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PARLAMENTO 27 Aprile Apr 2015 2144 27 aprile 2015

Italicum, Renzi rinuncia alla fiducia sulle pregiudiziali

Il 28 aprile voto segreto su tre pregiudiziali. Passera si imbavaglia per protesta.

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Il premier Matteo Renzi.

Un triplice voto segreto per incominciare un viaggio che si preannuncia tutt'altro che semplice, ma che, alla fine, dovrebbe portare in porto la nuova legge elettorale.
L'Italicum affronta il 28 aprile il primo scoglio, con le pregiudiziali presentate da Forza Italia e le altre opposizioni.
PROVA DI FORZA. E il governo ha deciso di non porre la fiducia, con una scelta che si presenta come una prova di forza e una sfida.
Quanto ai deputati della minoranza del Partito democratico, a stragrande maggioranza, hanno deciso di votare a favore della riforma, ma intanto alla vigilia hanno dovuto subire un'ulteriore sfida da Renzi, che li ha accusati di voler frenare le riforme.
Parole respinte da Gianni Cuperlo come «offensive» e «false», mentre alla Camera si svolgeva la discussione generale sull'Italicum, alla quale ha partecipato solo qualche decina di deputati. Una scena consueta per questo tipo di sedute in cui non si vota, ma che rende stridente il contrasto tra i toni drammatici di chi critica la legge e la loro assenza in Aula.
CHIESTE MODIFICHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA. Ma tale assenza non diminuisce le differenze. Gli interventi dei deputati di Fi (da Elena Centemero a Laura Ravetto), così come degli esponenti delle varie minoranze Pd hanno sottolineato la richiesta principale: modifiche che spostino il premio di maggioranza dalla lista alla coalizione, o almeno che si preveda l'apparentamento tra liste al secondo turno.
Ma nella replica il ministro Maria Elena Boschi ha chiuso, definendo l'Italicum, «un buon compromesso» anche se «non esiste la legge perfetta».

Si vota da mezzogiorno

Maria Elena Boschi in Aula.

Il 28 aprile, dopo mezzogiorno, si votano a scrutinio segreto tre pregiudiziali (di costituzionalità, di merito e sospensiva). Dopo giorni di ambasce e valutazioni, il governo ha deciso che almeno su questi tre scrutini segreti non intende porre la fiducia. L'accordo con le minoranza del Pd è che esse votino assieme alla maggioranza contro tali pregiudiziali, che bloccherebbero il prosieguo dell'esame. Cosa che non è l'obiettivo della sinistra del Pd, che vuole invece modificare il ddl.
QUALCHE DEM PRONTO A DISERTARE. Certamente una manciata di deputati Dem dovrebbe non attenersi all'accordo, ma sarebbero voti non determinanti. La decisione di non ricorrere alla fiducia è una prova di forza da parte del governo, che uscirebbe più forte in caso di bocciatura delle pregiudiziali. Se poi i voti pro-Italicum dovessero essere superiori a quelli della maggioranza, tutto il percorso diverrebbe in discesa, anche sugli emendamenti da votare la prossima successiva.
Il clima rimane teso. Fuori dal parlamento Corrado Passera si è imbavagliato contro la riforma, mentre Luigi Di Maio (Movimento 5 stelle), vicepresidente della Camera, ha dato dei «miserabili» ai deputati della minoranza del Pd che, a suo dire, penserebbero solo «alle poltrone».
RENZI FA INFURIARE CUPERLO. Di suo Renzi ci ha messo una lettera ai segretari dei circoli del Pd in cui ha attaccato la minoranza Dem: «Se questa legge elettorale non passa è l'idea stessa di Pd come motore del cambiamento dell'Italia che viene meno», perciò nel voto sull'Italicum «c'è in ballo soprattutto la dignità del nostro partito».
Parole che hanno irritato la minoranza Pd. In un documento Sinistra Dem, la componente di Cuperlo, ha definito «offensive» e «false» queste affermazioni, e ha rilanciato una «mediazione»: rinviare l'approvazione dell'Italicum a dopo quella della riforma costituzionale del Senato, cambiando profondamente quest'ultima.
Il silenzio è stata la risposta. A cui è seguito un monito di Enrico Letta: «È nella responsabilità e nell'interesse di Renzi evitare le macerie. Se non lo fa, non mi sembra una gran vittoria».

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