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GEATAG 8 Maggio Mag 2015 1645 08 maggio 2015

In difesa di Angelino Alfano lo 'schiavista'

L'idea di impiegare i migranti gratis è l'unica cosa sensata detta dal ministro.

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Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano.

Berlusconi diceva che non aveva il quid, anche se Renzi glielo ha trovato nei numeri necessari a sostenere il governo.
Di certo c’è che Angelino Alfano non è uno di quegli uomini politici che si ricordano per iniziativa, per capacità di gestione o per successi, reali o anche solo tattici.
Risparmiamoci l’elenco dei suoi disastri, perché dal caso Shalabayeva all’annuncio del fermo di Bossetti (il presunto assassino di Yara, su cui la procura stava ancora indagando, ndr) per non piangere c’è solo da fingere di non essere stati qui.
Ora, però, improvvisamente memore del proprio compito di difensore dei più deboli– sempre a voce, ça va sans dire – la politica in inedita composizione trasversale alza il tiro e definisce Angelino “schiavista”.
LA CIRCOLARE DELLO SCANDALO. Già perché il delfino mancato, in qualità di titolare del Viminale, ha avuto l’ardire di firmare una circolare che invita i Comuni a fare lavorare gratuitamente i migranti che attendono risposta alla richiesta d’asilo.
«Si va oltre la decenza e l’umanità», ha sbottato Scotto, capogruppo di Sel. «Da scafista a schiavista», lo slogan del solito Salvini, felpato solo nel guardaroba. «Una nuova forma di schiavismo?», si son chiesti i Verdi riemersi dalla loro eterna notte.
L’indignazione, insomma, è grande. Almeno quanto quella per la reclusione dei migranti nei centri di identificazione e in quelli di accoglienza, per l’indisponibilità delle Regioni a farsi carico della loro parte di profughi e, soprattutto, per il costo giornaliero della gestione dei migranti: quei 35 euro circa (distribuiti allegramente alle cooperative della premiata ditta Mafia Capitale) che nella volgata popolare sono sottratti alle bocche degli italiani.
MIGRANTI, PROBLEMA NON RISOLTO. Un po’ come a dire che, da qualsiasi parte la si guardi, i migranti sono un bel problema. Tanto che per evitare di indignarsi si cerca disperatamente un metodo per non farli arrivare più: e siccome gli accordi coi dittatori li abbiamo già fatti non resta che bombardare le coste libiche, o al limite le stesse navi (poi qualcuno a sinistra si indigna anche di questo, ci mancherebbe).
Ma, viene da domandarsi forse con ingenuità, anche fatta la tara alle strategie elettorali, cosa c’è di così disgustoso in quello che ha detto Alfano?
Pare di capire che il ministro abbia richiesto ai Comuni di inserire i migranti in associazioni di volontariato e di impiegarli in attività utili per la comunità. In alternativa al tenerli reclusi tutto il giorno a fare niente o al posto di pagarli per fare niente, nelle due versioni contrapposte del populismo nostrano. Roba da schiavisti o che rischia di «far saltare le regole del lavoro», come ha suggerito Gianni Bottalico, presidente Acli?
NON SI TRATTA DI SCHIAVISMO. Ragionevolmente, la risposta è no. Che si tratti di impiegarli per assistere gli anziani, per servire alle mense dei poveri o per ripulire le strade, è forse peggio che tenerci le strade sporche, i poveri affamati e gli anziani soli?
E se il problema è che tolgono lavoro agli italiani («Lavoro gratis agli immigrati più disoccupazione per gli italiani», ha twittato la pitonessa Santanchè) allora perché non si muovono le stesse critiche all’associazionismo che si occupa proprio di questo, ma anzi lo si elogia per il suo impegno?
Cosa c’è di male a pensare di poter utilizzare le infinite giornate dei profughi per qualcosa di utile a tutti? Può servire a loro per passare il tempo e non sentirsi ospiti sgraditi, magari anche per imparare a conoscere la nostra cultura, a noi per ricevere concretamente una mano che assai ci serve?
La sensazione è che, da Santanchè in su (o, in giù) le critiche ad Alfano siano pretestuose.
Il che è triste, per almeno due ragioni. La prima è che di motivi per criticare Angelino ce ne sono a bizzeffe, e su qualsiasi versante: dall’ordine pubblico all’attaccamento alla poltrona. La seconda, ben più importante, è che i nostri politici dovrebbero ben saper che lo schiavismo in Italia esiste eccome.
E riguarda soprattutto immigrati che lavorano nei campi del Sud. È tutto documentato e stradocumentato, da giornali, televisioni, denunce e dalle rivolte degli stessi schiavi africani.
Quando si parla di schiavismo ci si concentri allora sulle cose serie, invece di ridurre in becchime per galline affamate di populismo anche l’unica cosa sensata che Alfano ha detto nell’ultimo decennio.

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