ELEZIONI 13 Maggio Mag 2015 1037 13 maggio 2015

Sindaco di Milano: la mappa dei papabili

Milano: si accende la corsa al dopo Pisapia. Centrosinistra tra Fiano e Majorino. Centrodestra su Salvini, con la suggestione Cav. E Di Pietro si offre al M5s. Foto.

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Manca un anno alle elezioni comunali di Milano, e di certezze ce ne sono poche, anzi, una sola.
Giuliano Pisapia ha detto basta, deludendo chi caldeggiava un suo secondo mandato a Palazzo Marino e rinunciando alla ricandidatura.
Il totonomi (guarda la gallery), già partito prima delle dichiarazioni del sindaco, è impazzato a seguito dell'ufficializzazione della sua scelta. Sono tanti, tantissimi, quelli che si sono rincorsi all'interno di un centrosinistra che, al 99%, sceglierà il suo candidato con il sistema delle primarie.
Tra tutti ne spiccano due: Emanuele Fiano sembra essere il preferito dei renziani, Pierfrancesco Majorino l'uomo giusto per la sinistra del partito (o almeno per una parte di essa).
FIANO IN POLE TRA I RENZIANI. Nonostante fonti interne al Pd milanese raccontino di una fase di «confusione totale», fatta di tattica e attendismo, e vedano in giugno una prima scadenza per poter tirare le fila in vista delle primarie, una scrematura iniziale tra i papabili si può già fare.
L'area renziana apprezzerebbe la candidatura di Fiano, veltroniano della prima ora, poi franceschiniano, ora uomo del premier. Classe 1963, ha dalla sua un bagaglio d'esperienza politica, nazionale e sul territorio, che pochi altri concorrenti possono vantare. Deputato da tre legislature, è responsabile nazionale Pd con delega alle riforme, ma prima ancora, dal 1997 al 2006, è stato consigliere comunale.
Dalla sua avrebbe anche l'appoggio della comunità ebraica milanese, di cui è stato consigliere dal 1988 al 2011 e presidente dal 1998 al 2001.
Il curriculum è di tutto rispetto, ma al Pd resta un dubbio: sarà capace di parlare agli elettori e convincerli di essere l'uomo giusto?
I CIVATIANI CON MAJORINO. Dalla parte civatiana, invece, scalpita Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali nella giunta Pisapia, con alle spalle una storia politica di sinistra cominciata quando il Pd era ancora Ds. La sua, come quella della vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, sarebbe una candidatura di continuità con la precedente amministrazione, ma non metterebbe comunque d'accordo l'intera area della sinistra dem.
Per questo sono emersi nomi come quello di Cecilia Strada, figlia del fondatore di Emergency, e Paolo Limonta, storico attivista del Leoncavallo e braccio destro di Pisapia. Entrambi sarebbero comunque candidati esterni al Pd.

Ambrosoli è il più amato dai milanesi

Umberto Ambrosoli.

La stessa cosa si può dire di Umberto Ambrosoli, un nome forte, anzi, il più forte del mazzo.
Almeno stando ai sondaggi del Partito democratico.
È lui l'uomo più amato dai milanesi, che nel 2013 l'avrebbero preferito a Roberto Maroni alla guida del Pirellone. Ambrosoli perse, ma a Milano superò il rivale, e ora potrebbe riprovarci per la carica di sindaco.
Dalle stanze del Pd locale in lui vedono la maggiore chance di tenere il centrosinistra al governo, un personaggio che è rimasto indipendente e che negli ultimi due anni ha guidato l'opposizione in Regione occupando un posto da consigliere di lista civica.
UN NOME CHE PIACE A RENZI. La sua potrebbe essere una nomination caldeggiata a livello nazionale, con Renzi che potrebbe sfruttare il suo spessore civico e la sua storia personale e familiare (il padre Giorgio fu fatto assassinare dal banchiere Michele Sindona nel 1979, mentre era commissario liquidatore della Banca privata italiana) per spiazzare l'area vicina a Pisapia, che davanti al nome di Ambrosoli potrebbe veder crollare le chance di vittoria di Majorino.
Poco realistiche le voci che parlano di Lia Quartapelle (gradita ai renziani ma poco nota alla cittadinanza e decisamente più interessata a una carriera negli Esteri), Andrea Guerra (ex amministratore delegato di Luxottica stimatissimo da Renzi ma in procinto di passare a Eataly), Ferruccio De Bortoli (nuovo presidente di Longanesi, spesso critico nei confronti del segretario nazionale del Pd).
IN CORSA ANCHE DUE BOERI. Difficile che Tito Boeri lasci l'Inps a meno di un anno dalla sua nomina a presidente. Inoltre, nonostante la sua autonomia sia riconosciuta e testimoniata da alcune uscite polemiche nei confronti del premier e dei suoi ministri, il fatto che a sceglierlo per la carica che ricopre attualmente sia stato proprio il governo Renzi rende il suo nome poco spendibile per la sinistra del Pd.
Presenta due facce diverse, invece, la suggestione legata a un altro Boeri, lo Stefano archistar che nel 2010 uscì sconfitto alle primarie proprio da Pisapia, e che ora potrebbe anche riprovarci. Sarebbe una scelta di discontinuità netta rispetto all'attuale amministrazione, ma il fatto di aver fallito al primo tentativo può essere un vantaggio, in termini di visibilità, come uno svantaggio, in termini di pedigree da vincente.
PER SALA SI ATTENDE LA FINE DI EXPO. Rimane in stand-by, invece, Giuseppe Sala. La sua sarebbe una candidatura pesantissima, in grado di convogliare voti anche da una certa parte dell'elettorato di centrodestra. Per lui, però, bisogna aspettare.
La fine di Expo, a ottobre, coinciderebbe perfettamente per tempistiche con le primarie che dovrebbero tenersi tra novembre e dicembre e per cui Majorino ha chiesto una rapida decisione. Non è dato sapere, però, quanto lui sia intenzionato a entrare nella partita, ma a preoccupare il Pd sono soprattutto le inchieste della magistratura su Expo. Sala non ne è stato toccato in nessun modo, finora, ma c'è chi, pur ritenendolo al di sopra di ogni sospetto, teme che il futuro possa riservare sorprese.
La sua posizione di amministratore delegato è naturalmente sensibile, e se anche ne uscisse completamente pulito, il minimo coinvolgimento, magari in piena campagna elettorale, sarebbe un rischio che il centrosinistra non può correre. Per questo è al momento difficile ipotizzare una sua candidatura.

