Matteo Renzi 150504113237
MAMBO 8 Maggio Mag 2015 1102 08 maggio 2015

La sinistra radicale 3.0? Vale come il 2 di picche

Le elezioni inglesi lo confermano. Estremizzare troppo le posizioni politiche non paga.

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Se la sinistra perde in Gran Bretagna dopo aver vinto in Grecia, se in Francia è in grave difficoltà, malgrado governi, e non ha possibilità di fronte alla Merkel in Germania, malgrado sia all’opposizione, significa che:

a) non c’è una corrente europea univoca, il continente ragiona Stato per Stato

b) che la sinistra è un concetto diventato astrattissimo dentro cui ci sono cose l’una all’opposto dell’altra. Per queste ragioni, pur mantenendo uno spirito europeo, sarebbe bene tenersi cara la sinistra italiana o quella roba che di sinistra sembra.

Matteo Renzi.

Chi auspica una formazione molto radical e a essa lavora, da Civati a Vendola, fino a Landini, Cofferati e alla imperscrutabile Camusso, sa di avere contro i modelli sociali e economici più avanzati.
Gran Bretagna, Francia e Germania dicono che la sinistra più o meno radicale conta come il due di briscola.
Anzi, quanto più i leader dei maggiori partiti di sinistra si spostano a sinistra, tanto meno voti raccolgono. Bisogna andare in Grecia e Spagna per trovare una boccata di ossigeno, diciamo così, ma è fin troppo facile farsi venire alla mente le ragioni specifiche che in questi Paesi parlano di un tracollo della sinistra tradizionale.
RENZI FIGLIO DEL BLAIRISMO. La sinistra che c’è in Italia ha il volto amato-odiato di Matteo Renzi. La sua non è una storia di sinistra (ma Mitterrand aveva nel suo passato cose da far rabbrividire), i suoi sentimenti sono rivolti in modo ostile a tutto ciò che rappresenta la sinistra del passato (partito radicato, sindacato onnipresente).
Il segretario Pd è un frutto tardivo del blairismo, quel fenomeno politico travolgente che fu travolto dalla sciagurata guerra di Bush in Iraq, menzogne comprese. Il premier rappresenta quel che gli ulivisti hanno seminato: la distruzione di leadership e culture classiche, un impasto di economia sociale e liberismo, una voglia di dare spazio a una nuova classe dirigente.
Le primarie vennero concepite nella speranza che il popolo spazzasse via i vecchi elefanti, non accorgendosi che poi avrebbero vinto altri elefanti, basta guardare le liste regionali attuali.
Renzi è quindi, con tutto il suo fardello di caratterialità, passione, fors’anche cattiva educazione, il meglio che c’è sulla piazza.
NON SIAMO ALLA VIGILIA DEL 1922. Personalmente non credo che siamo alla vigilia del ’22 (che ridere!), né che stia smontando i diritti sociali e sindacali.
Chi guarda le cose con sguardo oggettivo deve ammettere che il mercato del lavoro di cui si lamenta la dipartita non dava occupazione e che i sindacati si sono battuti per tante cose - la Rai, l’indennità da togliere ai parlamentari condannati, le vicende interne del Pd - ma non si sono occupati dei lavoratori, pur parlando a loro nome. I sindacalisti danno lezioni di etica alla politica ma costituiscono, con la magistratura, la Casta intoccabile dell’Italia antica di cui non rappresentano nell’album di famiglia la foto migliore.
Renzi è sul campo con i suoi insopportabili renziani e con un mondo che guarda a lui con diffidenza e curiosità, ed è qui che io mi colloco.
Diffidenza e curiosità che tuttavia devono misurarsi con i fatti reali e non con i fantasmi. Credo che la sinistra abbia un nemico interiore che si porta appresso dalla sua nascita ed è l’idea che il mondo stia avviandosi verso la catastrofe per colpa del capitalismo.
TROPPI HANNO PAURA DEL CAMBIAMENTO. È l’idea che la democrazia sia in pericolo perenne. È la convinzione che solo un nucleo di duri e puri (con l’apporto dei portavoce dei magistrati) potrà redimere un Paese corrotto e far nascere 'l’uomo nuovo' (linea Lenin-Stalin).
In questa cultura non c'è alcuna traccia del socialismo democratico né delle correnti liberali più avanzate.
C’è messianismo, e molto reverendo Moom, e c’è soprattutto una grande impresa politica che fa campare una casta di parlamentari, comici, uomini del mondo dell’informazione e della tivù, che sulla eccezionalità dei mali italiani ha costruito fama potere benessere.
Basta saperlo.
Di fronte a questi catastrofisti il Renzi che cambia la legge elettorale (oggi c’è Grillo che ne parla bene quando dice che con essa loro possono vincere) a me pare un uomo positivo.
Poi lui resti con Lotti, io con gli amici miei, ma le cose, a me pare, stanno così.

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