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POLITICA 29 Aprile Apr 2015 1305 29 aprile 2015

Italicum, il primo voto sulla fiducia

La diretta da Montecitorio. Bersani: «Non esco dal Pd». Lettera di Renzi: «Serietà verso i cittadini».

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L'Aula di Montecitorio.

Sulle ali della fiducia chiesta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha ribadito le sue ragioni con una lettera pubblicata dal quotidiano La Stampa, l'Italicum è alla Camera per le votazioni.
La Conferenza dei capigruppo ha deciso che i voti di fiducia sulla legge elettorale saranno tre: il primo nel pomeriggio di mercoledì 29 aprile, gli altri due nella giornata di giovedì. Riguarderanno gli articoli 1, 2 e 4 del provvedimento, perché l'articolo 3 è già stato approvato in «doppia conforme» da Camera e Senato. Il voto finale, invece, presumibilmente slitterà a maggio.

NIENTE EMENDAMENTI. Dopo aver superato martedì 28 aprile le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, la legge elettorale sembra così destinata a essere definitivamente approvata senza ulteriori modifiche, dal momento che la fiducia ha fatto decadere tutti gli emendamenti. A meno che in Aula non si verifichino colpi di scena clamorosi, che porterebbero il governo, in caso di insuccesso, a rassegnare le dimissioni.
RENZI: «FA MALE SENTIRSI DIRE 'ARROGANTI'». «Sulla legge elettorale sono giorni di polemica e discussione. Rispetto le posizioni di tutti e di ciascuno. Fa male sentirsi dire che siamo arroganti e prepotenti: stiamo solo facendo il nostro dovere. Siamo qui per cambiare l'Italia. Non possiamo fermarci alla prima difficoltà», ha detto il premier Renzi.

Bersani: «Non esco dal Pd»

L'ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.

Tra le fila della minoranza dem, tuttavia, alcuni big come Enrico Letta e Pier Luigi Bersani hanno annunciato che non parteciperanno al voto di fiducia, altri invece potrebbero votare no. Una scelta le cui conseguenze difficilmente potrebbero essere ignorate, sia dal gruppo del Pd a Montecitorio, sia dalla segreteria del partito.
Bersani ha comunque escluso la scisisone: «Io non esco dal Pd, bisogna tornare al Pd. Il gesto improprio di mettere la fiducia lo ha fatto Renzi, non io. È lui che ha fatto lo strappo. Si ricordano degli ex leader per chiedere loro lealtà solo quando si tratta di votare queste fiducie, non quando rimuovono dalla commissione o non ti invitano alle feste», ha detto l'ex premier.
PRONTI A VOTARE SÌ IN 50. In ogni caso, almeno 50 deputati di Area riformista, tuttavia, voteranno sì. Lo ha annunciato Matteo Mauri, con un documento in cui si dice che la fiducia è stata un «errore», ma «se non passa il governo cade e sarebbe da irresponsabili non votarla».
SANTANCHÈ: «MATTARELLA TACE». Le opposizioni, invece, sono sul piede di guerra, a partire da Forza Italia: «Altro che figli della Resistenza, questi della minoranza Pd sono figli di buona donna, con tutto il rispetto per le loro mamme. Se Berlusconi avesse fatto quello che ha fatto Renzi, mettendo la fiducia sull'Italicum, noi di Forza Italia non saremmo potuti uscire dalla Camera: ci avrebbero ucciso. Di fronte al silenzio di Mattarella, ora capisco perché Berlusconi non ha voluto votarlo alla presidenza della Repubblica», ha dichiarato la deputata azzurra.
FICO: «RENZI HA CHIUSO CON IL PARLAMENTO». Duro anche Roberto Fico, del Movimento 5 stelle: con la scelta della fiducia sull'Italicum «il premier ha chiuso con il parlamento e con il Pd. Non vedo perché il parlamento non dovrebbe chiudere definitivamente con il premier, non votando la fiducia al governo», ha detto l'onorevole grillino.
LUPI: «FIDUCIA ATTO LEGITTIMO». Diversa l'opinione dell'ex ministro Maurizio Lupi: «La fiducia è un atto forte, però legittimo. Emergerà un dato politico, quanti deputati del Pd voteranno contro o non voteranno. Per cambiare l'Italia si deve anche sconfiggere il conservatorismo di sinistra», ha concluso l'esponente del Nuovo c+entrodestra.

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