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TERRORISMO 11 Maggio Mag 2015 1230 11 maggio 2015

Usa, lo Stato Islamico è una minaccia concreta

L'attentato di Garland risveglia la paura. L'America rivive l'incubo 11 settembre. Lupi solitari in aumento. E sulla Rete si moltiplicano i messaggi pro Califfato.

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Un agente all'interno dell'edificio che ospitava la mostra di vignette su Maometto, a Garland, in Texas.

Un convertito americano alla jihad e un suo giovane sodale, madre americana e padre pachistano, pronti a morire e uccidere, come in Francia, contro le vignette su Maometto.
A Dallas, sono morti solo gli attentatori. Ma la loro identità e la rivendicazione Isis dell'attacco hanno fatto ripiombare gli Usa nella psicosi del terrorismo.
Dai rapporti d'intelligence, i combattenti stranieri (foreign fighter) in Siria e in Iraq provenienti dagli Stati Uniti risultavano nettamente inferiori a quelli in arrivo dall'Europa e dagli altri continenti.
JIHADISTI BORN IN THE USA. Un centinaio, per l'inglese International Centre for the Study of Radicalisation, contro i circa 4 mila europei. Almeno 150 gli statunitensi che hanno tentato di raggiungere il sedicente Stato islamico (alcuni riuscendoci), secondo la Commissione di Sicurezza interna del Congresso americano. Qualche decina, dai report del controterrorismo Usa (Nctc) e dall'Fbi, i jihadisti che avrebbero fatto ritorno Oltreoceano, di recente dal Medio Oriente.
Negli Stati Uniti le leggi antiterrorismo e controlli serrati dopo le stragi dell'11 settembre avevano ridotto sensibilmente la presenza di cellule dormienti interne, anche rispetto ad altri grandi Paesi anglosassoni come Australia e Canada.
BOOM DI RECLUTAMENTI. Ma gli americani sono sempre il popolo più odiato dagli estremisti islamici.
Con la crescita impressionante dei foreign fighter nell'Isis, in al Qaeda e nelle sigle minori jihadiste - l'ultimo rapporto del Consiglio di sicurezza Onu, di aprile 2015, ha stimato oltre 25 mila combattenti stranieri da 100 nazioni, + 71% dal marzo 2014 -, dall'attacco sventato del 3 maggio in Texas gli Stati Uniti ricominciano ad avere paura.

Isis: rivendicazione ex post e nuove minacce agli Usa

Abu Bakr al Baghdadi, autoproclamatosi Califfo islamico.

Il tweet di rivendicazione di un simpatizzante dell'Isis è stato confermato (o fatto proprio) dalla radio ufficiale al Bayan del Califfato.
Gli attentatori della mostra di Garland, vicino a Dallas, organizzata dall'associazione antislamica American Freedom Defense Initiative, sono «fratelli» uniti nella jihad, i «soldati del Califfato vi colpiranno ancora, in modo più amaro e doloroso», hanno scandito dai microfoni dell'Isis.
LA CASA BIANCA È PRUDENTE. All'evento era legata una competizione con 10 mila dollari in premio per la vignetta su Maometto che rendesse più merito alla libertà d'espressione: tra la quarantina di visitatori nel centro, era stato invitato anche l'olandese Geert Wilders, a capo del partito xenofobo e antislamico Pvv.
Per la Casa Bianca è «troppo presto» per stabilire se, dietro l'episodio, ci siano gli esecutori di Abu Bakr al Baghdadi o di chi fa le sue veci. O se, come in altri casi dubbi, la rivendicazione sia ”solo” retroattiva.
LUPI SOLITARI CRESCONO. Ma l'«atto di terrorismo» è inconfutabile e anche nell'attribuzione di paternità la dinamica dell'attacco di Dallas è molto simile a quella dei fatti di Parigi. A riprova che, da Parigi, a Tunisi al Garland, le azioni pericolose dei cani sciolti si stanno propagando.
Gli autori sono jihadisti di ritorno o in partenza per il Medio Oriente, probabilmente non più o non ancora direttamente legati all'Isis o ad al Qaeda. E tuttavia, anche agendo in autonomia, i lupi solitari sono attivi e utili ai vertici delle organizzazioni crimininali per alimentare il regime di paura.
A marzo l’Fbi e il Dipartimento per la Sicurezza interna Usa avevano diramato un allarme sui «molti casi» e sul numero crescente di ragazzi e ragazze che dagli Stati Uniti vogliono combattere tra varie milizia islamiste, incluso l'Isis.
GLI ALLARMI DELL'FBI. Ad aprile, tra il Minnesota e la California erano scattati sei arresti antiterrorismo verso giovani che tentavano di andare o erano volati in Siria.
Come prova la sparatoria di Dallas, il pericolo di attentati è aumentato anche negli Usa.
Per le stesse autorità, crescerà grazie al tam tam dei simpatizzanti jihadisti che, sui social media, incitano a «portare avanti attacchi contro gli infedeli negli Usa, nel Regno Unito, in Olanda e in Francia».
Il sito d'intelligence sullo jihadismo Site riporta l'affermazione di un «americano accusato di combattere per l'Isis» su un gruppo di «71 soldati addestrati in 14 Stati diversi degli Usa».

