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MAMBO 30 Aprile Apr 2015 1125 30 aprile 2015

Renzi ha creato il Pd che volevano Prodi e D'Alema

I fondatori criticano il segretario. Che però rappresenta il partito meglio di loro.

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Matteo Renzi, segretario del Partito democratico.

Portiamoci un po’ avanti con il lavoro e cerchiamo di immaginare quel che sarà della politica dopo la probabile approvazione dell’Italicum (se cadesse la legge, cadrebbe il governo, ci sarebbero le elezioni anticipate e Renzi le stravincerebbe).
Il primo quesito riguarda il Pd, la sua tenuta interna e la sua natura. Le due questioni si tengono.
La sinistra del partito mette in discussione per l’appunto la natura del partito. Bersani dice che non è più la sua ditta, le stesse cose le pensa Cuperlo. Fassina e Civati dovrebbero andar via, a meno che non decidano di diventare due uomini ridicoli.
NON È CAMBIATA LA NATURA DEL PARTITO. È vero che è cambiata la natura del Pd? Non è vero. Il centrosinistra aveva di fronte a se qualche anno fa due scelte. La prima immaginava una forza liberale-cattolica di medie proporzioni alleata con una forza di tipo socialista di rango europeo. La maggior parte del gruppo dirigente dei Ds scelse invece la proposta-diktat di Prodi di trasformare l’Ulivo nel Partito democratico, post-comunista, post-socialista, anzi vera soluzione di continuità con tutte le esperienze precedenti.
Questa forza politica fondata sulle primarie doveva essere la versione italiana del partito liberal di sinistra di massa nella prospettiva del bipartitismo. Avrebbe dovuto avere un leader (molti pensavano-speravano che fosse Prodi, Veltroni era il più convincente in questo ruolo, Fassino e D’Alema sognavano di diventare quella cosa lì). Avrebbe dovuto dotarsi di un’organizzazione meno strutturata di quella dei partiti antichi, per alcuni del tutto liquida per altri una sorta di associazione a maglie larghissime. Avrebbe avuto una linea generale riformista sulle istituzioni e sul lavoro, sulla politica estera ancora più legata all’Occidente, innovatore sul piano dei diritti civili.
DOVE PUÒ ANDARE LA SINISTRA PD? Questo era, nei sogni, il Pd. Questo è. Dove sarebbe cambiata la sua natura? Nel fatto che Renzi esercita in modo deciso la sua leadership. Per il resto fa quello che i fondatori si aspettavano che facesse o che forse avrebbero voluto fare loro e non sono stati capaci di fare.
Ora invece è in atto una sorta di resipiscenza. Emerge nella sinistra Pd la tentazione di rompere le righe, ma per andare dove? L’idea del partito socialista di rango europeo non esiste più per due ragioni.
Primo, perché i partiti socialisti sia avviano a diventare “democratici”, sia pure con meno nettezza di quello italiano.
Secondo perché in questi anni il socialismo è stato asfaltato quasi più del comunismo e resta in campo solo un’ipotesi giustizialista- ecologista e radicale in cui dovrebbero accomodarsi Cuperlo, Bersani, D’Alema e addirittura Enrico Letta.
Il dopo Italicum non ci dirà solo se il Pd sarà unito o no, ma lascia presagire che ci sarà un partito renzianissimo, più legato al suo leader carismatico e più vicino alle sue origini, e un’area di sinistra che navigherà alla cieca dominata da Travaglio, Grillo e Landini.
NUOVO CORSO NATO DAGLI ERRORI DELLA VECCHIA POLITICA. Per chi ha nel suo album di famiglia il fior fiore della sinistra italiana è una brutta fine. Avrebbero fatto meglio (come per tanto tempo avevo pensato io) a lasciar perdere gli inviti-ricatti prodiani e assestarsi sulla prospettiva di un solido partito socialdemocratico, recuperando la bella storia del socialismo italiano e la componente riformista del vecchio Pci. Ora, come si dice, arrangiatevi.
Il dopo Italicum consegna anche alla destra un problema. Quale sarà il partito che sfiderà quello di Renzi nel caso di ballottaggio alle prossime elezioni? Non sarà quello di Salvini. Grillo è più forte di lui.
Il M5s accoglie lo scontento, Salvini i neo-fascisti. Non sarà Berlusconi che sta vendendo quasi tutta l’argenteria ma dovrebbe anche mettere in cantina se stesso.
Tuttavia la legge elettorale, bipolare e tendenzialmente bipartitica, spingerà la destra ad aggregarsi e quindi arriverà il federatore di destra, probabilmente più a destra di Berlusconi ma non estremista come Salvini.
Liberi i vecchi di pensare che si stava meglio quando si stava peggio, ma questa trasformazione della politica è frutto degli errori di chi ha guidato in questi anni. E non è detto che ciò che ci aspetta sia il peggio, anzi.

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