Renzi Civati 150507140131
INTERVISTA 7 Maggio Mag 2015 1339 07 maggio 2015

Luca Pastorino: «Io e Civati saremo la nuova sinistra»

La scelta di Pippo? «Coraggiosa perché senza paracadute». Il premier? «Un rètore del fare». La sinistra? «Ne serve una vera». Parla Pastorino, l'anti-Renzi ligure.

  • ...

Ha anticipato la scelta di Pippo Civati, sfidando i luogotenenti del partito della Nazione, ed è uscito dal Pd per primo, in un momento in cui tutti paiono volerci entrare.
Luca Pastorino, 43 anni, sindaco di Bogliasco, piccolo comune alle porte di Genova, ex deputato democratico e sfidante nelle prossime Regionali liguri della renzianissima Raffaella Paita, è il Davide contro Golia su cui si giocano gli equilibri del centrosinistra nazionale.
L'uomo che da solo ha scelto la strada della scissione da altri costantemente rimandata. E che ora verrà raggiunto da Civati nel gruppo misto.
Alle prossime elezioni, la Liguria del cemento, del dissesto idrogeologico e delle corrispondenze di amorosi sensi tra centrodestra scajoliano e Pd renziano, è destinata a essere il terreno di battaglia tra le due anime della rottamazione democratica.
UNA SCELTA SENZA PARACADUTE. Civatiano da sempre, Pastorino rischiava però di condurre la sua campagna senza Pippo.
Lo statuto dei dem prevede, infatti, che chi sostiene un progetto politico alternativo al Pd sia fuori dal partito. Ora che Civati ha deciso di lasciare, allora, la competizione ligure diventa qualcosa di più.
«La scelta di Pippo è personale, ed è senza paracadute. Ha dimostrato di volersi mettere in discussione, mentre tra i dem non si discute più», spiega Pastorino a Lettera43.it, ma ammette che «in Liguria c'è l'embrione di un disagio nazionale».
CONTRO LA LISTA ITALICUM. La sfida è «tra una cosa chiara e di sinistra», e un «Pd che non solo dialoga con la destra, ma l'ha dentro di sé», favorendo una politica della lista unica «modello Italicum». Alla dirigenza democratica, che lo considera sconfitto in partenza, replica: «Il loro partito è vuoto. Dovrebbero farsi un giro per i territori».
E assicura di voler superare tutte le esperienze sul campo, dagli arancioni di Pisapia, al modello Ulivo: «Non vogliamo essere una sommatoria, ma un partito di governo».
Qualcuno seguirà Civati e raggiungerà Pastorino? «Vediamo», aggiunge, «forse dopo le Regionali».

Luca Pastorino, candidato alla presidenza della Regione Liguria.

DOMANDA. Si dice che Civati sia pastoriniano, glielo chiedo con una battuta: è lei il vero leader di Pippo?
RISPOSTA. No, proprio no. Io condivido con Civati molte battaglie, tanti passaggi in parlamento e prese di posizioni importanti.
D. Cosa vi siete detti in questi giorni?
R. L'ho sentito molto provato dal voto sull'Italicum, ma anche la riforma della scuola ha inciso tanto. La sua è una scelta seria, senza paracadute. Dimostra che vuole mettersi in discussione. E la discussione è la base della politica. Mentre nel Pd non ci si confronta di più. Si ragiona solo nella retorica del fare. E spesso le cose vengono fatte male.
D. Lei ha lasciato il gruppo alla Camera il 25 marzo, cosa pensa di Civati che ha lanciato l'hashtag #raggiungoPastorino?
R. La nostra è la scelta di persone che hanno contribuito a creare un partito e se lo sono visti cambiare radicalmente in poco tempo, l'hanno visto trasformato in un Italicum. Io ho anticipato l'uscita per i fatti liguri che mi hanno colpito.
D. Si riferisce ai brogli delle primarie?
R. Non solo. L'evoluzione del Pd in Liguria ha anticipato alcune fasi del cambiamento nazionale. Io lo chiamo il Partito della Regione.
D. Una sorta di Partito della Nazione su scala locale?
R. Nelle primarie liguri abbiamo visto endorsement di esponenti del centrodestra a candidati del Pd in una sorta di tripudio trasversale. La coalizione Paita ha nelle liste collegate esponenti di destra. E il capolista di Area popolare è Toti, che fino a due settimane dava l'appoggio pubblico alla stessa Paita.
D. Consociativismo di governo?
R. È un quadro politico modello Italicum, lei sa che con la nuova legge elettorale il premio va a una lista sola. E lo smottamento del partito è evidente non solo ai miei occhi o a quelli di Civati, ma anche a quelli dei militanti.
D. Civati però ha oscillato tante volte.
R.
Ognuno ha la propria soglia di dolore, bisogna riconoscere a Pippo una linearità di comportamento politico: uno prova a cambiare le cose, quando si rende conto che non ha margini, fa le sue scelte. Che vanno rispettate.
D. Di sicuro lo strappo ora gli permette di sostenere la sua campagna al 100%. Per questo ha mollato ora? Perché da queste Regionali liguri potrebbe nascere il nuovo modello per la sinistra nazionale?
R. Il modello non lo so. La nostra è una proposta particolare. Ma penso che la scelta di Pippo sia soprattutto personale, non legata alle vicende liguri. Il 5 maggio siamo stati in manifestazione con gli insegnanti. Chi ha sempre visto in lui una persona coerente, un riferimento, gli ha chiesto anche in quell'occasione di prendere una posizione chiara, di lasciare il Pd.

