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INTERVISTA 28 Aprile Apr 2015 1000 28 aprile 2015

Expo, il filosofo Veca: «Cibo diritto fondamentale»

Sprecato il 30% di alimenti, 800 milioni di malnutriti e pure 500 milioni di obesi. Veca, autore della Carta di Milano: «Così si viola la dignità umana. Cambiamo».

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da Bruxelles

Il filosofo Salvatore Veca.

«Il cibo non sarà una mercanzia. E la comunicazione non sarà un affare.
Perché cibo e comunicazione sono diritti umani.
Nessuno morirà di fame perché nessuno morirà di indigestione».
Così lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano si immaginava nel 1998 il futuro millennio.
Nel libro Patas Arriba rivendicava il diritto al delirio, all'utopia, al sogno di immaginare un mondo migliore.
AUTORE DELLA CARTA DI MILANO. Un diritto che ha deciso di reclamare anche il filosofo Salvatore Veca quando la società Expo gli ha chiesto di coordinare i lavori per scrivere la Carta di Milano, l'eredità di Expo 2015, pronta a essere presentata il 28 aprile e consegnata poi al presidente dellle Nazioni unite Ban Ki-moon a ottobre.
«Quello di fare il supervisore è stato un onore, ma anche ruolo molto faticoso», racconta a Lettera43.it Veca, già a capo del 'Laboratorio Expo', progetto congiunto della società e della fondazione Feltrinelli.
CONTENUTO ANCORA TOP SECRET. Arrivato a Bruxelles per partecipare a un dibattito sull'Expo organizzato dalla Rappresentanza dell'Italia all'Unione europea, Veca ha portato con sé la Carta di Milano, tenendola però dentro una cartella con sopra scritto “confidenziale”.
Per ora infatti il testo è ancora top secret, ma il filosofo non rinuncia a raccontare alcuni passaggi fondamentali del suo lavoro: «Il primo concetto da cui sono partito è molto semplice», spiega, «dacci il nostro pane quotidiano».

Cibo adeguato, nutriente e sicuro: un diritto fondamentale

Foody, la controversa mascotte dell'Expo di Milano, assieme all'amministratore delegato e commissario dell'esposizione universale Giuseppe Sala.

La logica è quella di preparare una dichiarazione di cittadinanza globale basata su una convinzione centrale: «Il diritto al cibo adeguato, nutriente e sicuro, deve essere considerato un diritto umano fondamentale».
Così è scritto nella Carta, che vuole elencare quali sono tutti i diritti e i doveri dell'umanità quando si parla di cibo».
Si tratta di «una convinzione morale ed etica», continua il filosofo, «perciò tutti sono invitati a sottoscriverla e ad assumersi impegni precisi».
«OGNUNO FACCIA QUALCOSA». In pratica, ognuno nel suo piccolo «può fare qualcosa per nutrire il Pianeta».
Perchè se è vero che la Terra sfama ogni giorno con i suoi prodotti miliardi di persone, sono i suoi abitanti che allo stesso tempo devono occuparsi della sua salute.
Riferendosi allo slogan Feeding the planet, Veca spiega come «proprio in questo concetto c'è una circolarità. Per questo tutti sono chiamati a dare il loro contributo, sia nell'ambito micro delle nostre interazioni, responsabilità e impegni precisi di individui, sia come società e aziende che producono cibo».
«TROPPI DENUTRITI E OBESI». Ma al di là delle promesse e delle buone intenzioni, come convincere i potenti della Terra a fare davvero qualcosa? «Sono i cittadini e le imprese che chiedono alle istituzioni nazionali e sovranazionali di fare la loro parte, di impegnarsi per garantire l'accessibilità al cibo», dice Veca.
«Perché non si può più pensare di vivere in un pianeta dove 800 milioni di persone sono denutrite, 1,4 miliardi sono considerate in sovrappeso e 500 milioni sono obese».
C'è una «inaccettabilità di questi dati da cui non si può prescindere e che ci hanno spinto a misurarci con la sfida di soddisfare la domanda crescente e allo stesso tempo chiederci: come si può rispondere in maniera giusta? Chi lo deve fare?».
LA RISOLUZIONE EXPO IN UE. A provare a dare un primo contributo alla Carta di Milano sono gli europarlamentari che hanno scritto una risoluzione intitolata come l'Expo, 'Nutrire il Pianeta, energia per la vita'.
Il testo è stato presentato alla seduta plenaria di Strasburgo il 27 aprile dal presidente del parlamento europeo Martin Schulz e poi messo al voto dall'Assemblea.
I temi chiave della risoluzione sono quelli dell'Expo, come la sostenibilità delle risorse naturali, il fenomeno dell'accaparramento delle terre, lo spreco di cibo e dei suoli, la ricerca e l'innovazione, «su cui l'Europa si deve interrogare», ha spiegato il promotore dell'iniziativa, Paolo De Castro (Partito democratico), coordinatore del gruppo S&D in commissione agricoltura.

«Il mancato accesso al cibo viola la dignità umana»

L'Expo partirà il primo maggio 2015.

Per questo quello che comparirà a grandi lettere sulla Carta di Milano, spiega Veca, è che «il non accesso al cibo, all'acqua potabile e all'energia è una violazione della dignità umana».
Sarà scritto inoltre che l'attività agricola è fondamentale non solo per la produzione del cibo, ma anche per conservare la biodiversità, il paesaggio.
Tutti temi che in questi mesi sono stati analizzati in 42 tavoli tematici.
Sono quattro in particolare i percorsi su cui si è lavorato per la stesura della Carta: sostenibilità, cultura del cibo, agricoltura alimenti e salute, urbanizzazione e futuro delle città.
«SPERO TANTO IN EXPO». «A volte si ha l'impressione che l'ombra del futuro sul presente sia sempre più contratta», dice Veca.
E quindi essere ottimisti non è facile. «Ma l'idea di misurarsi, portare contenuti, e anche litigare, discutere intorno a questioni così fondamentali mi fa ben sperare in questo Expo».
La Carta di Milano, rivendica il filosofo, «è un documento di cittadinanza globale, che avrebbe potuto condividere il nostro amico Galeano come Günter Grass».
«IL 30% DI SPRECHI? TROPPO». «Ho pensato di partire dall' idea elementare: dacci oggi il nostro pane quotidiano, perché la gente oggi non dovrebbe crepare di fame, dovrebbe mangiare meglio e allo stesso tempo non può sprecare il 30% del cibo, perché è felicità possibile che viene buttata via».
La prima richiesta è quindi «di assumere la responsabilità nei confronti di questo enorme problema, che ha mille facce», osserva, «ormai ci guardiamo intorno e cosa vediamo? Fame e denutrizione, obesità e spreco, deforestazione e mari che scompaiono».
«LONTANI DALL'OBIETTIVO». Troppe contraddizioni «che ci tengono lontani da quell'obiettivo di nutrire il Pianeta e garantire a tutti il diritto al cibo. Eppure siamo consapevoli che ognuno di noi può fare qualcosa...», dice il filosofo.
Ma come si fa a fare appello all'etica individuale quando gli interessi sono così smisurati? «Incominciamo a mettere 20 milioni di firme sul nostro documento, poi una volta che lo consegneremo nella mani di Ban ki-moon, vedremo». Oppure ci limiteremo ancora una volta a sognare?
Come diceva Galeano: «L'utopia è come l'orizzonte. Tu fai due passi avanti e quello si allontana di due passi. Tu fai tre passi e si allontana di tre passi. E allora a cosa serve l'utopia? Serve a camminare». Almeno «proviamoci».

Twitter: @antodem

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