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GUERRA 3 Maggio Mag 2015 1500 03 maggio 2015

Israele, contatti sospetti coi qaedisti di al Nusra

Tel Aviv 'beccata' a curare miliziani ribelli siriani. Ci sono i video degli incontri. Netanyahu considera Hezbollah e Teheran i veri nemici. E minimizza pure l'Isis.

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Le accuse sono partite dagli arci nemici iraniani, alleati di Damasco.
«Israele intrattiene rapporti con al Nusra», i ribelli siriani affiliati ad al Qaeda, e «cura i suoi feriti negli ospedali».
Poi quella che poteva essere propaganda nel mezzo dei caldissimi negoziati sul nucleare è stata rilanciata da testate americane giudicate «sioniste», come il Wall Street Journal, e indipendenti come Vice.
I rapporti tra Israele e al Nusra - in Siria, jihadisti rivali e in guerra contro l'Isis - nel Golan (le alture siriane occupate da Israele) vengono indicati da diverse fonti e testimonianze.
«LA SPIA DI FACEBOOK». L'arresto per «spionaggio e contatti con agenti stranieri» di un druso anti-israeliano della regione che postava sui social network video e foto dei contatti ravvicinati tra l'esercito di Tel Aviv e i miliziani ribelli, in particolare di al Nusra, alimenta il giallo su quella che i media israeliani chiamano la «spia di Facebook».
Da tesi della sparuta sinistra radicale ebraica (filo palestinese e talvolta filo iraniana), le dietrologie su presunte manovre israeliane all'origine delle rivolte siriane del 2011, per spezzare l'asse sciita del regime di Bashar al Assad con gli alleati libanesi di Hezbollah e Teheran, sono diventare argomento di dibattito a Tel Aviv.
MINIMIZZATO L'ISIS. Nonostante la vicinanza alla Siria, le autorità israeliane hanno sminuito il pericolo dell'Isis.
«Sono poche migliaia di terroristi sui pick-up, armati solo di kalashnikov. Ma occupano terre che nessuno vuole», ha dichiarato l'exa capo dell'intelligence Amos Yadlin. E anche il premier Benjamin Netanyahu ha tenuto un profilo basso, concentrandosi sulla «minaccia iraniana».
In realtà in Siria anche Israele conduce una guerra, in sordina e non sempre coincidente con quella degli Usa.
Gli scontri sconfinano nel Golan israeliano
e, nella regione, operano molti servizi.

Al Qaeda considerata il male minore: peggio Hezbollah e l'Iran

Combattenti di al Nusra distruggono la statua di Hafez Assad, in Siria. © Getty Images  

Chi sta con chi e chi guida il gioco (il Mossad? I Pasdaran?) nello Stato cuscinetto tra l'Iraq a governo sciita, il Libano e Israele?
Le autorità di Tel Aviv hanno più volte ammesso il trattamento dei feriti siriani negli ospedali israeliani - oltre 1.500 la maggioranza dei quali combattenti - nell'ambito di «operazioni umanitarie», negando ogni contatto con i qaedisti, ma anche di divulgare la loro identità.
Ma c'è di più. A marzo non la televisione e la radio di Stato iraniane Press Tv e Irib, ma lo statunitense Wall Street Journal, durante l'acme dello scontro tra Israele e gli Usa per le aperture della Casa Bianca a Teheran sul nucleare, riportava dei «confini con la Siria aperti da Israele ai combattenti di al Nusra e al Qaeda feriti nella guerra civile».
QUESTIONE DI PRIORITÀ. A una settimana dal voto del 17 marzo, che avrebbe riconfermato la destra del premier Benjamin Netanyahu al potere, sempre l'ex capo dell'intelligence Yadlin, candidato come ministro alla Difesa, dichiarava che, al momento, Hezbollah e l'Iran erano la «maggiore minaccia per Israele, molto più degli islamisti sunniti radicali, pure nemici».
Ma un nemico minore. Il nemico del mio nemico è un mio amico è un detto che per gli statunitensi non vale, almeno in Siria, dove i caccia del Pentagono colpiscono tanto l'Isis quanto i jihadisti rivali di al Qaeda, come al Nusra e Khorasan.
RAID ANTI-IRANIANI. Al contrario Israele - a cui i media internazionali attribuiscono il raid del 17 gennaio in Siria che ha ucciso 12 tra Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) e Hezbollah, secondo l'emittente araba al Jazeera - nella decina di incursioni aeree, dal 2012, in territorio siriano, non avrebbe mai bombardato le postazioni di al Nusra.
Un po' come Assad non bombardava le basi nel Nord dell'emergente Califfato. Fino a essere, di fatto, riabilitato dall'Occidente come scudo all'Isis.

Israele arresta per spionaggio il divulgatore dei video-prova

Le forze dell'Onu sul confine tra Israele e Siria, nel Golan (Getty).


Giochi molto sporchi. In proposito, il regime siriano ha sempre puntato il dito contro Israele.
«Chi dice che al Qaeda non ha un'aviazione? Ce l'ha, è l'Israeli air force», dichiarava Assad nel 2015 al magazine Usa Foreign Affairs. E anche gli americani, secondo il Wsj, sarebbero stati infastiditi del lassismo di Tel Aviv verso al Nusra.
Già nel 2014, il magazine canadese Vice famoso per i reportage sul campo - incluso il territorio dell'Isis - scriveva di «nuove prove che suggerivano l'aiuto israeliano ai ribelli siriani sulle alture del Golan», corroborate da informative dell'Onu al Consiglio di sicurezza e da verifiche giornalistiche sul posto.
RIBELLI AL CONFINE. Come il governo turco contro i curdi di Kobane, contro Hezbollah e i governativi siriani, le autorità israeliane «continuavano a interagire con i ribelli siriani al confine, lasciandone passare alcuni», avevano notato i peacekeeper dell'Onu lungo la linea di demarcazione sul Golan tra Israele e Siria.
Sulle stesse alture, dove ad agosto al Nusra sequestrò 45 caschi blu delle Nazioni Unite (poi rilasciati), un video di Vice mostrò soldati dell'Israeli defence soccorrere «combattenti siriani feriti».
La loro affiliazione «non poteva essere confermata», tuttavia «alcuni di loro portavano i capelli lunghi, caratteristici dei membri di al Nursa».
Le inchieste dei media indipendenti vanno nella direzione delle denunce iraniane, più dirette, di «foto di miliziani infedeli del Fronte di al Nusra vicini ai soldati iraniani». «Parlano faccia a faccia con loro, sulle alture del Golan», ha riportato, ancora a marzo, Press Tv.
ACCUSA DI SPIONAGGIO. L'arresto a febbraio degli israeliani di Sidqi Maqt, per avere pubblicato online video e foto della vicinanza tra l'esercito israeliano e i miliziani siriani, ha rinfocolato il caso.
L'accusa mossa da Israele alla «spia di Facebook» - tra le migliaia di drusi che rifiutarono la cittadinanza israeliane dopo l'occupazione nel 1981 - è di «assistenza al nemico in tempo di guerra e contatti con agenti stranieri».
Probabilmente le immagini diffuse dalla Siria e dall'Iran arrivavano da lì.
«In una registrazione, Maqt ha filmato un autobus bianco con dei combattenti di al Nusra entrare in una base dell'esercito israeliano», ha raccontato un suo amico ad al Jazeera, chiedendo di restare anonimo. Storia «curiosa», per l'emittente panaraba.

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