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TRATTATIVE 27 Aprile Apr 2015 2125 27 aprile 2015

Grecia, Varoufakis sacrificato sull'altare dell'Ue

Cambia il team di negoziatori. Il ministro esce indebolito. Al suo posto Tsakalotos. Per il governo è una questione di modi. Ma la riforma del lavoro può saltare. Tsipras: «Niente elezioni anticipate».

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Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.

La Bild tedesca, il quotidiano più venduto in Europa, lo ha sbattuto in prima pagina con il punto esclamativo: «Varoufakis esautorato!».
I mercati hanno festeggiato a modo loro: dopo la notizia del rimpasto nella delegazione greca: i rendimenti del debito ellenico hanno iniziato a scendere, lo spread, insomma, si è abbassato. Non era mai successo nel caso della defenestrazione di un responsabile delle Finanze della zona euro.
TSKALOTOS, L'OMBRA ENTRA IN CAMPO. Il ministro più carismatico e sopra le righe dell'eurogruppo (il Balotelli della politica europea, lo ha definito Business insider) è stato depotenziato. Formalmente è ancora lui che ha in mano la leadership dei negoziati, si intende. Il premier greco Alexis Tsipras ufficialmente gli ha riconfermato la fiducia. Ma ha messo a coordinare la delegazione greca che tratta con i partner europei e il Brussels group – il nuovo nome dato alla Troika - Euclid Tsakalotos, il viceministro alle Relazioni economiche internazionali, l'uomo ombra di Varoufakis in tutti i vertici tenuti finora. Come dire che al secondo è stato dato il compito di arginare il primo.
UN UOMO DEL VICEPREMIER. Nikos Theocarakis, segretario delle Finanze e fedelissimo di Varoufakis, è stato scelto per stilare un piano per la crescita, mentre il suo precedente incarico come rappresentante della Grecia nelle trattative con la Troika è stato affidato a George Houliarakis, uno degli uomini più vicini al vicepremier Yannis Dragasakis che è politico di lungo corso e probabilmente più abile nella gestione dei tira e molla. I sostenitori del rigore gongolano per aver in qualche modo isolato l'uomo che non rispettava i cliché dei negoziati europei. E come se non bastasse, dice in un'esclusiva sempre la Bild, l'esecutivo ellenico sarebbe pronto a rivedere la sua lista di riforme rincunciando a qualche promessa elettorale.
Atene sta iniziando a dare ai mercati europei quello che chiedevano o sta semplicemente giocando di astuzia? Se Varoufakis era diventato il capro espiatorio per l'andamento negativo dei negoziati, ora i partner Ue potrebbero avere meno scuse. Alexis Tsipras sembra deciso a raggiungere l'intesa velocemente e ha mandato al fronte i suoi uomini.

Varoufakis esuatorato!: il titolo della Bild.

Vertice di Riga, lo strappo diventa definitivo

Euclid Tsakalotos.

Le tensioni tra il ministro e i partner Ue sono arrivate al punto di non ritorno durante il vertice di Riga del 24 aprile. Sembra che il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem abbia alla fine chiamato direttamente ad Atene Tsipras, nel tentativo di aggirare Varoufakis. Che non si è nemmeno presentato alla cena con i colleghi. Non gli piace il salmone, è la battuta che girava nel cenacolo delle delegazioni europee.
TSIPRAS CONTESTA I MODI. Il Financial times il 27 aprile anticipava l'intenzione di Tsipras di metterlo in disparte. Qual è la grande colpa di Varoufakis? Non tanto le proposte presentate al tavolo, concordano i funzionari sentiti dal foglio della City, ma il modo con cui voleva condurre la trattativa: saltando i tecnici per negoziare tutto direttamente ad alto livello.
Per questo, quando gli inviati della (ex) Troika sono andati in Grecia, alloggiati al lussuoso hotel Hilton di Atene, hanno trovato le porte del ministero delle Finanze ben chiuse. Insomma, l'economista australiano è diventato il simbolo plastico dell'opposizione all'euroburocrazia, alle procedure tradizonali dell'apparato comunitario.
L'ALTER EGO DI VAROUFAKIS. Se è la forma che deve cambiare, il 55enne Tsakalatos sembra essere l'uomo giusto. Il viceministro che ha accompagnato Varoufakis in tutti i vertici è anche visivamente il suo alter ego. Una foto della Reuters li ritrae insieme a cavalcioni della moto: il primo con il fisico possente, la testa lucida e i completi scuri a inforcare il manubrio, il secondo seduto dietro con il capello corto e grigio e camicia di un rassicurante azzurro chiaro. Entrambi sono economisti e hanno lavorato per anni nello stesso dipartimento dell'università di Atene. Entrambi con idee chiarissime sulla necessità di chiudere l'era dell'austerity e inaugurare un new deal keynesiano europeo. Nelle cronache della stampa greca erano stati battezzati 'dream team'.

La prova del nove è sulla riforma del lavoro

Alexis Tsipras e Angela Merkel.

Nel curriculum di Tsakalotos, fino al 2010 professore di Economia all'Università di Atene, ci sono anni di studio nella cattedrale accademica di Oxford. Eletto al parlamento greco con Syriza nel 2012, il professore dal pedigree britannico è stato il consulente economico di Tsipras e siede da tre anni nel comitato centrale del partito di cui è considerato il “cervello economico”.
Nei suoi due ultimi libri, La prova della resistenza e 22 cose che vi hanno detto sulla Grecia e che non sono vere, smonta il paradigma dei Paesi cicala e dei Paesi formica che tanto ha riempito le cronache della crisi ellenica. E collega invece l'abisso ellenico al trionfo delle politiche neoliberiste. Insomma, forme diverse, Varoufakis e Tsakalotos, ma sulla carta stessa sostanza.
SALARIO MINIMO IN BILICO. Tsakalotos però è stato scelto per gestire una fase delicata: portare a casa l'accordo con i partner Ue massimo entro maggio, prima che a giugno le casse ateniesi si prosciughino. Secondo quanto risulta alla Bild, per ottenere il risultato Tsipras sarebbe disposto anche a rinunciare ad alcuni capisaldi del suo programma.
Assieme allo stop ai prepensionamenti e a una tassa sugli hotel di lusso al posto dell'aumento Iva, il premier greco sarebbe pronto ad annunciare in un vertice straordinario anche la rinuncia all'aumento del salario minimo e al rafforzamento dei diritti dei lavoratori.
POSSIBILE RINVIO. Più prudentemente la stampa svizzera parla di un rinvio di queste misure - le più invise agli eurotecnici - a giugno, dopo appunto la firma dell'intesa con Bruxelles.
Finora Syriza ha tamponato la fuga dei contribuenti, a marzo è riuscita secondo un report di Credit Suisse a ottenere un boom di entrate fiscali, davvero ora rinuncerebbe a uno dei suoi provvedimenti bandiera? In una recente intervista lo stesso Tsakalotos aveva ammesso: «Non dobbiamo perdere l'appoggio sociale. Anzi, al contrario, deve giocare il ruolo di forza propulsiva nel negoziato in corso».
La testa di Varoufakis può essere il prezzo da pagare per portare a casa il risultato. Se invece Atene dovesse rinunciare la riforma del mercato del lavoro, allora anche Tsakalatos avrà perso la sua partita.

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