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FRONDA INTERNA 28 Aprile Apr 2015 1915 28 aprile 2015

Forza Italia, il piano dei ribelli per far saltare Brunetta

Accuse di inadeguatezza. L'autogol del voto segreto. Fittiani e verdiniani vogliono la testa del capogruppo.

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Renato Brunetta nell'Aula della Camera.

Se Matteo Renzi vola toccando la quota record di 385 voti a favore (avvalendosi anche di un soccorso azzurro), in una delle prime votazioni segrete, relative alle pregiudiziali sull’Italicum, dentro Forza Italia è il giorno delle accuse concentriche al capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta.
Partono le prime prove tecniche dei dissidenti (verdiniani e fittiani) per tentare di defenestrarlo subito dopo le elezioni regionali.
ASSALTO ALLA PRESIDENZA. Sembra che l’assalto alla presidenza dei gruppi parlamentari attuali sia il primo obiettivo che hanno in mente Denis Verdini e Raffaele Fitto, considerati ormai da Silvio Berlusconi praticamente fuori dal partito.
Nel mirino in particolare ci sarebbe Brunetta, visto che Paolo Romani, capogruppo al Senato, ha già criticato la linea della rottamazione da parte dell’ex Cav.

REGIONALI, RISCHIO FLOP. Divisi dal giudizio su Matteo Renzi, i due big azzurri, se le Regionali si rivelassero una Caporetto azzurra (come appare in molti sondaggi) sarebbero già pronti a chiedere un secondo dopo la convocazione del gruppo alla Camera.
Stando ai numeri sulla carta i dissidenti potrebbero raggiungere anche la maggioranza, se a loro si sommassero altri ribelli, rimasti finora in silenzio.
AIUTO VERDINIANO A RENZI. Racconta, sotto anonimato, un deputato azzurro a Lettera43.it: «Brunetta si diceva sicuro che i verdiniani avrebbero seguito le indicazioni del gruppo? Ma quando mai! Io li ho visti con i miei occhi quelli vicini a Denis votare a favore di Renzi, saranno stati almeno una quindicina, se non di più. Altrimenti Renzi come faceva ad arrivare a 385 voti?».

Le accuse contro Renato: «È inadeguato e ci ha fatto fare una figuraccia»

Saverio Romano, Daniele Capezzone e Raffaele Fitto.

Il capogruppo è sotto accusa per aver concesso il voto segreto.
L’ex ministro Saverio Romano, molto vicino a Fitto, attacca a testa bassa: «Quello (Brunetta, ndr) è inadeguato, lui sperava di creare così contraddizioni nel Pd. E invece la minoranza interna non si è prestata alla provocazione e Brunetta ha ottenuto che Renzi avesse quella valanga di voti che cancellano l’opposizione!».
L’incidente viene riconosciuto anche da parlamentari fedeli a Berlusconi che accusano: «Silvio ha lasciato fare ed è venuta fuori una figuraccia».
Ma ormai dissidenti e malcontenti vari guardano a dopo le Regionali.
CARFAGNA E GELMINI OSTILI. Intanto su Brunetta gli stessi fittiani già si dividono tra loro. Se Romano attacca a testa bassa, addirittura è Rocco Palese, segretario d’Aula, dato dai maligni in marcia di riavvicinamento a Berlusconi, a difendere Renato, il quale sarebbe da tempo nel mirino anche del suo numero due Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario, e della portavoce dei deputati Mara Carfagna.
RIVOLTA CONTRO SILVIO. Ma l’assalto alla presidenza dei gruppi programmato da verdiniani e fittiani a dopo le Regionali non riguarda la figura in quanto tale di Brunetta o dello stesso Romani: dovrebbe assumere un valore politico simbolico contro la volontà di Berlusconi di liquidare il partito.
E fare una “cosa” nuova di soli fedelissimi.
PERICOLO BOOMERANG. Il piano del contrattacco ai gruppi però potrebbe anche rivelarsi un boomerang.
E a quel punto per Verdini si accelererà il percorso per la costituzione di gruppi autonomi di supporto alla maggioranza renziana, cosa che lo divide da Fitto.

In gioco ci sono anche i tre presidenti delle Commissioni

Silvio Berlusconi.

Nel frattempo però i due dovranno vedere anche come darsi una mano a vicenda per sopravvivere alla sostituzione dei presidenti delle Commissioni parlamentari di solito in programma a metà legislatura.
L’appuntamento è per luglio.
Forza Italia a Montecitorio ha tre presidenti: Francesco Paolo Sisto alla commissione Affari costituzionali; Giancarlo Galan (ora agli arresti domiciliari) alla commissione Cultura e Daniele Capezzone alla commissione Finanze.
CAPEZZONE SENZA CHANCE. Se Sisto da fittiano doc si è trasformato in pontiere tra i ribelli e Berlusconi, Capezzone, rimasto invece fedelissimo dell’ex governatore pugliese, avrebbe poche chance per essere confermato.
Mentre al posto di Galan Verdini vedrebbe bene un suo fedelissimo: Luca D’Alessandro.
IL CAV PUÒ RESETTARE TUTTO. Ma tra il volere e il fare ci sono di mezzo Renzi e il modo in cui Berlusconi potrebbe reagire a una brutta sconfitta alle Regionali.
La tentazione, infatti, è quella di approfittarne per velocizzare la rottamazione.

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