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DOPPIA MORALE 30 Aprile Apr 2015 1000 30 aprile 2015

Altro che austerity, l'Ue alza le risorse per gli assistenti

Da 21.209 euro al mese a 22.709. L'europarlamento aumenta i fondi dei segretari. E i tedeschi ne volevano 3 mila in più. David Sassoli (Pd): «Non parlate di Casta».

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da Bruxelles

David Sassoli del Partito democratico.

Sembrano passati secoli da quando la Troika (Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo montetario internazionale) imponeva sacrifici lacrime e sangue a Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda e Cipro.
E invece era solo il 2013 quando le istituzioni europee incaricate di vigilare sui Paesi a rischio default imponevano a Lisbona di tagliare il salario minimo perché 485 euro al mese erano troppi, incuranti della condanna dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) che riteneva le decurtazioni richieste illegali.
DOPPIA MORALE DELL'UE? Eppure nella capitale europea c'è chi sembra essersi dimenticato di tutto questo.
Oppure applica la doppia morale, secondo la quale per esempio ancora oggi il salario minimo non può essere alzato in Grecia, ma quando si tratta dello stipendio dei propri stretti collaboratori incrementarlo è d'obbligo.
SÌ ALL'AUMENTO DI 1.500 EURO. Così il 29 aprile a Strasburgo gli eurodeputati hanno votato, quasi all'unanimità, l'aumento delle risorse a loro disposizione per pagare gli stipendi di assistenti e segretari: da 21.209 euro lordi al mese si è passati a 22.709, 1.500 euro in più.
Una misura “anti-austerity” che, paradosso dei paradossi, è stata chiesta proprio dalla Germania, fautrice della politica del rigore. Ma non a casa sua.
I TEDESCHI NE VOLEVANO 3 MILA. Sono stati infatti gli europarlamentari tedeschi a sollecitare l'aumento: 3 mila euro in più al mese era la loro richiesta iniziale che il vice presidente del parlamento europeo David Sassoli (Partito democratico), responsabile per il Bilancio, è riuscito a limitare: «Abbiamo trovato un compromesso con chi voleva un ulteriore aumento perché il costo della vita e delle assunzioni nei loro Paesi è molto alto», racconta a Lettera43.it, «così dopo una lunga contrattazione siamo arrivati a concordare la metà».

Un aumento delle risorse che vale 13,5 milioni di euro

La sede del parlamento europeo.

Moltiplicando la differenza concessa per le 12 mensilità e i 751 membri del parlamento europeo, si arriva a circa 13,5 milioni di euro all'anno in più rispetto alla cifra stanziata di solito (il totale è di oltre 204 milioni di euro).
CI SONO PURE TAGLI. Un aumento concesso «dopo cinque anni di congelamento», sottolinea Sassoli, «e reso possibile solo a fronte di un bilancio che quest'anno prevede comunque tagli per 11 milioni e 822 mila euro».
La misura «non comprende nessun aumento delle indennità degli eurodeputati», specifica il vice presidente, «ma riguarda solo i contratti di lavoro di una parte del personale parlamentare».
ALTRO CHE MINI JOB. Cittadini provenienti dai 28 Stati membri, che magari in patria trovano solo mini job mal retribuiti, ma una volta entrati nel sistema retributivo del parlamento europeo possono tirare un sospiro di sollievo, Troika o non Troika.
ASSUNZIONI INCENTIVATE. Come responsabile del Bilancio Sassoli racconta di essersi trovato, ironia della sorte, «a dover contrastare la richiesta dei tedeschi», ma ricorda che alla fine la decisione non può essere letta come un privilegio concesso alla Casta: «L'aumento delle risorse consentirà infatti di fare nuovi contratti di lavoro nei Paesi più deboli, e allo stesso tempo proteggere quelli vigenti nei Paesi dove il mercato del lavoro è caro, non solo Germania, quindi, ma anche Italia»
Poter fare più assunzioni sarebbe l'obiettivo della misura, «e spesso a ricoprire questi ruoli», ricorda Sassoli, «sono giovani».

Ogni europarlamentare può assumere massimo tre persone

Martin Schulz, presidente del parlamento europeo.

Oggi ogni europarlamentare può chiedere al parlamento di farsi carico dell'assunzione di massimo tre persone da impiegare negli uffici di Bruxelles e Strasburgo e quante ne vuole nel proprio Paese di origine.
In entrambi i casi la cifra messa a disposizione è di 22.709 euro.
Gli stipendi in base a titoli ed esperienza vengono erogati nelle capitali comunitarie direttamente dal parlamento e in patria da un intermediario considerato non di parte che certifichi l'assunzione.
MISSIONE TRASPARENZA. È proprio la trasparenza che secondo Sassoli deve essere l'obiettivo primario del parlamento europeo, «nella gestione delle piccole cose come delle grandi», ricorda.
Così la messa a gara del servizio di ristorazione del parlamento di Bruxelles, con cinque lotti diversi e non ad appalto unico, è un motivo di soddisfazione per il vice presidente.
Dopo 25 anni di monopolio - con il settore affidato a una sola grande azienda, la multinazionale Sodexo - «da giugno ci saranno cinque lotti, potranno partecipare alla gara tutte le aziende europee, e a ottobre le aziende vincitrici entreranno in servizio».
Una scelta che fa risparmiare al parlamento sino a 1,6 milioni di euro e che è un buon esempio di trasparenza.
IL MISTERO DELLE INDENNITÀ. Quella che però sembra essere mancata quando più di tre quarti dei membri del parlamento europeo hanno votato un emendamento che ne cancella uno precendente in cui si chiedeva una maggiore chiarezza su come gli europarlamentari spendono le loro indennità, indebolendo quindi l'appello alla trasparenza.
Misura adottata con 576 voti a favore, 74 contrari e 48 astensioni. E sulla quale tutti tacciono.

Twitter: @antodem

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