Berlusconi Genova 150509144346
PROGETTO 11 Maggio Mag 2015 2122 11 maggio 2015

Forza Italia partito Repubblicano: Berlusconi rilancia

Crollo a Trento e Bolzano. Regionali verso il flop. Silvio pensa al modello Usa. Listone unico, 50 fedelissimi eletti. E in Campania la Pascale fa fuori le donne.

  • ...

Berlusconi cade sul palco di Genova.

Dal Trentino un indigeribile antipasto del risultato alle elezioni regionali del 31 maggio?
Silvio Berlusconi l’avrà pure messo nel conto, come raccontano dentro Forza Italia, di andare persino sotto il 4%, e magari di rischiare tra una ventina di giorni il 6 a 1, ovvero tutto al Partito democratico e solo il Veneto al centrodestra. Però in questo caso a quasi esclusiva trazione leghista.
CROLLO PER POI ROTTAMARE. Avrà, l’ex premier, preventivato la débâcle totale per poter rottamare l’intero partito e disfarsi di tutti quelli che ritiene ormai esponenti della vecchia politica.
E chi lo conosce bene si dice sicuro che insisterà sul suo progetto di partito Repubblicano, all’americana.
Ma i risultati catastrofici di Trento e Bolzano, ben al di sotto di quell’8 o 10% che l’ex Cavaliere conterebbe di prendere poi alle elezioni politiche, stoppano di fatto il suo piano.
Che prevede un listone unico dove tentare di sostituire i consensi persi da Forza Italia con quelli della Lega trionfante e di Fratelli d’Italia.
UN PIANO SOLO PER FEDELISSIMI. E se la tendenza trentina dovesse ripetersi il 31 maggio, il partito Repubblicano americano rischia di venire allo scoperto come un alibi per giustificare quello che secondo molti, oppositori interni e non, sarebbe il vero scopo.
Ovvero: «Approfittare della soglia del 3% prevista dell’Italicum per portare in parlamento solo un drappello di 40-50 fedelissimi che obbediscano esclusivamente solo ai suoi ordini».
Ma che il passaggio dentro Forza Italia non sarà indolore lo dimostrano i commenti al risultato trentino.
PAURA PER IL PROSSIMO VOTO. È il giorno dei veleni, delle reazioni di difesa d’ufficio, dove in controluce si legge in realtà terrore per i prossimi risultati.
Ed è il giorno delle facili ironie, contro le quali si scaglia la responsabile della comunicazione azzurra Deborah Bergamini.
Ma il paragone con il Partito repubblicano italiano (Pri) di Ugo La Malfa, che era poco oltre il 3% è fin troppo facile.

Fitto: «In Usa fanno le primarie, Silvio non le vuole»

Raffaele Fitto.

Raffaele Fitto, alle prese in Puglia con un duello a distanza con l’ex Cavaliere, mostra rispetto verso il Pri, ma affonda la lama: quello lanciato da Berlusconi per lui rischia di avere i numeri, «ma non l’autorevolezza e il prestigio» della storia dei Repubblicani italiani.
Fitto, il quale sottolinea come in America ci siano le primarie che invece Berlusconi non vuole, è ormai da tempo in dissenso con la linea ufficiale del partito.
E quindi la sua reazione era nel conto.
Meno lo è quella di alcuni volti giovani o nuovi che si sentono già rottamati e ora reagiscono.
SARDONE ALLA RISCOSSA. Così sarebbe da interpretare l'analisi di Silvia Sardone che ormai da giorni non appare più in tivù perché rottamata, secondo i maligni, dal nuovo responsabile di Fi per la televisione, Andrea Ruggieri.
Sardone è stata impietosa: «Volti e proposte nuove o Fi è ininfluente».
CATTANEO: «RIFLETTIAMO». Non suona come una difesa del partito a rischio di estinzione neppure quella dell’ex sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo che, dopo essere stato sostituito da Marcello Fiori agli Enti locali, si è tolto un sassolino dalla scarpa: «Ora bisogna riflettere».
Giovanni Toti, invece, si è scagliato contro il gruppo dirigente trentino che va subito «commissariato».
Promette una vaga rivincita in Liguria, dove però la candidata del Pd Raffaella Paita viene data in vantaggio.
BIANCOFIORE SCARICA TUTTI. E, infine, Michaela Biancofiore, ritenuta la vera capa del Trentino, definita “l’amazzone azzurra”, ha scaricato i suoi colleghi locali definendoli «capetti da 2%».
Li accusa di non aver voluto come candidato Franco Frattini.
Chi conosce bene come stanno i rapporti tra Berlusconi e Frattini ritiene questa «una scusa bella e buona perché i due hanno ormai da tempo un tiepido rapporto, da quando Frattini era intenzionato a seguire Mario Monti».
Sia come sia, Fi dà l’immagine di un partito verso «la distruzione», attacca Fitto.

