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DIALOGO 9 Maggio Mag 2015 1400 09 maggio 2015

Sanità, gli Stati Uniti guardano a Cuba

Vaccini contro il cancro. Lotta comune contro ebola. Cooperazione in Africa. L'Avana e Washington adesso collaborano anche nella ricerca medica.

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In vetrina il turbo alle comunicazioni, dietro le quinte gli occhi sulla sanità d'eccellenza.
Ha fatto molta notizia la riattivazione, questa primavera, della linea telefonica tra gli Stati Uniti e Cuba e dei traghetti che collegano le due sponde.
I muri sono caduti, dal 3 luglio ripartiranno anche i voli tra l'Avana e New York.
Per la prima volta dalla rivoluzione, oltre 120 tra agenzie e tour operator hanno partecipato alla Fiera internazionale del Turismo (Fitcuba 2015) sull'isola castrista, in vista dei 3 milioni di americani attesi in partenza.
IN TRINCEA CONTRO EBOLA. Ma dietro la rotta vistosa degli yankee su Cuba, una fitta collaborazione tra Washington e l'Avana è nata e si sta cementando, oltre che nel settore internet e delle Telecomunicazioni, anche nella ricerca medica e in campo sanitario.
Palestra per l'avvicinamento è stata l'emergenza ebola, dove Cuba è spiccata per il più alto numero di medici, infermieri e specialisti inviati: oltre 450, elogiati come esempio dall'Organizzazione mondiale per la sanità (Oms) e accolti al ritorno come eroi.
FIDEL DICE SÌ A WASHINGTON. In Africa, per l'epidemia gli Usa hanno inviato il maggior numero di aiuti finanziari e logistici, in termini di attrezzature, strutture e forniture farmaceutiche. Cuba ha fornito le teste e le braccia.
«Coopereremo con piacere con il personale americano, non alla ricerca della pace tra due Stati che sono stati avversari per tanti anni, ma piuttosto per la pace nel mondo», aveva aperto sulla Granma, la Pravda cubana, il líder maximo Fidel.

Un medico cubano in missione (Getty).

Anche gli statunitensi studiano medicina a Cuba

Per motivi accademici, culturali o religiosi, la porta dei Castro era in realtà sempre rimasta aperta agli americani.
Nella rinomata Scuola medica latino-americana (Elam), due ore di macchina dall'Avana verso Santiago, studiano da anni giovani statunitensi accanto a cubani e migliaia di apprendisti medici di ogni nazionalità (molti dei quali latino-americani).
Per approntare, dopo sei anni di teoria e pratica sul campo, cure di base per infezioni, malattie pediatriche, tumori, problemi cardiovascolari e altri tipi di patologie nel Paesi sottosviluppati e in via di sviluppo.
ELAM FORMA MEDICI D'ECCELLENZA. Dal 2005, l'Elam ha laureato 23 mila medici addestrati per le emergenze come le epidemie e i soccorsi per le catastrofi umanitarie. A oggi, oltre 50 mila specialisti formati a Cuba lavorano in 66 Paesi del mondo: 10 mila, tra gli altri, nel Venezuela in drammatica crisi economica e sociale, e 4 mila in Africa.
Se, a due anni dal focolaio, ebola può essere dichiarato sconfitto, il merito è stato internazionalmente riconosciuto - anche dagli Stati Uniti - alla preparazione e alla disponibilità dei medici cubani, pressati dagli Usa per aiutare a ricostruire e ampliare i sistemi sanitari africani, sulla stregua di quanto fatto con i governi bolivariani alleati dell'America latina.
UN FONDO DI 126 MILIONI DI DOLLARI. In Liberia, Sierra Leone e Guinea, il virus letale ha provocato la morte di parte (fino al 10%) dell'esiguo personale, tra medici e addetti sanitari, nei centri d'assistenza e negli ospedali già poco attrezzati.
Il governo Usa ha promesso un fondo di 126 milioni di dollari in aiuto alla sanità dei tre Paesi, altre Ong e governi stranieri sostegno per un totale di 4,3 miliardi di dollari.

Il team e degli aiuti cubani contro ebola (Getty).

Via alla ricerca e alla sperimentazione comune contro il cancro

Da prassi, le cifre reali saranno inferiori e intanto i team statunitensi sono pronti ad aumentare la sinergia con l'Avana, anche iniettando nei team cubani, per esempio, i fondi privati di Bill&Melinda Gates.
Oltre a inviare medici, l'obiettivo è formare rapidamente, attraverso l'Elam, personale africano.
Da Cuba, il disco verde non è ancora arrivato: con le trattative diplomatiche ancora in corso con la Casa Bianca, per smantellare progressivamente le restrizioni, meglio non esporsi troppo politicamente.
PARTNERSHIP STRATEGICHE. Eppure, sottotraccia, molto si muove all'Avana come a Washington.
Ad aprile, il governatore democratico dello Stato di New York Andrew Cuomo è volato a Cuba con una delegazione di accademici e imprenditori, per stringere collaborazioni in campo sanitario e informatico.
Il centro per la ricerca sul cancro The Roswell Park Cancer Institute di Buffalo, nella Grande Mela, ha firmato una partnership con il Center for Molecular Immunology di Cuba, per sviluppare un vaccino contro il cancro ai polmoni.
AIUTO TECNOLOGICO DAGLI USA. Mentre la società informatica americana Infor si è accordata con le cubane deSoft e Softel, per integrare il database del sistema sanitario dell'isola, come accade negli Usa. «Siamo molto eccitati di poter testare il vaccino anche su pazienti americani. E sorpresi e impressionati per il livello tecnologico e degli esperti cubani», ha commentato la delegazione.

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