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MAMBO 27 Aprile Apr 2015 1033 27 aprile 2015

Poveri ex Pci, riscoprono Pietro Secchia nel 2015

Indicano Renzi come pericolo per la democrazia. Ma rimangono nel suo partito.

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Il premier Matteo Renzi.

Renzi non è il primo premier che immagina che alla sua eventuale caduta, per un voto parlamentare contrario, farebbero seguito le elezioni anticipate. Anche questo presidente del Consiglio, come i suoi predecessori, sa che questa decisione spetta solo al capo dello Stato. Tuttavia Renzi questa volta ha un’arma in più rispetto ai premier che lo hanno preceduto.
VERSO UN NUOVO PREMIER? In parlamento un‘altra maggioranza con un altro leader è teoricamente possibile. Per esempio fra un pezzo di Pd con Sel e il Movimento 5 stelle. Sarebbe il ritorno del sogno bersaniano che si scontrerebbe con la frattura nel Pd e con l’inaffidabilità dei grillini. E si scontrerebbe con un dato che non può essere più sottovalutato. Se dopo Renzi venisse indicato e votato dalle Camere un nuovo premier, sarebbe il terzo consecutivo che non verrebbe fuori da una consultazione elettorale.
Diventeremmo quello strano e unico Paese occidentale che, di fronte alle crisi politiche, invece di dare la parola ai cittadini cerca di combinare la soluzione nel circolo della politica.
Mattarella è uomo serio, sicuramente non apprezza chi gli dice quel che deve fare, sicuramente pensa che il premier lo elegge il parlamento. Ma, altrettanto sicuramente, sa che non può inaugurare il proprio settennato con un altro capo del governo uscito dagli alambicchi di partito. Sarebbe un governo di morti viventi.
MEGLIO NON METTERE VOTO DI FIDUCIA. È per questa ragione che, fossi Renzi, non metterei il voto di fiducia. Chi vuol farlo cadere, lo faccia alla luce del sole, sia il Turigliatto del 2015 anche se porta il nome di Bersani o di Fassina.
Ci sono due dati inquietanti in questo ultimo braccio di ferro.
Il primo è il tono della battaglia. Io penso che si stia discutendo di una legge elettorale, la sinistra Pd pensa che si stia mettendo in gioco la democrazia, però resta nel partito diretto da una personalità che starebbe attentando alla Costituzione.
Il secondo è che la coalizione degli avversari di Renzi è improponibile: tutti uomini antichi che invece di dare una mano, come direbbe Pino Daniele con le parole di una sua splendida canzone, si sono trasformati in un club di “sfascisti”.
RENZI COME SIMBOLO DEL MALE. Insisto: se ritenete che Renzi sia un pericolo per la democrazia siate fermi e duri, sennò fatela finita.
Ricordate Craxi? Insultato (ma anche lui non scherzava), dipinto come l’uomo del male, l’autoritario, il corrotto, il fuggitivo, il latitante. Dopo la sua morte le parole di quei dirigenti della sinistra cominciarono a rivalutare alcune sue battaglie, a rammaricarsi della durezza dello scontro, a patire la responsabilità di non aver lavorato per fare in modo che il leader Psi potesse tornare in Italia a curarsi.
Renzi come il peggior Craxi, come Berlusconi e tante altre icone del male.
Ditelo che è così, ma allora chiamate il popolo all’insurrezione. Che pena veder tanti ex dirigenti Pci cresciuti alla scuola di Togliatti scoprire in tarda età Pietro Secchia.

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