Fugatti, il leghista vittorioso in Trentino: «Forza Italia? Non c'era»

Maurizio Fugatti della Lega Nord.

Maurizio Fugatti, capo della Lega in Trentino, il 40enne che ha doppiato gli azzurri portando il Carroccio a oltre il 13%, racconta a Lettera43.it come è riuscito a sfondare anche tra i moderati di Fi.
Ex esponente della commissione Bilancio di Montecitorio, Fugatti è uno di quei terribili ragazzi cresciuti in parlamento alla scuola di Giancarlo Giorgetti, una sorta di Gianni Letta padano con il quale una notte in commissione fece saltare una importante nomina esterna voluta dal centrosinistra.
DURI E ANCHE MODERATI. Spiega: «Abbiamo fatto i leghisti duri su sicurezza e immigrazione, ma abbiamo anche scelto una linea non di contrapposizione frontale. Per esempio evitando qualsiasi scontro con gli anarchici. Così farà anche Luca Zaia in Veneto».
E su Forza Italia: «Hanno perso semplicemente perché non c’erano. Biancofiore è venuta pochissimo, Berlusconi per niente, poi si sono messi a litigare tra di loro...».
QUELLA GAFFE SULL'ORSO. Quasi non ci crede ancora di averli doppiati Fugatti, il leghista finito su tutti i social network anni fa perché invitava a mangiare carne di orso «per evitare che questi animali danneggino il nostro territorio».

Attento Berlusconi, ora anche Romani torna inquieto

Matteo Salvini in mezzo fra Paolo Romani, Renato Brunetta e Giovanni Toti.

Se riproporre ora alla Lega il listone unico è un po’ come chiedere la Luna, parole in dissenso vengono anche da dentro Forza Italia.
E non dai dissidenti verdiniani e fittiani.
L’intervista data al Corriere della sera lunedì 11 maggio dal capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani, sembra che abbia, quella sì, sorpreso veramente Berlusconi.
DIALOGO CON RENZI. Romani sembrava rientrato nei ranghi, dopo alcune critiche. Ora però è tornato a invocare, seppur a precise condizioni, un ritorno al dialogo con Matteo Renzi sulla riforma del Senato.
Ma quella che ad Arcore non sarà sicuramente piaciuta è soprattutto la conclusione dell’intervista: no a «listoni indistinti inutili sia per vincere sia per governare, serve un grande partito di centrodestra».
Parole che hanno subito ottenuto il plauso in privato di Denis Verdini e dei senatori a lui vicini.
VERSO UN GRUPPO AUTONOMO. Mentre una parte dei fittiani più ultras sta spingendo per fare un gruppo autonomo al Senato già nei prossimi giorni. Da qui alle elezioni politiche Berlusconi dovrà fare i conti con gruppi parlamentari quasi ingovernabili.
Dicono alcune fonti azzurre a Lettera43.it: «Se non si fa un contenitore con un nuovo leader al posto di Berlusconi, siamo condannati all’estinzione. Non basteranno certo le donazioni da parte di Marina e Pier Silvio per pagare le fidejussioni».

Correlati

Potresti esserti perso