Base Sigonella 120203133729
STRATEGIE 27 Aprile Apr 2015 1200 27 aprile 2015

Droni, i progetti degli Stati Uniti per Sigonella

La base siciliana come centro di back up. Supporto cruciale per le guerre Usa. Secondo i documenti c'era l'accordo: un altro hub in Europa dopo quello tedesco.

  • ...

Dice Francesco Tosato, responsabile dell'ufficio affari militari del Cesi - il centro studi internazionali che nel 2013 ha curato il rapporto sui droni per il parlamento italiano - che i velivoli senza pilota sono «strumenti efficientissimi», ma che «non ci può mai essere la certezza di non fare errori. E quando ci sono errori, ci sono vittime innocenti».
Nell'operazione condotta in Pakistan, nella valle di Shewal, il 15 gennaio 2015 le vittime sono state l'italiano Giovanni Lo Porto e l'americano Warren Weinstein.
OBAMA SAPEVA GIÀ. L'errore è stato compiuto dalla Cia che ha il mandato di condurre le operazioni segrete ma, secondo quanto scritto dal New York Times, Barack Obama ne era già al corrente quando ha accolto il premier italiano Matteo Renzi alla Casa Bianca.
Il primo ministro italiano ha difeso l'alleato: ci hanno avvertito quando hanno avuto la certezza.
Eppure la ricostruzione del quotidiano americano getta un'ombra sui rapporti che intercorrono tra Washington e l'Italia.
Il nostro Paese cerca dagli Usa una sponda per un eventuale intervento in Libia, ma è anche una delle nazioni che più sta contribuendo alla guerra di Obama in Afghanistan, prolungando una costosa missione di addestramento delle forze di polizia locali.
ACCORDO SUI DRONI. Nel 2011 ha sottoscritto un accordo per far partire droni dalla base siciliana di Sigonella per eventuali operazioni di emergenza nel Nord Africa.
E soprattutto sempre a Sigonella (o meglio a Niscemi) l'areonautica statunitense vorrebbe installare la seconda antenna in Europa per l'indispensabile trasmissione dei dati ai velivoli senza pilota al confine in missione tra Afghanistan e Pakistan.
Un progetto che, secondo le inchieste di The intercept e Der Spiegel, avrebbe nell'infrastruttura tecnologica militare degli americani un ruolo ancora più cruciale di quanto emerso finora.

Le basi di controllo delle operazioni con i droni in un documento della Nsa.

