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BILATERALE 13 Maggio Mag 2015 1610 13 maggio 2015

Intesa Vaticano-Palestina, Israele: «Delusi»

Riconoscimento dello Stato e accordi sul ruolo della Chiesa. Tel Aviv: «Non contribuisce alla pace».

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Papa Francesco e Abu Mazen.

Un'intesa sul testo e la prossima firma di un accordo globale tra Santa Sede e Stato di Palestina. Da una parte un ulteriore riconoscimento da parte vaticana verso lo Stato di Palestina - che è comunque «in continuità» con quanto la Santa Sede affermò già il 29 novembre 2012, al momento della risoluzione Onu che riconosceva la Palestina quale Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite - dall'altra quello del ruolo e delle funzioni della Chiesa «a livello giuridico anche per un suo più efficace servizio alla società».
Sono gli annunci diffusi il 13 maggio al termine della riunione plenaria della Commissione bilaterale. «La Commissione ha concluso il suo lavoro», ha spiegato padre Federico Lombardi. «C'è un testo che verrà presentato alle autorità e sarà stabilita la data della firma».
ISRAELE: «DELUSI DALLA DECISIONE DEL VATICANO». Israele si è detto «deluso» per la decisione del Vaticano di riconoscere lo Stato di Palestina. Il ministero degli Esteri sottolinea, infatti, che tale decisione non «contribuisce a riportare i palestinesi al tavolo delle trattative» per la pace.
MONS.CAMILLERI: «PROSECUZIONE DEGLI ACCORDI DEL 2000». «L'intesa», ha spiegato a L'Osservatore Romano monsignor Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati e capo delegazione della Santa Sede - è frutto dell'accordo base tra la Santa Sede e l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp, firmato il 15 febbraio 2000). I rapporti ufficiali tra la Santa Sede e l'Olp furono stabiliti il 26 ottobre 1994 e in seguito fu costituita una commissione bilaterale permanente di lavoro che portò avanti i negoziati per l'accordo del 2000».
I negoziati ripresi nel 2010 hanno quindi portato all'elaborazione dell'accordo attuale, che ha come scopo di completare quello firmato nel 2000.
«Come tutti gli accordi che la Santa Sede firma con diversi Stati», ha spiegato ancora monsignor Camilleri, «quello attuale ha lo scopo di favorire la vita e l'attività della Chiesa cattolica e il suo riconoscimento a livello giuridico anche per un suo più efficace servizio alla società».
«Lo stesso giorno», ha ricrodato Camilleri, «la Santa Sede, che ha anch'essa lo status di osservatore presso l'Onu, ha pubblicato una dichiarazione. Questa ha accolto con favore il risultato della votazione, inquadrata nei tentativi di dare una soluzione definitiva, con il sostegno della comunità internazionale, alla questione già affrontata con la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale prevedeva la creazione di due Stati, di cui finora uno solo ha visto la luce».

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