.
È per una pizza, denominata “Speriamo nel Vesuvio” da un ristoratore di Loano (peraltro originario di Benevento), che si è rischiato un incidente diplomatico tra almeno tre regioni italiane.
VERONESI LA SPONSORIZZA. Umberto Veronesi, oncologo di fama e simpatizzante della lobby, assicura che, grazie a una sostanza che si chiama licopene, «la pizza è il miglior antidoto al cancro».
I toni con cui il prof lo dice sono talmente severi che chi non ne mangia si sente (quasi) un irresponsabile.

La lobby avanza pure pretese su altre questioni

Una delle pizze del servizio di Report.

La lobby, oltre che gridare allo scandalo e ad adire le vie legali (sempre, e fino all’esagerazione) ogni volta che si ha la sensazione che qualcuno minacci il prestigio della pizza napoletana (vedi le contestatissime inchieste di Report dell’ottobre 2014 o le denunce e i toni da crociata assunti in occasione della recente campagna contro lo spot anti-pizza lanciato da Mc Donald’s), soffoca qualsiasi possibilità di critica e oscura i problemi veri della città.
Ma quel che è peggio è che la lobby avanza pretese anche su questioni che con l’amata Margherita non c’entrano nulla.
IL CASO DEL TRANSITO AUTO. Per esempio, sul lungomare pedonalizzato di Napoli c’è chi ha notato che tra le società candidate a gestire chalet, ristoranti e ritrovi nel progetto sotto esame in Municipio ce ne sta una che è stata etichettata “Lungomare liberato srl” fin dai tempi della campagna elettorale di Luigi de Magistris, cioè nel 2011, in un’epoca in cui di azzerare il transito delle auto lungo via Caracciolo nessuno aveva ancora accennato: preveggenza o che altro?
FISSAZIONE, ANZI INCUBO. La verità, forse, l’ha rivelata il sociologo Domenico De Masi, sannita di Sant’Agata de’ Goti, che ha ricordato - scatenando polemiche a non finire - che «Napoli, negli ultimi due secoli, ha inventato solo la pizza».
E ciò, ha aggiunto, ha fatto sì che tale alimento diventasse per i napoletani «una fissazione». Anzi, «un vero e proprio incubo». Da cui non riescono più a liberarsi.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso