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PALLOTTOLIERE 29 Aprile Apr 2015 2245 29 aprile 2015

Italicum, fiducia passata: ma Renzi non sta sereno

Prima fiducia con 352 sì. Mancano però 50 voti. Così il premier prova a togliere truppe a Bersani e soci. Per blindare la riforma. Secondo giorno di voto: il live.

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Luca Lotti e Maria Elena Boschi del Pd.

La prima delle quattro fiducie sull'Italicum è passata con 352 voti, ma sarebbero dovuti essere di più.
L'incontentabile Matteo Renzi proprio non riesce a godersi una vittoria, anche se parziale. Guarda sempre oltre, alla prossima sfida.
MANCANO 50 VOTI. E già si tuffa nei conti per i due voti di giovedì 30 aprile, dove spera di recuperare qualcuno dei 38 dissidenti interni alla minoranza dem, più una parte degli ulteriori 50 voti di cui teoricamente dispone la maggioranza di governo, e che ha saltato il primo giro.
Ma non perché voglia umiliare i suoi avversari interni, bensì per coprirsi le spalle in vista dell'ultimo voto, quello finale, sul quale aleggerà lo spettro dello scrutinio segreto.
Meglio mettere fieno in cascina, dunque, per evitare brutte sorprese.
MARGINE DI MANOVRA. Il premier, che sta seguendo con estrema attenzione ogni minimo spostamento d'aria nella opposizione interna al suo partito, sa che un margine di manovra per togliere truppe a Bersani, Speranza, Cuperlo e Civati esiste. E non vuole lasciare nulla di intentato.
Ecco perché i fedelissimi presidiano la Camera, stringono mani, fanno fumare le tastiere dei telefonini e seccano la gola a furia di contattare colleghi per chiedere «ma tu cosa fai: la voti la fiducia? Guarda che ci contiamo, eh».
LOTTI E BOSCHI INDAFFARATI. Luca Lotti e Maria Elena Boschi sono iper impegnati, ma anche gli altri si danno un gran daffare, a partire dal presidente del Pd, Matteo Orfini, che a passo svelto e sorriso d'ordinanza consuma i marmi del Transatlantico.
Quasi non si ferma a salutare chi non schiaccia i bottoni dello scranno, al massimo una stretta di mano volante: «Scusa, devo andare a recuperare voti».

Troppe insidie nell'elenco di chi non ha votato

Pier Luigi Bersani (a sinistra) con Roberto Speranza all'incontro dall'area riformista della minoranza Pd a Bologna.

Anche in Aula la “campagna” del gruppo renziano non si ferma.
Semmai si intensifica, perché nell'emiciclo le “distrazioni” per i deputati sono ridotte all'osso, così come le vie di fuga: niente toilette, nessuno spazio fumatori e al telefono ci puoi stare solo se realmente squilla.
Quando decidi di giocarti l'osso del collo, meglio farlo mettendo ogni sorta di protezione possibile.
Anche perché quel numero così elevato di deputati della maggioranza che non ha partecipato al voto qualche insidia la nasconde.
RISCHIO DE GIROLAMO. Soprattutto se si spoglia l'elenco, visto che tra questi ci sono anche Nunzia De Girolamo, Angelo Cera e Giuseppe De Mita di Area popolare (organici a Nuovo centrodestra), o Adriana Galgano di Scelta civica, oltre ai contrari di Area riformista.
Un numero cospicuo che fa gola anche a chi vorrebbe vedere fare le valigie a Renzi.
Come i vertici della minoranza dem, dove ancora qualcuno che non ha gettato la spugna c'è.
Anche se la spaccatura esiste e rende quasi impossibile l'impresa di fare “campagna acquisti”.
RIUNIONE DEM DRAMMATICA. Perché la riunione fiume tra la serata e le prime ore della notte di martedì 29 è stata a dir poco «drammatica», stando al racconto di chi ha partecipato.
In quella assise si è consumata una divisione che difficilmente potrà essere ricomposta, e in ogni caso non dall'ex capogruppo Roberto Speranza, che oggi forse può essere considerato anche ex capofila di Area riformista.
SPERANZA NEL MIRINO. «Bob ha sbagliato alla grande con noi», confida una giovane deputata della minoranza Pd, «non può dirci “scusate, io non voto la fiducia ma non voglio condizionare anche voi, quindi scegliete in libera coscienza, poi dalla prossima volta anche io sarò dei vostri”. Eh no, troppo comodo uscirsene così. Ora salviamo noi il sedere a Renzi, e al prossimo giro sarà sempre lui a trattare con il leader!».
Un aspetto, questo, che il premier tiene d'occhio con particolare attenzione.
Perché a dispetto del suo carattere, e dei numeri sull'Italicum che comunque lo premiano, il giovane leader democrat stavolta non vuole proprio stare sereno.

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