Il progetto Usa: dopo la base in Germania, la Sicilia

Il cuore della guerra segreta iniziata dalla Cia nel 2004 ed esplosa sotto l'amministrazione Obama si trova nel deserto del Nevada, nella base aeronautica di Creech.
Qui, stando ai documenti secretati e rivelati da Edward Snowden, si trova il cervello delle operazioni realizzate in Afghanistan e Pakistan con i velivoli a pilotaggio remoto.
Alla base centrale se ne affiancano altre nove che possono controllare singole missioni, da Fort Gordon in Georgia alla base di Cannon, in New Mexico.
UN GRANDE HUB TEDESCO. Tutti i dati delle missioni però passano attraverso un cavo sotto l'Oceano Atlantico, alla base di Ramstein in Germania, e da qui vengono rilanciati verso i velivoli che operano nei diversi teatri di guerra.
La base tedesca, il più grande hub logistico dell'aeonautica americana nel Vecchio continente, è lo snodo centrale per far funzionare tutto il sistema dei droni.
Da qui le informazioni vengono rilanciate a un satellite e poi ai velivoli operanti nei diversi teatri delle operazioni di antiterrorismo, in Afghanistan o nelle basi del Qatar e del Bahrain.
TELEFONI AGGANCIATI. I droni agganciano attraverso una piattaforma chiamata Gilgamesh i telefoni cellulari dei 'bersagli' della missione, li geolocalizzano e trasmettono i dati sulla loro posizione nella direzione opposta.
Se non ci fosse un anello di trasmissione tra gli Stati Uniti e l'Asia centrale, le operazioni infatti non potrebbero essere guidate in tempo quasi reale dagli Usa.
Come ha dichiarato l'ex operatore di droni della aeronautica a stelle e strisce, Brandon Bryant, alla televisione tedesca Deutsche Welle: «L'intera guerra dei droni dell'esercito americano non sarebbe possibile senza la Germania».
UNA SOLA BASE NON BASTA. Avere una sola base come punto nodale dell'infrastruttura di comunicazione che permette le operazioni con i droni però non è una garanzia di sicurezza.
Per questo secondo Der Spiegel e The Intercept nel 2011 l'areonautica americana avrebbe chiesto 15 milioni di dollari per costruire un centro simile a Ramstein nella base americana di Sigonella in Sicilia.
Nel novembre del 2014, riporta un documento del Pentagono visionato da The Intercept, il progetto era ancora in una fase di pre sollecito. Con tutta probabilità anche per via dello stallo del lavori nella costruzione della stazione di terra del Muos (Mobile user objective system), cioè il nuovo sistema di comunicazione satellitare pensato per la gestione delle operazioni dei droni, ma di cui gli americani non hanno mai spiegato la reale importanza.
LO STALLO DEL MUOS. Originariamente la stazione italiana (uno dei quattro centri terrestri del progetto) doveva sorgere proprio all'interno del perimetro di Sigonella ed è stata successivamente spostata nel territorio del comune di Niscemi, a 60 chilometri di distanza.
Il Comune ha bloccato i lavori nel 2013 perchè il cantiere è sorto all'interno di una zona protetta. Il Tar gli ha dato ragione.
E il ministero della Difesa ha presentato ricorso al tribunale amministrativo contro la sospensione dell'opera.
Ma proprio il 17 aprile, nel giorno dell'incontro tra Renzi e Obama alla Casa Bianca, il Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo ha dato provvisoriamente ragione all'amministrazione locale e rimandato l'eventuale sblocco dei lavori.

Droni da ricognizione e operazioni armate solo se autorizzate

La base Nato a Sigonella, Sicilia.

Ufficialmente, intanto, l'Italia si tiene lontana dalla guerra globale americana. A oggi nella base di Sigonella sono presenti velivoli RQ-4B Global Hawk da osservazione e sorveglianza.
«A Sigonella», diceva il report curato dall Cesi nel 2013, «si stima che attualmente siano presenti tre di questi velivoli».
Nel 2017, aggiunge Tosato, la base siciliana è destinata a ospitare anche i Global Hawke acquistati dai Paesi Nato, ma sempre velivoli non armati.
OK ITALIANO DOPO BENGASI. Inoltre, dopo l'attacco al Consolato di Bengasi, è scritto nella relazione del centro studi, «la Difesa italiana ha concesso anche un’autorizzazione temporanea allo schieramento di ulteriori assetti americani nella base di Sigonella. Nello specifico si tratta di 6 APR MQ-1 Predator, velivolo da ricognizione che in alcune sue versioni può eventualmente essere armato, alcuni ulteriori velivoli P-3 Orion AIP da pattugliamento marittimo e velivoli cargo C-130 Hercules con il relativo personale di supporto logistico».
LIMITI E VINCOLI PRECISI. Le autorizzazioni però sono state concesse con limiti e vincoli precisi.
E cioè che i velivoli armati possano essere utilizzati solo in operazioni di evacuazione di personale non combattente o di salvataggio di ostaggi e previa autorizzazione delle autorità italiane e informando i governi delle nazioni interessate alle operazioni.
E però alla vigilia della visita di Renzi negli Usa, la Difesa americana avrebbe richiesto all'alleato italiano di accelerare la costruzione della stazione di terra del Muos di Niscemi. L'insistenza sul dossier non è solo ordinaria amministrazione per il Pentagono. Né semplice volontà di inaugurare il più moderno sistema di comunicazione satellitare per scopi militari al mondo. Secondo quanto risulta a The Intercept, infatti, Sigonella era ben di più nei progetti americani.
STAZIONE DI BACK UP. Nelle proposte di spesa presentate nel febbraio del 2011 al Congresso, la Air Force statunitense spiegava che se la tedesca Ramstein era il nodo da cui passavano tutte le informazioni sulle operazioni con i droni, la base siciliana sarebbe stata la stazione di back up, quella che avrebbe impedito di perdere le connessioni e di far fallire le missioni.
La valvola di sicurezza della guerra americana.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso