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STRATEGIA 28 Aprile Apr 2015 2208 28 aprile 2015

Italicum, Renzi cerca credibilità internazionale

Il governo pone la fiducia. Così Renzi asfalta la minoranza. È una prova di forza per riconquistare i partner esteri. Dopo tante debolezze. L'Expo vetrina ideale.

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Roma: Gianluca Galletti e Pier Luigi Bersani alla Camera durante il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità dell'Italicum (28 aprile 2015).

Apparentemente non c'era nessun motivo valido per porre la questione di fiducia sulla legge elettorale.
Invece Matteo Renzi lo ha fatto, spaccando definitivamente il gruppo di minoranza del Partito democratico.
«Avevamo anche superato lo scoglio del voto segreto sulle pregiudiziali di Forza Italia», si lamenta una fonte con Lettera43.it, «perché il premier ha voluto fare questa prova di forza contro di noi?».
ASFALTARE GLI OPPOSITORI. La risposta è disarmante, nella sua semplicità: Renzi vuole asfaltare, una volta e per sempre, i suoi oppositori interni ed esterni al Nazareno (inteso anche come Patto).
E a giudicare dagli umori della vigilia del voto di fiducia, riuscirà nel suo intento, anche se il prezzo da pagare sarà abbastanza elevato da oggi in poi.
MA NE VALE LA PENA? «Ogni volta Matteo taglia via un pezzo di Pd», continua l'esponente di Area riformista: «I numeri non glieli faremo mancare, su quello può stare sereno. Anzi, tranquillo, così non ci possono essere fraintendimenti. Ma siamo sicuri che ne sarà valsa la pena?».
A giudicare dalle voci interne al renzismo, questa mossa ha un valore ben più alto della 'semplice' stabilità dei prossimi governi.
Perché in ballo ci sarebbe qualcosa di ancor più grande: la credibilità a livello internazionale.

TROPPI ROSPI INGOIATI. Renzi ne ha dovuti ingoiare troppi di rospi negli ultimi mesi dai partner occidentali, e questi sono segnali inequivocabili di un peso specifico molto debole nei consessi che contano davvero.
In Europa si sono ormai perse le tracce del piano di crescita da 300 miliardi promesso da Jean-Claude Juncker, quello su cui il presidente del Consiglio italiano aveva fondato il suo sì al governo continentale.
LO PORTO, CHE SMACCO. Sul tema degli sbarchi, inoltre, Angela Merkel e soci hanno risposto al grido d'aiuto dei Paesi mediterranei con un minuto di silenzio anziché azioni concrete, e in ultima battuta l'uccisione 'per sbaglio' del cooperante italiano Giovanni Loporto da parte di un drone Usa in Afghanistan, di cui siamo venuti a conoscenza solo dopo la visita del premier italiano alla Casa Bianca.
E, detto per inciso, soprattutto quest'ultima vicenda ha fatto saltare di più i nervi a Renzi.
Se non sono sintomi di debolezza internazionale questi...

Il piano: sfoggiare l'Italicum nella vetrina internazionale di Expo

Roma: l'ira dei deputati del Movimento 5 stelle dopo la comunicazione della fiducia sull'Italicum alla Camera (28 aprile 2015).

Renzi ha dunque l'obbligo di scrollarsi di dosso l'immagine di leader volenteroso ma impantanato nelle lungaggini procedurali italiane.
E lo deve fare ora che ha una vetrina mondiale come l'inaugurazione di Expo 2015, in programma per venerdì primo maggio.
UN PROGETTO SERIO. Portare l'Italicum davanti alle telecamere di tutto il globo sarebbe un messaggio forte ai partner internazionali: il capo del governo italiano fa sul serio, il suo progetto di cambiamento dell'Italia è reale.
Questo anche a costo di perdere pezzi importanti di partito, dialoganti.
Perché l'ordine di scuderia dato da Renzi ai suoi è chiaro: Bersani, Speranza, Cuperlo, Fassina, D'Attorre e Civati devono essere rottamati.
ALTRI GUAI IN VISTA. La manovra potrebbe, però, ripercuotersi sui prossimi provvedimenti del governo, come la riforma del bicameralismo perfetto. Soprattutto al Senato, dove ormai il premier ha numeri molto risicati.
Ma quella è un'altra storia. Ogni cosa a suo tempo, perché in politica i giorni non sono tutti uguali e nuove maggioranze nascono e muoiono nello spazio di un tweet.
MINORANZA SACRIFICATA. Ciò che conta è portare a casa l'Italicum, costi quel che costi. Perché la priorità è dare un segnale di forza ai partner internazionali. E la minoranza Pd (oltre alle truppe berlusconiane) si presta perfettamente al ruolo di 'agnello sacrificale'.

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