«Il Pd non si allea con la destra: ha la destra dentro di sé»

D. Ammetterà almeno che la Liguria è un laboratorio...
R. Se possiamo creare con lui un'altra forza politica, che sia nuova, che superi tante esperienze che sono in campo, che non sia una confederazione di cose già esistenti, ma una sinistra di governo vera, allora io sarò al suo fianco, come lo sono stato in tutti questi anni.
D. Il segretario regionale del Pd dice che lei non ha matematicamente la possibilità di vincere.
R. Noi siamo in campo per vincere. Forse non si rendono conto che all'interno del partito la gente non c'è quasi più. E questo non per colpa di Pastorino e Civati, ma per le tante scelte che non hanno convinto, o meglio, che hanno lasciato sgomenti.
D. Al congresso, però, la mozione Civati ha preso il 7% in Liguria.
R.
Ha preso tra il 7 e l'8% nei circoli tra gli iscritti, ma con le Primarie è arrivata seconda in quasi tutte le province. Se fossi un dirigente del Pd un giro nei territori me lo farei.
D. Dicono che la sua non è una lista democratica modello 'Ulivo', ma semplicemente un'alternativa al Pd.
R. Siamo alternativi a questo Pd perché vogliamo una cosa chiara, una cosa di sinistra, che fa insieme alla società civile e al mondo del lavoro. Ci voleva.
D. Perché ci voleva?
R. Perché questo Pd fa proposte poco comprensibili. Non solo si allea con la destra: ha la destra dentro di sé.

«Chi rimedia ai maldipancia offrendo poltrone non ha capito chi è Civati»

D. Civati ha dichiarato di aver rifiutato almeno in un'occasione il confronto con Renzi su alcuni punti programmatici e non ha voluto partecipare alla composizione della segreteria. Avete dei rimpianti a livello di strategia?
R. Se uno vuole rimediare ai maldipancia mediando sulle poltrone, allora non ha capito chi è Pastorino e non ha capito chi è Civati. Non ha capito cosa è la linearità delle scelte politiche, del nostro comportamento. Non significa certo che siamo degli integralisti.
D. Cosa avreste voluto?
R. Chiedevamo una discussione vera che non è mai venuta. Chi ragiona così ragiona con la logica dell'interesse, un modello lontanissimo dal nostro, noi vogliamo essere vicini al disagio delle persone, alle cose che avvengono per strada. Se questa è la logica del Pd, non ha fatto tre passi avanti, ma 10 mila indietro.
D. A proposito di passi avanti, la sua candidatura è sostenuta da Sel e Rifondazione e da liste della società civile: fa pensare al modello arancione di Pisapia che però sembra ormai finito.
R. Se l'esperienza degli arancioni è fallita, siamo qui per questo. Noi vogliamo fare una cosa diversa. Vogliamo un partito di governo, che parli a sinistra.
D. Che modello è il vostro?
R. È un embrione regionale di un disagio nazionale. Per il resto ci penseremo con Pippo e gli altri. Se i modelli vecchi hanno fallito, il disagio resta, il disagio c'è.
D. Il premier deve cominciare a temervi?
R. Renzi va dritto per la sua strada, ora ha fatto qualche dichiarazione sulla scuola, forse ha qualche paura di quei cortei lì. Caratterialmente, lui ostenta sicurezza, ma qualche riflessione, qualche osservazione profonda sul futuro la dovrà fare anche lui.
D. E gli altri del Pd?
R. Tutti dicono: c'è solo quello, dove vuoi andare? Ma nella vita ci sono dei momenti in cui bisogna dire basta e prendere posizione. E non adeguarsi e aspettare che qualcuno ti crei una casa.
D. Qualcuno dei parlamentari seguirà Pippo?
R.
Vediamo. Magari aspettano la fine delle Regionali.

Twitter @GioFaggionato

Articoli Correlati

Potresti esserti perso