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FACCIAMOCI SENTIRE 4 Maggio Mag 2015 1746 04 maggio 2015

Scoprire i cattivi politici? In Italia è impossibile

L'architettura dello Stato è obsoleta. E chi ha commesso errori spesso la fa franca.

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L'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

La Corte costituzionale ha recentemente bocciato la legge Fornero che prevedeva per il periodo 2011-2013 il blocco della rivalutazione delle pensioni che fossero tre volte superiori al minimo Inps e quindi adesso i pensionati potrebbero riavere indietro i loro soldi.
La decisione fu presa dall’allora governo Monti.
Lo stesso Monti ha dichiarato che fu necessaria per salvare i conti dello Stato in un momento in cui l’Italia sembrava essere sull’orlo della bancarotta.
PENSIONI, TEMA TRA I PIÙ SENSIBILI IN ITALIA. Va detto che il tema “pensioni” è uno dei più sensibili che si possano toccare sia perché si tratta di un diritto fondamentale del cittadino, sia perché l’elevato numero dei pensionati in Italia fa sì che sia un bacino elettorale particolarmente importante per qualunque partito sia alla ricerca del consenso sia perché, e non va dimenticato, la spesa per le pensioni, insieme a quella per la sanità, è la più significativa per il bilancio dello Stato.
È quindi un tema che andrebbe trattato con tutta l’attenzione necessaria, mentre invece assistiamo talvolta a un approccio esclusivamente contabile, altre volte facendo riferimento solo ai diritti (comunque) acquisiti.
Come ha scritto recentemente sull’argomento Daniele Manca sul Corriere, «si dimentica che ogni volta che si interviene sulle pensioni è come se si procedesse, con molta leggerezza, alla rottura di un patto tra cittadino e Stato».
Chi è in pensione è normalmente fuori dal ciclo attivo della vita. Ha quindi bisogno di tutto meno che di una «paralizzante sensazione di precarietà». Ma anche lo Stato ha il diritto di fare i suoi conti e di decidere come distribuire, ovviamente in forma equa, le risorse di cui dispone.
OGNUNO SEMBRA AVERE UNA SUA SOLUZIONE. Nel 2011 la dolorosa riforma dell’allora ministro del Lavoro, Elsa Fornero, fu considerata necessaria e, a unanime giudizio, il passo che ha garantito all’Italia di poter riprendere un cammino di risanamento dei conti pubblici e di potenziale sviluppo.
L’attuale presidente dell’Inps Boeri sembra voglia rimetterci di nuovo le mani.
Su un argomento come dicevo così sensibile ognuno ha una sua formula (di parte) per risolvere il problema e naturalmente nel mirino ci sono sempre i trattamenti più elevati. Ma non si può trattare allo stesso modo chi riceve una pensione pagata con i propri contributi e gli altri che devono il proprio assegno all’uso furbesco di leggi e leggine spesse fatte ad hoc.
Non sono esperto di problemi previdenziali e quindi non mi addentro in problematiche che non domino adeguatamente. Credo però, per via del mestiere che faccio da molti anni, di conoscere bene la psicologia delle persone «meno giovani».
Al di là dei fondamentali aspetti quantitativi che possano garantire una vita in linea con quanto avvenuto nel periodo attivo/professionale, queste persone hanno bisogno di certezze; il solo dibattito sull’argomento “pensione” alimenta in queste persone l’ansia ed il senso di precarietà.
In Italia, inoltre, la precarietà non riguarda solo i giovani con un lavoro (sfortunatamente per gli interessati) non stabile.
UN PAESE CONDANNATO ALLA PRECARIETÀ. Una esasperata forma di garantismo rende tutto precario. Dai test all’Università, alle gare d’appalto, alla realizzazione di opere pubbliche (ma anche condominiali), al diritto del lavoro. Paradossalmente le uniche certezze sono le sentenze in Cassazione che arrivano comunque dopo processi che durano moltissimi anni.
Nel frattempo i Tar o il Consiglio di Stato sugli stessi argomenti possono prendere anche decisioni diverse.
La Corte dei Conti arriva a posteriori a sanzionare eventuali comportamenti non corretti dei pubblici amministratori e la stessa Corte Costituzionale con una sua decisione potrebbe far saltare (come è appunto nel caso della legge Fornero) i conti dello Stato.
A scanso di equivoci nessuno immagina un modello dove non ci siano regole e/o controlli. Solo che occorrerebbe ammodernarne l’architettura. Quella attuale non funziona più e non dà nessuna certezza a nessuno. Né al cittadino che ne avrebbe il sacrosanto diritto, né al funzionario pubblico o anche al politico onesto che in una situazione simile non agisce per paura di possibili sanzioni legate alla cavillosa burocrazia del nostro Paese.
IN ITALIA TUTTO ORMAI PASSA PER I TRIBUNALI. Gestire un Paese in queste condizioni e/o garantire ai cittadini servizi adeguati diventa impresa improba. Oggi qualunque decisione politica passa al vaglio dei tribunali (amministrativi o meno): dalla politica energetica alle decisioni sui diritti fondamentali dell’individuo, dal passaggio delle grandi navi di fronte piazza San Marco all’interpretazione delle norme riguardanti il diritto del lavoro. Ci troviamo quindi di fronte al paradosso che norme realizzate per garantire i diritti di cittadini e di tutta la collettività portino sostanzialmente alla paralisi dello Stato. Oggi l’Italia è un Paese ingessato e, pur con tutta la buona volontà (peraltro non molto diffusa in tutta la politica), i risultati che si possono ottenere non sono assolutamente proporzionati agli sforzi profusi.
In un contesto simile, inoltre, i politici non potranno mai essere messi di fronte alle proprie responsabilità, per cui non potranno mai pagare per eventuali errori commessi.
Un nuovo modello di garanzie individuali e collettive va quindi non solo verso una doverosa modernizzazione del nostro Paese, ma anche verso una chiara identificazione delle responsabilità.
Se questo avverrà sarà più semplice riconoscere la politica buona da quella che lo è meno, dando all’elettore un potere che nel Dopoguerra ha avuto solo in modo limitato al di là delle ideologie ormai superate dalla storia.
E, comunque la si pensi politicamente parlando, chi è contrario a questo ammodernamento è contrario agli interessi del Paese e delle nostre future generazioni.

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