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POLITICA 2 Maggio Mag 2015 0900 02 maggio 2015

Marche, i cambi di casacca all'alba delle Regionali

Di Ruscio, ex sindaco di Fermo col centrodestra, a sostegno del centrosinistra. Contro di lui Spacca. Governatore uscente che ha compiuto il percorso inverso.

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Saturnino Di Ruscio, ex sindaco di Fermo.

Per cavarcela con una breve, anzi con un tweet, potremmo dire così: «Fermo, ex sindaco di centrodestra si candida in Regione col centrosinistra contro governatore uscente di centrosinistra candidato col centrodestra».
Il protagonista è Saturnino di Ruscio, in arte Nino, a Fermo lo conoscono tutti. In primis perché ci è nato, è un fermano verace e qui ha lavorato alcuni anni come agronomo professionista in proprio dopo la laurea in Scienze Agrarie a Perugia, prima di intraprendere, 27enne appena, una carriera interna nella macchina comunale di Fermo, dove entrò nel 1986 unendo presto l'impegno alla guida dei Giovani Agricoltori.
IL CENTRODESTRA SI SFALDA. Poi, nel 2001, il suo primo mandato a capo di quell'ente che lo aveva visto scalare le posizioni, diventando funzionario di primo piano. Mandato bissato cinque anni dopo con un mezzo plebiscito (56% al primo turno).
E bisogna dire che, come sindaco, al di là delle inevitabili polemiche senza le quali una città italiana non è una città e un palazzo comunale non è un palazzo, non fece poi male.
Non fosse che la sua antica maggioranza di centrodestra, con Forza Italia come centro di gravità permanente, poco a poco si sfaldò, anche questa una consuetudine che a Fermo si tramanda di mandato in mandato, senza distinzione di colore (è successo anche nell'ultima legislatura, col sindaco piddino Nella Brambatti, che a forza di rimpastare la giunta era diventata un fornaio).
LA PROVINCIA VA A CESETTI. Insomma, manco a dirlo il tutto finì in una bufera di voci, urla, strepiti, chiacchiere e accuse infuocate e incrociate.
Nino restò, anzi tornò, in Comune, però come funzionario, sia pure covando propositi bellicosi di ritorno istituzionale, magari alla guida della Provincia, dove era stato trombato una prima volta nel 2009 in occasione delle primissime elezioni per il nuovo ente, conquistato dopo 150 anni di strenua battaglia e raggiunto proprio quando lui era sindaco.
Ma gli fu preferito il rivale di centrosinistra Fabrizio Cesetti (che, pur riconfermato, si candida lui pure in Regione).

La creazione di Marche2020 e la rimozione di Di Ruscio dalla lista

Gian Mario Spacca.

Invece molti si stupirono di ritrovarselo spuntare, Nino, con una candidatura, data per certa, alle imminenti Regionali con Marche2020, la nuova formazione di centrodestra guidata dall'uscente governatore Gian Mario Spacca, appena uscito dalla sua appartenenza al centrosinistra.
Pareva tutto deciso, tutto maturo, ma grandinò una inopinata rimozione dalla lista, secondo alcuni proprio per volontà del geloso Spacca insieme con l'altro nome forte, Vittoriano Solazzi, presidente del Consiglio delle Marche, transfuga al seguito di Spacca.
NINO SI CHIAMA FUORI. Poteva non seguirne l'immancabile cafarnao? Nino, vibrante di indignazione, aveva così deciso di riproporsi alla guida della città capoluogo di provincia, magari per sfidare, da centrodestra, il candidato di centrosinistra, il comandante dei carabinieri di Fermo Pasquale Zacheo, già braccio destro del pm Luigi de Magistris nella sua stagione più controversa.
Zacheo, già mormorato candidato per il centrodestra, aveva spiazzato tutti confermandosi, invece, per il centrosinistra. Alea iacta est: Nino pareva deciso, con tanto di comunicato stampa tuttavia presto smentito da una conferenza senza sconti e senza peli sulla lingua. Nino denunciava ad alzo zero veleni, intrallazzi, imbrogli della politica fermana tutta. E si sfilava sdegnosamente da quel pantano. E pareva finita lì. Ma quando mai.
LA CANDIDATURA ALLE REGIONALI. Come avrebbe esclamato Mike Bongiorno: «Colpo di scena». E che colpo. Sibillino e roboante insieme, per una strategia a dir poco stravagante: nessun annuncio, nessuna nota, nessuna presentazione ma tanti manifestoni giganteschi in giro per il territorio elettorale.
Saturnino Di Ruscio, in arte Nino, ufficialmente candidato alle Regionali con i Popolari Marche Unione di Centro, a sostegno del candidato presidente di centrosinistra Ceriscioli.
«Dalle parole ai fatti, Di Ruscio con te in Regione», tuona lo slogan, e si vede Nino garantito da due cittadini che ammiccano: «Lui conosce bene la mia Provincia».
UN MESSAGGIO A MALASPINA. Ma non è finita qui. Perché i politologi fermani interpretano il tutto come una risposta, anzi un messaggio, all'assessore Maura Malaspina, accusata da Di Ruscio di avere sbarrato la sua candidatura in Marche2020 insieme con il coordinatore regionale di Forza Italia Remigio Ceroni.
Risultato: l'ex sindaco di Fermo si trova candidato per la formazione di centrosinistra che, da primo cittadino, aveva vigorosamente contrastato. E nella quale la Malaspina aveva fin qui militato, prima di trasferirsi armi e bagagli nella formazione di centrodestra assieme al candidato Spacca, fuoruscito dal centrosinistra.
Ma l'ultima parola non è ancora detta: il PD, dopo tanto pensarci, ha deciso che Di Ruscio non lo vuole, e intende opporsi formalmente alla sua candidatura. Sarebbe il colmo, se dopo tanto errare, Nino restasse senza casa.

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