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SCENARI 6 Maggio Mag 2015 1916 06 maggio 2015

E ora il Cav vuole papparsi Lega e Fratelli d'Italia

Rottammare e rifondare il centrodestra. Così Silvio prova a rilanciarsi in politica.

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Silvio Berlusconi.

È una trattativa parallela a quella che sta conducendo per vendere pezzi del suo impero economico.
Lo schema per Forza Italia, lanciata verso un futuro partito liquido Repubblicano, senza organismi dirigenti, ma solo con un leader e un comitato elettorale, in fondo è un po’ lo stesso che Silvio Berlusconi sta seguendo per le sue aziende.
E cioè vedere come ottimizzare le perdite, vendere a nuovi soci, ma restare in qualche modo nei gangli di comando.
Ora che Matteo Renzi gli ha lanciato la palla con l’Italicum, ovvero la sfida tra due grandi partiti che si contendono il premio di maggioranza alla propria lista, l’ex premier è stato costretto a venire allo scoperto, dopo giorni e giorni in cui hanno preso perfino a circolare rumors di un suo possibile ritiro. Da sempre infondati per chi ne conosce bene natura ed indole. Che resta «sempre quella dell’imprenditore», anche quando deve affrontare dilemmi politici.
L'OBETTIVO: ASSORBIRE I MINI-PARTITI. Da qui due obiettivi, che potrebbero sembrare in contraddizione tra loro, se non un’utopia: utilizzare la nascita del partito Repubblicano all’italiana, programmata per l’autunno, per rottamare il partito e liquidare una classe dirigente che per lui avrebbe fatto il suo tempo e al tempo stesso lanciare un nuovo rassemblement di centrodestra, dove far confluire tutti: dalla Lega Nord, alle forze di destra, a cominciare da Fratelli d’Italia. Insomma, far entrare nuovi “soci”, ma restare lui o chi un giorno verrà, ma solo per sua scelta, alle leve di comando.
Non è un caso che da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, siano venute subito levate di scudi: dentro il listone azzurro mai. Ma ai piani alti di Via Bellerio, sede del Carroccio a Milano, al di là delle dichiarazioni ufficiali, hanno subito subodorato l’insidia della mossa dell’ex Cavaliere, arrivato in politica al suo ultimo giro di boa. E così ragionano: «Forza Italia sta finendo, alle elezioni regionali subirà una clamorosa sconfitta, anche la Campania (unica Regione guidata da un forzista) è a rischio. Quindi, ora Berlusconi ha messo gli occhi sui nostri voti. Vuol fare il listone per impossessarsi dei nostri consensi. Ma questo non glielo concederemo mai». Tanto più se alla fine, risulterà solo il Veneto, l’unica regione dove si afferma il centrodestra. Ma quella ovviamente sarebbe solo una vittoria leghista.
I voti della Lega, e soprattutto quelli degli oltre 10 milioni di astenuti, questi sono i nuovi “soci” a caccia dei quali intende andare la nuova Forza Italia.
UN PARTITO ORMAI FINITO. Evidente che Berlusconi ragiona su scenari a lungo termine. Ma intanto il partito si sta sfaldando. Prova ne è la situazione molto difficile dei gruppi parlamentari. A stento, e sembra proprio dietro un intervento dell’ex premier che ha sostenuto il capogruppo Renato Brunetta, finito nel mirino dei seguaci di Denis Verdini e di Raffaele Fitto, lunedì 4 maggio i deputati azzurri si sono mostrati sostanzialmente compatti sulla decisione di fare l’Aventino sull’Italicum.
Ma è solo in seguito a una telefonata di Verdini che il suo fedelissimo Luca D’Alessandro, pur decidendo di restare in aula, non ha votato. L’ex plenipotenziario azzurro, dominus del Patto del Nazareno, ha così deciso per ora di non cedere a quelle che considera provocazioni.
L’ultima che ha vissuto come tale è stata l’esclusione dalle liste azzurre in Campania della sua segretaria Luciana Scalzi. I fedelissimi dell’ex Cav si dicono sicuri che alla fine “Denis” non se ne andrà, anche perché, secondo loro, i verdiniani al Senato si conterebbero ormai sulla punta delle dita e molti meno dei 17 che firmarono un documento a sostegno delle riforme renziane ci sarebbero ora alla Camera.
VERDINI E FITTO PREPARANO LA CONTROFFENSIVA. Tutt’altra musica invece secondo alcuni verdiani doc: «Tutte balle, siamo 15 alla Camera e una decina al Senato». Dopo le Regionali potrebbero fare il gran salto verso gruppi autonomi di supporto a Renzi. Verdiani e fittiani, pur divisi su Renzi, sono pronti, dopo il risultato delle Regionali, che si prevede negativo, a dare l’assalto ai gruppi chiedendo la sostituzione di chi li guida. Ma bisognerà vedere anche come andrà la sfida al alto rischio lanciata da Fitto nella sua Puglia a Berlusconi. L’ex governatore che si presenta con la sua lista “Oltre” a sostegno di Francesco Schittulli contro Adriana Poli Bortone, la candidata ufficiale azzurra, decisa dall’ex Cavaliere e dal “commissario” pugliese Luigi Vitali, dovrà almeno doppiare la contendente. E non andare sotto il 10%. Berlusconi considera ormai Fitto già fuori e Verdini pure. Ma i due per ora resistono, consapevoli che andandosene farebbero un regalo all’ex premier sull’altare della rottamazione.
Per ora in Puglia è Forza Italia contro Forza Italia, con il tentativo da parte dei fittiani di aprire prove tecniche per un nuovo centrodestra da contrapporre un giorno a Renzi.
È lo stesso obiettivo di Flavio Tosi in Veneto. Ci prova ovviamente Salvini, che dal Veneto vorrebbe scalare la leadership di Berlusconi. E naturalmente ci prova anche Angelino Alfano. A un appuntamento così ovviamente non poteva mancare Berlusconi, al suo ultimo giro di boa in politica. Il partito che si sta sfaldando, alcuni sondaggi addirittura lo vedono sotto il 10%, ma i tentativi di “annessione” da parte di Berlusconi in un listone unico vengono ancora studiati con un certo sospetto dai fratelli-coltelli una volta da lui guidati nella ex coalizione di centrodestra.

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