Matteo Renzi 150427201847
MAMBO 29 Aprile Apr 2015 1046 29 aprile 2015

Altro che fascista: Renzi ha il coraggio di decidere

Lo chiamano despota, da destra e da sinistra. La sua colpa? Avere rotto gli schemi.

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Matteo Renzi.

Ogni dibattito politico acceso, come quello inutilmente acceso sull’Italicum, comporta che una parte accusi l’altra di “fascismo”.
È una definizione suggestiva che vuol dare il marchio definitivo di estraneità alla comunità politica democratica da parte della minoranza verso chi è momentaneamente in maggioranza.
IL FASCISMO NON C'ENTRA. Inutile ricordare a questi analfabeti di ritorno che il fascismo fu un’altra cosa. Nacque in modo diverso, dopo la tragedia della Prima guerra mondiale, il dramma degli ex combattenti, le laceranti guerre sociali nelle fabbriche e nelle campagne, il terrore e/o speranza di “fare come in Russia”.
Inutile ricordare che il fascismo fu violenza fisica sistematica contro gli avversari. Inutile ricordare che la presa del potere, ancorchè un po’ comica, fu sostanzialmente violenta e militare. Inutile ricordare.
Il fascismo è il convitato di pietra di ogni passaggio delicato della vita nazionale. Lo sono stati, ovvero furono indicati come tali, alcuni leader Dc, ad esempio Fanfani, fu lo stigma contro Craxi, ha accompagnato tutta l’avventura di Berlusconi, ora tocca a Renzi.
LA DEMOCRAZIA È AL SICURO. I comunisti nel dopoguerra credevano per davvero che il fascismo potesse tornare e vigilavano assiduamente anche adottando contromisure organizzative. Oggi i post-comunisti spero che abbiano la serietà di dire che il loro anatema è puramente simbolico, non essendoci alcun pericolo per la nostra democrazia.
Eppure la politica, spesso a sinistra ma a quanto pare, ascoltando Brunetta, anche a destra, ha bisogno del fascismo. Non esiste altra categoria politica che la nostra classe politica sia riuscita a elaborare. Il fascismo accompagnato dal nome del tiranno di turno serve a ricompattare la sinistra, a mettere insieme radicali e riformisti, giustizialisti e garantisti.

È fascista tutto quello che rompe gli antichi schemi

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

È fascista tutto ciò che non si conosce, tutto ciò che va verso la decisione (pensate che viene considerata una decisione affrettata l’approvazione della legge elettorale in terza lettura alla Camera dopo 14 mesi di discussione), tutto ciò che rompe ritmi e gerarchie antiche.
Fascisti sono stati anche molti degli attuali oppositori di Renzi. D’Alema ha dimenticato, a proposito del Kosovo e delle sue liti con Cofferati, quando toccò a lui vestire i panni del nemico? La politica italiana dovrebbe fare quel piccolo salto culturale e quell’opera di rinnovamento intellettuale decidendo quel che tutti sanno: fascismo e comunismo non esistono più.
L'ITALIA CORRE ALTRI PERICOLI. Altri sono i pericoli che corre l’Italia ma non quello di finire fascista, diretta da un despota, assaltata da generali ovvero in mano a un gruppo di tardo-bolscevichi.
Il pericolo più grave che corre l’Italia è di avere una classe dirigente che non sa discutere, che non sa litigare, che si comporta come una tifoseria con le bombe carta in mano. Il pericolo dell’Italia è di avere una classe dirigente che fa veramente schifo.
Chi ha seguito il dibattito del 28 aprile alla Camera avrà visto e sentito quanta ipocrisia, incultura, approssimazione, menzogna si sono assommate. Avrà anche ascoltato la quantità di indicibili contumelie verso gli avversari, soprattutto donne. Questa è la democrazia in pericolo.
LA DISCUSSIONE SUL MERITO? NON ESISTE. La legge sull’Italicum è stata firmata da tutto il gruppo dirigente del Pd, è stata emendata su suggerimento della sinistra dem, ha avuto i voti favorevoli in due Camere da Forza Italia, è il partito di Brunetta o no? Rappresenta il superamento del Porcellum, è bipolare, eccetera, eccetera. Ma la discussione sul merito non esiste. Il merito è che chiedere il voto di fiducia - grazie a cui un governo resta in carica o se ne va - cioè chiedere un atto eminentemente parlamentare, significa fare un colpo di Stato.
Finirà che avremo un’altra scissione a sinistra, che un partitone con Bersani. Vendola e Civati ci insegnerà a vivere e a pensare e magari si chiamerà l’Ulivo. Finirà come sempre è finita a sinistra, con odii che durano a decenni. E se ve ne andaste tutti a (qui metteteci voi la parolaccia)?

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