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INTERVISTA 7 Maggio Mag 2015 1934 07 maggio 2015

Civati: «Ecco perché ho rotto con Renzi»

Gli incontri col Cav. Il piano per fare fuori Letta. L'ossessione per Palazzo Chigi. Pippo a L43 svela i retroscena dello strappo col premier. «Ora riparte la sinistra».

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Pippo Civati conferma quanto già anticipato dal suo candidato Luca Pastorino in Liguria.
Nel cortile di Montecitorio l’ex consigliere regionale lombardo appena uscito dal Partito democratico, compagno di Matteo Renzi ai tempi della prima Leopolda nel 2010, parlando con Lettera43.it si dice sicuro che «Pastorino farà molto bene, e dalla Liguria ripartirà la nuova sinistra».
Quella che, per lui e il suo candidato, non deve essere di destra.
«CON RENZI FINÌ TUTTO DOPO LA PRIMA LEOPOLDA». Poi svela i retroscena della rottura con il premier. Dagli incontri con Silvio Berlusconi al piano per liberarsi di Enrico Letta: «Tra noi finì tutto dopo pochi mesi dalla prima Leopolda», racconta, «capii che avevamo opinioni profondamente diverse».

Pippo Civati, 39 anni. © ImagoEconomica

DOMANDA. Pensa che Pastorino possa vincere alle prossime Regionali?
RISPOSTA. Questo lo vedremo, però farà molto bene.
D. E da lì ripartirete per un Ulivo 3.0?
R. Calma. Ora bisogna elaborare il lutto.
D. Un lutto, intanto, si è già definitivamente consumato: la fine della sua amicizia con Renzi, al quale lei ha tolto la fiducia oltre che politica si direbbe anche umana. Quand’è l’ultima volta che lo ha visto?
R. In televisione, ogni giorno, appare sempre...
D. Quand’è che lo ha incontrato sul serio l’ultima volta?
R. Nel 2013, io ero già suo contendente alle primarie, dovevamo semplicemente stabilire le regole del gioco.
D. Ci passi la battutta, si potrebbe dire: «C’eravamo tanto Civati». Come sono andate davvero le cose tra voi?
R. In realtà tra noi finì tutto dopo pochi mesi dalla prima Leopolda.
D. Perché?
R. Ormai è storia: io scoprii che andò a incontrarsi prima con Silvio Berlusconi e poi con Sergio Marchionne.
D. A sua insaputa?
R. Esatto.
D, E quindi solo per questo vi siete divisi?
R. Ma no. La realtà è che io scoprii che avevamo due opinioni profondamente diverse.
D, E cioè?
R. Capii che il suo vero e unico progetto era Palazzo Chigi.
D. Intende dire il potere?
R. Sì, lo chiami come vuole, mentre il nostro originario progetto comune era quello di un nuovo Ulivo, ovvero parità tra cattolici, moderati ed ex sinistra e rinnovamento della classe dirigente.
D. E invece, secondo lei, Renzi cosa aveva in testa?
R. Di andare a Palazzo Chigi e di contornarsi esclusivamente di gente che la pensa come lui. E così è finita.
D. Ma in questi anni le avrà mandato almeno qualche sms?
R. Me ne ha mandati sempre meno.
D. L’ultimo?
R. Pochi mesi prima che andasse al governo. Era una risposta a una mia domanda. Anzi una non risposta dalla quale capii che voleva far fuori Enrico Letta, o quanto meno che ci stava pensando.
D. Lei cosa gli scrisse?
R. Senza giri di parole gli chiesi se voleva sostituire Letta e lui mi rispose con una frase che non era né si né no. Da lì capii che avevo ragione io. E cioè che stava pensando di mandarlo via.
D. Ora, dopo la sua uscita dal Pd l’ha chiamata?
R. No.
D. Dicono i maligni che al Senato in un suo nuovo gruppo non la dovrebbe seguire nessuno dei fedelissimi...
R. Civati è uscito dal Pd, i civatiani rimarranno. E comunque io guardo ad altri che per ora stanno in silenzio.
D. Non ci dica che sono i verdiniani...
R. Ma no, quelli sono già del Pd (ride, ndr).

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