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INTERVISTA 13 Maggio Mag 2015 1811 13 maggio 2015

Piepoli: «Professori e pensionati voteranno Grillo»

Scuola, Renzi cerca il dialogo. Ma gli scontenti guardano al M5s. Ora oltre il 21%. Il premier resta lontano: 37,5%. «Lega al 15,5%. Fi? Cambi leader». Piepoli a L43.

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Il Partito democratico, dato al 37,5%, è destinato a stravincere perché Matteo Renzi ha piazzato il Nazareno a destra. Dove Beppe Grillo (al 21%) vuole porre il suo movimento, perché è qui che ci sono spazi politici.
Almeno ci saranno fino a quando Forza Italia (se si andasse a votare sarebbe al 10) o il suo successore non si darà un nuovo leader più credibile di quello attuale.
NON CI SONO ALTERNATIVE A RENZI. Questa è l’Italia che si evince dai sondaggi di Nicola Piepoli. Il quale non vede alternative all’attuale inquilino di Palazzo Chigi.
«È la quinta essenza dell’impossibile», dice a Lettera43.it. «Nella stessa mattinata va a Kiev e lì tranquillizza il presidente Poroshenko; poi prende un volo ed è a Mosca, prima porta una corona di fiori dove è stato ucciso il leader della minoranza (Boris Nemtsov, ndr) quindi, all’ora di pranzo, è al Cremlino a onorare Putin e a parlare con lui di pace e di energia».

Il sondaggista Nicola Piepoli (Imago).

DOMANDA. L'obiezione più frequente è che Renzi non è stato eletto. Non crede sia un problema?
RISPOSTA. Anche Cesare ha battuto Vercingitorige con un colpo di mano. E che cosa ha fatto Napoleone ad Austerlitz? Lo so, il paragone è ambizioso. Caso mai il suo problema è che non ha una visione del futuro. Di più, ha sostituito il futuro con il presente.
D. Inoltre potrebbe avere perso i voti dei pensionati...
R. I pensionati sono una decina di milioni. Di loro, almeno una metà non va a votare. E tendenzialmente negli ultimi anni, hanno sempre scelto la sinistra. Prima il loro atteggiamento era molto “classista”: se erano di classe più povera votavano Pci, se erano più abbienti Democrazia cristiana.
D. E i prof sulle barricate?
R. Quella degli insegnanti, altra fucina della sinistra, è una zuppa diversa dai pensionati, più resistenti ai cambiamenti.
D. Chi voteranno?
R. Una volta votavano chi li difendeva. Adesso scelgono chi offende quelli che non li difendono. Renzi fa capire che rallenterà i rimborsi per la mancata perequazione e i pensionati, a differenza dei professori, si sposteranno progressivamente verso Grillo.
D. Beppe Grillo?
R. Sì, Grillo. Da quando è iniziata la primavera, il Movimento ha guadagnato tre punti e mezzo, adesso supera il 21%. È qui che si stanno concentrando gli scontenti. Con una differenza rispetto al passato: prima guardavano ai Cinquestelle soprattutto i giovani, quelli più animati e animosi. Adesso si affidano a questa forza gente più matura e forse più sfiduciata.
D. Ne è sicuro?
R. Anch’io sono un pensionato, e visto che mi è chiaro che il governo farà di tutto per non pagare, sono tra quelli più arrabbiati. E sono tra quelli che ci perderà di più.
D. Quindi è contro Renzi?
R. Assolutamente no. Come diceva Gianni Agnelli, io sono governativo per natura. Stabilito questo, è attendibile anche a livello induttivo la fuga dei pensionati verso i grillini. Anche perché sono proprio i Cinquestelle i maggiori concorrenti di Renzi.
D. Qual è la loro strategia?
R. Hanno capito che, se vogliono fregare voti al Pd, devono posizionarsi a destra. È li che ci sono spazi da riempire ed è lì – ma non mi riferisco soltanto Grillo – che si pongono tutti i partiti per trovare un’alternativa.
D. Sta dicendo che alla sinistra di Renzi non c’è?
R. Neanche un po’. E non c’è stato mai stato nulla neanche prima che Renzi nascesse, come dimostrano i vari fallimenti dal Psiup lombardiano in poi. L’Italia è un Paese di destra e Renzi vince e regge perché sta portando la destra verso la sinistra. Questo, per esempio, gli è bastato per fare l’en plein alle scorse europee.
D. Non lo dica a Civati...
R. In questo Pippo è l’ultimo epigono del tentativo, nobile ma mortifero, di farsi travolgere dall’oscurità della politica. Mi è anche simpatico, ma lui, che ha contribuito alla creazione di Renzi, ha scelto la via del declino prima di essere vecchio.
D. Quanto è costato il suo addio in termini di voti?
R. Nelle ultime rilevazioni il Pd è al 37,5%.
D. Alle Europee era al 40…
R. Che io ricordi, mai il Pci o i suoi derivati hanno preso tanto. Berlinguer arrivò al 34 soltanto nell’anno nel quale morì. Fece lo stesso quasi 20 anni dopo Veltroni, ma subito dopo morì politicamente. Essere al 37,5%, a maggiore ragione con la nuova legge elettorale, significa stravincere. E non parlo soltanto della Amministrative, ma anche delle future Politiche, che non saranno a breve
D. E il centrodestra, invece, come sta?
R. Potrebbe ripartire, ma ci vorrebbe un super leader. Gli spazi politici, nonostante una società liquida come l’attuale, sono sempre gli stessi e si evidenziano bene su un diagramma cartesiana. La stocastica del voto nelle ultime tre tornate ci dice che lo stesso elettore ha prima scelto Grillo, poi ha dato fiducia a Renzi e infine si è rifugiato in Ncd.
D. In termini percentuali una coalizione Forza Italia, Lega, Ncd e Fratelli d'Italia che dato può raggiungere?
R. Tutti assieme sono ancora al 33%. Ma Forza Italia è il ritratto del suo leader: un partito di massa semidefunto, costretto a seguire la linea del Carroccio, che da solo e al momento, non va oltre il 15,5%.
D. Pd a parte, è una politica in crisi?
R. Non me lo dica. Nessuno ha i soldi per pagarmi. Se le parlo dal bel ristorante dove sono adesso, lo devo ai committenti privati. Se dovessi vivere con i soldi dei sondaggi, sarei morto di fame da tempo.

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