Fbi: «Cani sciolti in aumento per la propaganda sui social»

Barack Obama.

La propaganda chiama all'emulazione, una manna per l'Isis e al Qaeda.
In Texas la reazione della polizia ha fermato la strage, ma non la spirale innescata dal boom di reclutamenti.
Convertito all'Islam, Elton Simpson, 30enne di Phoenix, in Arizona, era una veccchia conoscenza dell'Fbi, indagato nel 2010 perché voleva andare a combattere con gli al Shabaab, in Somalia.
Nadir Soofi, suo coinquilino 34enne, non era invece mai stato attenzionato e i conoscenti lo descrivevano come «politicamente impegnato ed educato nelle migliori scuole del Pakistan». «Musulmano credente», ma non un estremista, almeno fino a qualche anno fa.
Da tempo Simpson postava frasi sull'Isis su Twitter. Secondo indiscrezioni, l'Fbi aveva riaperto un fascicolo su di lui.
I SUPPORTER ONLINE. Ma negli Usa centinaia di utenti scrivono online frasi sospette su Isis e al Qaeda, il confine tra chi si limita a fantasticare e chi agisce è labile. E, anche per Simpson, non ci sarebbero state prove sufficienti, nonostante, tra i contatti, avesse un combattente dell'Isis come l'inglese Junaid Hussain o il somalo-americano Mohamed Abdullahi Hassan, supporter dello Stato islamico.
In un link su Twitter, Hassan aveva accostato la mostra sui fumetti in Texas alle vignette francesi: «I fratelli dell'attacco a Charlie Hebdo hanno fatto la loro parte. È tempo anche per i fratelli negli Stati Uniti di fare la loro». E, più vagamente, anche Simpson aveva accennato in Rete alle immagini di Maometto nell'esposizione in Texas, commentando: «Quando impareranno mai».
Sullo jihadismo l'amministrazione Usa non ha abbassato la guardia, neanche quando al Qaeda sembrava domata.
CONTROLLI RAFFORZATI. Dopo gli attentati di Parigi, la linea ufficiale sulle vignette suscettibili di reazioni è stata di non autorizzare la pubblicazione. Basso profilo anche alle grandi dimostrazioni pubbliche: il presidente americano Barack Obama spiccava come grande assente della marcia di Parigi.
Scandagliando con più perizia in Rete tra i sospettati, Fbi e intelligence avrebbero potuto fare di più. Dopo Dallas, è stato disposto un rafforzamento dei controlli e anche degli agenti sul territorio.
«Il terrorismo non è una minaccia esistenziale per gli Usa», aveva rassicurato qualche mese fa Obama. Ma la Rete è davvero grande, l'effetto emulazione moltiplica gli entusiasti dell'Isis e ora anche gli americani ricominciano ad avere paura.

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