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URNE 10 Maggio Mag 2015 0900 10 maggio 2015

Elezioni in Polonia: in gioco c'è la governabilità

Il Paese sceglie il capo dello Stato. In pole Komorowski. Del partito del premier. Ma Duda è in agguato. E se vince può bloccare l'azione dell'esecutivo Kopacz.

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da Cracovia

Il premier Ewa Kopacz e il presidente uscente Bronisław Komorowski.

Al di là dell'ormai celebrato miracolo economico, quel che più colpisce chi si addentra nella Polonia di oggi è il notevole ammodernamento delle infrastrutture pubbliche avvenuto negli ultimi anni, dalla rete ferroviaria a quella autostradale, dalle stazioni agli aeroporti, dal network del trasporto pubblico urbano all'urbanistica di strade e piazze.
Più nelle città che in campagna, più nelle regioni occidentali che a Est, il ritrovato benessere economico si è in parte riversato nella qualità di vita dei cittadini.
Se si esclude la piccola Estonia, quello polacco è un insolito caso di successo all'interno del vecchio blocco orientale europeo, dove spesso alle ricchezze private (distribuite in maniera molto diseguale) corrisponde una sorta di permanente miseria pubblica.
KOMOROWSKI, VITTORIA IN BILICO. Non sempre però questo balzo in avanti ritorna a vantaggio di chi è al potere in politica. Nel processo che ha portato la Polonia a diventare un Paese normale, con standard in gran parte simili a quelli degli Stati europei occidentali, c'è anche il fatto che le innovazioni vengono date ormai per scontate. E le lamentele per quel che si sarebbe potuto ancor più fare superano la soddisfazione per quel che si è fatto.
Se n'è accorto anche Bronislaw Komorowski, presidente uscente della Repubblica, alle prese con la campagna per la sua rielezione. Si vota domenica 10 maggio e il risultato, che fino a qualche tempo fa pareva scontato, oggi è un po' più in bilico.
CONSENSI AL 40%, POSSIBILE BALLOTTAGGIO. Negli ultimi tre mesi, Komorowski, esponente di Piattaforma civica, il partito liberal-centrista dell'ex premier Donald Tusk, si è giocato una ventina di punti percentuali nel gradimento degli elettori sul suo operato.
Un crollo che, secondo i sondaggisti dell'istituto Ibris, si tradurrebbe sul piano elettorale in un modesto 39-41% di consensi.
Una cifra ormai ben lontana dalla soglia del 50%, necessaria per evitare i tempi supplementari del ballottaggio e che solo qualche mese fa sembrava alla sua portata.
DUDA INSEGUE ATTORNO AL 30%. Per sua fortuna, lo sfidante più autorevole lo insegue ancora a debita distanza. Si tratta di Andrzej Duda, 42enne professore di diritto di Cracovia, roccaforte del partito nazionalista Diritto e Giustizia che da qualche anno contende a Piattaforma civica la leadership della politica polacca.
Nonostante una campagna tutta all'attacco, giocata sugli accenti più nazionalistici sul terreno delle tensioni con Mosca e dell'euroscetticismo, l'uomo mandato in campo da Jaroslaw Kaczynski ha rosicchiato appena qualche briciola al presidente: è dato tra il 29 e il 31%, ancora troppo poco per impensierirlo davvero.

Undici candidati, tra reginette ed ex rocker

Lo sfidante Andrzej Duda.

Certo, i sondaggisti non godono neppure in Polonia di buona fama e, dopo i flop degli ultimi anni anche in Paesi con tradizioni democratiche più consolidate, tutti prendono i dati con le molle.
Tanto più che i candidati sono tanti, nove oltre Komorowski e Duda, e contribuiscono a intorbidire le acque in cui nuotano i sondaggisti.
All'inizio si era distinta per semplici motivi estetici l'ex reginetta di bellezza Magdalena Ogorek, con la quale i socialdemocratici, un tempo trionfanti e oggi ridotti ai margini della scena, avevano cercato di riprendere visibilità. Begli occhi, ma i polacchi oggi badano al concreto.
PALIKOT, BAD BOY IN ASCESA. C'è il bad-boy Janusz Palikot, che aveva fatto bene alle scorse elezioni politiche, e che gira con messi di fumante marjuana annunciando battaglie di legalizzazione. Ed è in corsa anche l'indipendente Pawel Kukiz, un tempo leader di una rock band e oggi sulla cresta di un movimento di protesta anti-establishment che promette di restituire il potere in mano ai cittadini.
Il buon proposito non si realizzerà ma potrebbe essere la vera sorpresa del primo turno e ottenere un risultato a due cifre. E siccome i suoi potenziali elettori propendono più per Duda che per Komorowski, ecco che il ricorso al ballottaggio potrebbe aprire scenari imprevisti.
IL RISCHIO DI UNA COABITAZIONE. Se è vero che il boccino del potere, in Polonia, è nelle mani del primo ministro, è altrettanto vero che al presidente spetta il compito di controfirmare le leggi del governo.
Quando i due vertici dello Stato appartengono allo stesso partito, come è stato negli ultimi cinque anni, l'azione politica fila liscia.
Ma se si incappa nella coabitazione, come è avvenuto tra il 2007 e il 2010 ai tempi di Donald Tusk premier e Lech Kaczinsky presidente (il fratello gemello di Jaroslaw, morto nel disastro aereo di Smolensk), la paralisi è assicurata.
KOPACZ NON HA ANCORA CONVINTO. Con buona pace del miracolo economico polacco: +3,4% del Pil nel 2014, +9,2% di investimenti, disoccupazione in calo dal 9% di oggi al 7,9% nel 2016, una domanda interna solida e in crescita che farebbe invidia a qualsiasi altro Paese europeo.
Il successo economico resta il fiore all'occhiello di un partito come Piattaforma civica, orfano di Tusk trasferitosi a Bruxelles e che non ha ancora trovato nella sua sostituta Ewa Kopacz una leader convincente. Questo turno presidenziale è un banco di prova anche per la sua leadership, in vista delle elezioni parlamentari del prossimo ottobre.

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