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FACCIAMOCI SENTIRE 11 Maggio Mag 2015 1111 11 maggio 2015

La Rai non inviti più i politici con due incarichi

Le elezioni Uk ci hanno dato una lezione: prima viene il Paese. In Italia è un optional.

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Da sinistra: Ed Miliband, Nigel Farage e Nick Clegg.

La settimana scorsa si sono svolte le elezioni in Gran Bretagna con il trionfo di Cameron contro tutti i sondaggi della vigilia (divenuti ormai inutili in tutto il mondo) che prevedevano un risultato molto combattuto con addirittura il rischio di non poter trovare una maggioranza che potesse governare il Paese.
Il partito dei Tory ha invece vinto alla grande, conquistando la maggioranza assoluta in parlamento e governerà quindi da solo.
LE DIMMISSIONI IMMEDIATE. Qualche ora dopo i risultati delle elezioni i leader delle forze politiche sconfitte si sono tutti dimessi. Nigel Farage leader dell’Ukip, Nick Clegg capo dei Lib-dem e Ed Miliband leader del Labour Party si sono assunti, ognuno per il proprio partito, la responsabilità della sconfitta ed hanno lasciato.
In Italia una situazione simile sarebbe impensabile per ragioni culturali prima ancora che politiche (visto che non abbiamo lo stesso modello di sistema elettorale).
Immaginate un partito che da solo avesse la maggioranza dei seggi in parlamento? Si griderebbe subito ai rischi per la democrazia e all’inizio di una possibile dittatura. Non è un giudizio di merito ma basta vedere quanto si è detto e/o scritto a proposito del Partito della Nazione, ovvero un partito a vocazione maggioritaria che fu immaginato da Veltroni e che sembra voler riprendere Matteo Renzi.
Nel parlamento inglese, inoltre, non c’è tutta la pletora di partitini che esiste nel nostro Paese.
Da noi invece è grande espressione di democrazia, ragione per la quale attualmente in Italia nascono più partiti che bambini.
Ma la cosa (per noi) incredibile è che in Gran Bretagna, dopo qualche ora dall’ufficializzazione dei risultati, chi perde va a casa. Da noi vanno tutti a Porta a Porta da Bruno Vespa o in ogni altro possibile spazio televisivo a spiegare con qualche alchimia contabile o con confronti impossibili che invece tutti hanno vinto.
CHI PERDE LE ELEZIONI DEVE FARSI DA PARTE. Io non credo che un qualunque sistema elettorale possa definirsi perfetto. Personalmente ritengo però che ogni volta che ci sono le elezioni in Uk, prescindendo da chi vinca, si assista al festival della democrazia.
Chi vince governa, gli altri fanno opposizione e si preparano alle successive elezioni con una nuova classe dirigente che non può essere la stessa che ha portato alla sconfitta il partito nelle elezioni precedenti. C’è rinnovamento, si immettono nuove energie e la democrazia, che di questo si nutre, ne beneficia contribuendo a diffondere nei cittadini un concetto di assunzione di responsabilità assolutamente auspicabile anche in Italia.
Noi invece abbiamo politici che sono sul palcoscenico da decine di anni, alcuni non hanno mai vinto una elezione e sono ancora lì a occupare tutti i media per spiegarci quello che dovremmo fare nel prossimo futuro.
Nel nostro Paese molti dicono che abbiamo un problema per via della scarsa mobilità sociale: vogliamo parlare di quella politica? Come fanno a non capire i D’Alema, i Casini, e tutti i politici di quella generazione che il loro tempo è finito? Costoro hanno occupato lo spazio politico per un periodo inimmaginabile rispetto a tutte le altre democrazie con le quali ci confrontiamo. E sono ancora lì a soffocare qualche vagito di cambiamento all’interno dei loro stessi partiti e più in generale a cercare di bloccare lo stesso modo di fare politica nel nostro Paese.
ALLE REGIONALI LA FIERA DEI RICICLATI. In Italia il prossimo 31 maggio ci saranno le elezioni in sette regioni (Puglia, Campania, Toscana, Liguria, Veneto, Marche e Umbria): leggendo i giornali si nota come quasi tutti i partiti stiano riciclando molti dei candidati delle elezioni precedenti.
Risulta chiaro che da noi, una volta entrati in politica, non se ne esce più. Intanto l’affluenza al voto continua a diminuire ma sul perché di questa disaffezione se ne parla nei successivi due giorni dal risultato elettorale e poi non importa più niente a nessuno.
Inoltre ci sono alcuni politici che interpretano la funzione di “civil servant”, comparendo in maniera ossessiva su tutte le televisioni pubbliche e/o private del Paese.
Poi però non trovano il tempo di andare in parlamento (italiano o europeo) per fare il loro dovere.
Lancio due provocazioni: almeno la Rai (garante del servizio pubblico) dovrebbe dotarsi di un codice etico impegnandosi a non invitare in trasmissione i politici che abbiano accumulato oltre un certo numero di assenze in parlamento e (seconda provocazione) perché non pensare di pagare i parlamentari con un gettone di presenza anziché con una retribuzione fissa mensile?
Il sistema inglese dimostra di avere assunto come priorità i superiori interessi del Paese e non gli interessi individuali di ogni politico.
Ho già detto che non esistono modelli che possano essere considerati perfetti ma, almeno da questo punto di vista, credo che potremmo trarne ispirazione.
Purtroppo, anche ai livelli più elevati delle nostre Istituzioni, la lingua inglese non risulta essere così diffusa: pochi la parlano correttamente. Figuriamoci quindi un modello che obbligherebbe a una forte assunzione di responsabilità e una disponibilità a rimettersi in gioco nel momento della sconfitta.

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