IN AULA 29 Aprile Apr 2015 1701 29 aprile 2015

Italicum, il governo incassa la prima fiducia

Via libera della Camera con 352 sì, 207 no e un astenuto. Caos Pd, 38 non votano. Ma la minoranza si spacca. Renzi: «Serietà verso i cittadini». Foto.

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L'Aula della Camera ha confermato la fiducia (la 37esima) al governo sul primo articolo della legge elettorale con 352, 207 no e un astenuto.
Caos nel Partito democratico, dove sono stati 38 i deputati che hanno scelto di non votare (guarda le foto) tra cui molti big.
La via del dissenso è stata apertatmente manifestata alla vigilia dalle parole di Pier Luigi Bersani: «Io non esco dal Pd, bisogna tornare al Pd. Il gesto improprio di mettere la fiducia lo ha fatto Renzi, non io, è lui che ha fatto lo strappo».
SPACCATURA NEL PD. Ai 36 deputati del Pd non partecipanti alla chiama vanno aggiunti Roberto Speranza e Guglielmo Epifani, che risultano in missione ma hanno espresso pubblicamente la dichiarazione di non voto.
Ma il risultato sancisce anche una spaccatura all'interno della minoranza Pd, con 50 esponenti di Area riformista che hanno firmato un documento favorevole alla fiducia.
RENZI SODDISFATTO. «Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è la volta buona», ha scritto il premier Matteo Renzi su Twitter. In un'intervista a La Stampa, Renzi aveva anche difeso la scelta di mettere la fiducia parlando di «un gesto di serietà verso i cittadini».

ALTRE DUE VOTAZIONI IL 30 APRILE. «Siamo in linea con i numeri delle altre fiducie, è il primo passo», ha commentato il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi esprimendo soddisfazione per il risultato.
Le altre due votazioni sono previste il 30 aprile (una al mattino e una al pomeriggio) mentre il voto finale, probabilmente a scrutinio segreto, è atteso per inizio maggio.
BERSANI, LETTA E CUPERLO CONTRO RENZI. Nel Pd lo spaccatura è evidente anche perché tra coloro che non hanno votato ci sono nomi che hanno fatto la storia del partito: Pier Luigi Bersani, Enrico Letta, Rosy Bindi, Guglielmo Epifani, Pippo Civati e Gianni Cuperlo. Quest'ultimo ha spiegato che «amareggia e addolora non votare la fiducia perché mi sento parte di una comunità ma è un segnale legittimo e necessario per uno strappo incomprensibile».
GUERINI: «NO SANZIONI PER I DISSIDENTI». A chi domandava se per i deputati che non hanno votato la fiducia ci saranno sanzioni o espulsioni, il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini ha risposto parlando di «uno strappo molto più contenuto di quello che si poteva pensare. Ora non affrontiamo questo passaggio per via disciplinare, non avrebbe senso».
A sorpresa, anche tre esponenti dell'Udc hanno deciso di non votare l'Italicum: Nunzia De Girolamo, Angelo Cera e Giuseppe De Mita, vicesegretario del partito, che ha mandato su tutte le furie gli altri dirigenti Udc.
DEPUTATI DI SEL COL LUTTO AL BRACCIO. Fascia nera al braccio durante il voto in Aula per i deputati di Sel, mentre sono rimasti composti i parlamentari del M5s ai quali (fanno notare in ambienti parlamentari), al di là delle dichiarazioni ufficiali, l'Italicum e il ballottaggio non dispiacciono affatto. Ha suscitato polemiche, invece, l'intervento del deputato fittiano di Fi Maurizio Bianconi che ha definito «maiali e infami, quelli che hanno chiesto la fiducia e quelli che hanno deciso di darla».

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