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SCENARIO 8 Maggio Mag 2015 0800 08 maggio 2015

Civati, apripista per la minoranza Pd

Da Bersani a Fassina: i ribelli temporeggiano. In attesa delle mosse di Pippo. L'obiettivo? Riconquistare il Nazareno. Con Vendola alleato. E Renzi si cautela.

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Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Giuseppe Civati.

Ora che Pippo Civati ha fatto le valigie, nel Partito democratico resta un solo interrogativo senza risposte: chi altro lo seguirà?
La domanda se la pone Matteo Renzi, in qualità di segretario nazionale ovviamente, che deve prendersi cura del suo partito.
Ma qualche gradino più in basso se lo chiedono soprattutto quelli che nel Pd ci sono rimasti. Anzi, per essere ancora più chiari, quelli che nella minoranza del Pd ci sono rimasti.
OCCHI PUNTATI SU BERSANI E FASSINA. Tipo Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Roberto Speranza, Alfredo D'Attorre, Rosy Bindi.
Il loro primo obiettivo, ora che qualcuno ha avuto il coraggio di rompere gli argini e scendere dal carro, è capire che effetto fa lanciare la pietra dell'antirenzismo nell'oceano della sinistra italiana.
LA VECCHIA GUARDIA PRENDE TEMPO. Se al richiamo di rottamare il rottamatore dovessero rispondere in molti, ma non abbastanza da poter dare fastidio al manovratore, allora anche i big della vecchia guardia, meglio conosciuta come la “Ditta”, potrebbero prendere in considerazione una diaspora in un nuovo soggetto politico contiguo ma antagonista al Pd di Renzi.
In questo modo, il processo di «logoramento» iniziato all'interno del Nazareno, potrebbe proseguire dall'esterno, a quel punto senza nemmeno più gli equilibri da salvaguardare.

L'obiettivo è riprendersi il Nazareno

Stefano Fassina, Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola.

In poche parole, la strategia muterebbe così: se finora parte della minoranza ha tentato di piazzare cariche sulle fondamenta per fare implodere il castello del giovane leader, uscendo avrebbe mani libere per sparare a palle infuocate per buttarlo giù. E ovviamente riprendersi anche il partito.
Perché è quello il vero, unico obiettivo: rispedire Renzi a Pontassieve e riconquistare il Nazareno. E a modo suo lo lascia capire anche il primo transfugo dem, Civati, in un passaggio dell'intervista rilasciata giovedì 7 maggio al Corriere della sera, in cui afferma, parlando della ex dirigenza del suo ormai ex partito: «Hanno affrontato l’arrivo di Matteo come le società precolombiane con i conquistadores».
CIVATI FLIRTA CON LANDINI. Da questa interpretazione dei fatti, almeno, il deputato monzese ha dissentito già in tempi non sospetti.
E oggi, per la sua nuova avventura, guarda ai giovani della sua associazione, èPossibile, e alla Coalizione sociale di Maurizio Landini piuttosto che a Sinistra ecologia e libertà, con la quale il rapporto resta comunque di strettissima collaborazione.
Sel farebbe comodo – e molto – invece a Bersani e i suoi. Quindi, se Pippo evita di finire nella rete di Nichi Vendola resta tutto lo spazio per costruire la Cosa antirenziana.
IN GIOCO GLI EQUILIBRI AL SENATO. È soprattutto su questo scenario che gli uomini del premier stanno lavorando negli ultimi giorni. Perché l'odore di bruciato di certe operazioni politiche arriva fino ai piani nobili di Palazzo Chigi, e quando si trascura un piccolo focolaio, prima o poi l'incendio divampa.
Magari al Senato, dove i numeri della maggioranza ballano pericolosamente e l'armata della minoranza dem avrebbe gioco più facile nel colpire il leader. Ma tutto questo, Renzi già lo sa. Perciò i suoi “pompieri” sono già all'opera.

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