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DENUNCIA 30 Aprile Apr 2015 1017 30 aprile 2015

Janssen: «La Troika vuole limitare gli scioperi in Grecia»

Indennità dimezzate. Straordinari pagati meno. Salario minimo a 3,33 euro l'ora. Non basta: per i sindacati Ue i creditori attaccano l'ultimo diritto dei lavoratori.

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Cambiare le regole del diritto di sciopero in Grecia.
Sarebbe questo uno dei punti nell'agenda della Troika, composta da Commissione europea, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario italiano (Fmi), per il Paese di Alexis Tsipras.
NUOVA LISTA DI RIFORME. Il governo di Atene ha presentato giovedì 29 aprile una nuova lista di riforme per convincere i creditori internazionali ad accordarlgli un nuovo salvataggio.
Nell'elenco sono inserite la riforma del fisco e della pubblica amministrazione, nuove tasse, misure contro corruzione ed evasione fiscale.
E LE MISURE SUL LAVORO? E però la Troika - o il Brussels group - chiede anche nuove misure sul mercato del lavoro.
A prescindere dall'intesa preliminare, il piatto proposto dai creditori internazionali all'esecutivo di Syriza potrebbe essere assai indigesto.
«RESTRIZIONI ALLO SCIOPERO». Ronald Janssen, responsabile economico della Confederazione europea dei sindacati, spiega a Lettera43.it: «La Troika vorrebbe imporre alla Grecia un nuovo allentamento delle regole sui licenziamenti collettivi, ma si spingono anche più lontano. Vogliono restrizioni al diritto di sciopero».

Ronald Janssen, responsabile economico della Confederazione europea dei sindacati.

Nell'ufficio di Bruxelles della Confederazione europea dei sindacati, l'informazione è arrivata alla fine del 2014.
«La Troika chiede genericamente alla Grecia un'altra riforma del lavoro», esordisce con Lettera43.it Janssen, «ma vorrebbero impedire che i sindacati possano indire scioperi quando vogliono. Il progetto prevede che uno sciopero possa essere lanciato solo dopo una votazione con una certa soglia di maggioranza tra i dipendenti, decisa ovviamente dai legislatori».
CONFLITTO SOCIALE STRAVOLTO. Secondo il sindacalista non è possibile vendere un tale progetto come un tentativo di democratizzare il sindacato: «Non si è mai visto un governo che modifica le regole dello sciopero a prescindere dai lavoratori. Siamo allo stravolgimento della base del conflitto sociale, cioè dei principi su cui si fonda la rappresentanza del lavoro: se le regole vanno cambiate sono i lavoratori che devono deciderle».
Difficile del resto capire cos'altro possano chiedere i creditori internazionali ai cittadini greci sul fronte del lavoro.
SALARIO MINIMO A 3,33 EURO L'ORA. I memorandum firmati da Atene con la Troika hanno portato al taglio del salario minimo del 22% (del 33% per i giovani con meno di 25 anni), portandolo a 3,33 euro all'ora, il livello più basso dell'Europa occidentale dopo il Portogallo.

Dimezzate le indennità di disoccupazione

Il presidente del Consiglio europeo Jean-Claude Juncker e il premier greco Alexis Tsipras.

Per onorare gli accordi di salvataggio, i governi greci hanno dimezzato le indennità di disoccupazione e ridotto il pagamento degli straordinari.
Ma soprattutto hanno soppresso l'Omed, l'organizzazione per la mediazione e l'arbitrato che coordinava le vertenze tra sindacati e associazioni datoriali e di fatto cancellato la contrattazione collettiva.
Per ridurre i costi e aumentare la flessibilità del lavoro, come parte del pacchetto di misure per aumentare la competivitità, gli accordi sono stati aboliti, hanno scritto Konstatinos Papadakis e Youcef Ghellab nel rapporto Dialogo sociale e istituzioni in tempi di crisi dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) di Ginevra
ASSOCIAZIONI AL POSTO DI SINDACATI. Nel 2012, infatti, l'esecutivo ellenico ha legalizzato i contratti di lavoro individuali, che possono essere sganciati dai limiti sul salario previsti negli accordi di categoria.
I lavoratori con il vecchio contratto hanno mantenuto le tutele di principio, nonostante abbiano subito pesantissime decurtazioni salariali.
Ma il nuovo mondo dei contratti privati ha praticamente annullato il ruolo dei sindacati, in particolare nel settore privato. «Oggi nelle aziende greche», dice Janssen, «il datore di lavoro non si confronta con le sigle sindacali, ma con semplici associazioni di lavoratori».
MA I CREDITORI CHIEDONO DI PIÙ. Eppure i creditori ellenici chiedono di più. A febbraio quando il Fondo monetario di Christine Lagarde bocciò il primo piano di riforme presentato da Tsipras, secondo quanto dichiarato da Sharan Burrow, segretaria generale dell'Ituc, l'International trade union confederation, la richiesta di restringere il diritto di sciopero era ancora nella lista della Troika.
Ora Tsipras sembra pronto a cancellare o a rinviare l'aumento del salario minimo a 751 euro, la soglia precedente alla 'cura' dell'austerity. Ma secondo la Confederazione dei sindacati europei potrebbe non bastare.
«Adesso non se ne parla», commenta Jannsen, «ma siamo sicuri che la restrizione del diritto di sciopero assieme a un'ulteriore liberalizzazione dei licenziamenti collettivi è ancora nei loro progetti».

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