M5s col dubbio Di Pietro, a destra spicca Salvini

Matteo Salvini.

Se tra le liste civiche indipendenti potrebbe spiccarne una a supporto di Beatrice Trussardi (comunque vicina all'area riformista renziana), il Movimento 5 stelle sembra dover fare i conti con un gigantesco enigma.
L'EX PM NON CONVINCE GRILLO. A loro si è offerto nientemeno che Antonio Di Pietro, l'uomo che nel 1992 fu l'emblema di Mani pulite, che da Milano ha iniziato la sua scalata alla notorietà e in Milano vedrebbe il luogo ideale per rilanciarsi dopo il fallimento politico dell'Italia dei valori.
Lui potrebbe essere il candidato giusto per dare ai pentastellati un'identità locale che nel Milanese non hanno mai avuto, il nome traino per il Movimento. Ma è comunque elemento del sistema partitico odiato da Beppe Grillo, uno che le mani, anche se indirettamente, ha finito per sporcarsele con le inchieste che hanno riguardato diversi esponenti dell'Idv, uno che ha portato in parlamento Antonio Razzi e Domenico Scilipoti. Non proprio un identikit a 5 stelle.
SALVINI FORTE DELL'EXPLOIT ALLE EUROPEE. Tra i nomi che circolano per il centrodestra, uno spicca su tutti. È quello di Matteo Salvini, lanciatissimo leader della Lega. Non ha mai fatto mistero di voler diventare sindaco di Milano, la sua città, dove è diventato consigliere comunale per la prima volta nel 1993, a 20 anni.
Il suo, a meno di incredibili sorprese, è il nome migliore che possa giocarsi il centrodestra. L'exploit alle Europee, le 108.941 preferenze personali che hanno rilanciato una Lega che in molti davano in crisi dopo gli scandali legati all'ex tesoriere Maurizio Belsito, il 6,15% e cinque seggi a Bruxelles conquistati dal partito, hanno dato al Carroccio un peso specifico notevole nella costruzione del nuovo polo del centrodestra.
IL LEADER LEGHISTA NON VUOLE BRUCIARSI. L'endorsement più importante è arrivato nel novembre 2014 da Silvio Berlusconi in persona: «Salvini goleador e io regista».
Si parlava di Politiche e, addirittura, della possibilità di vedere il leader leghista candidato premier. Figurarsi allora se non può fare il sindaco di Milano.
L'unico ostacolo alla candidatura, in realtà, sembra rappresentato proprio dalle ambizioni di Salvini, che punta sempre più in alto, si vede politico dal respiro nazionale, e non vorrebbe rischiare di bruciarsi.
Sì, perché nonostante i proclami, il centrodestra ha in mano dei sondaggi che parlano chiaro: il gap con gli avversari, a Milano, è netto e, a prescindere da Pisapia, il recupero è proibitivo.

A Gallera manca l'appeal sugli elettori

Giulio Gallera è tra i possibili candidati del centrodestra a sindaco di Milano.

Servirebbe un nome grosso, quello che non può vantare l'avvocato Giulio Gallera, politico fin dal liceo, in Forza Italia fin dalla sua fondazione, eppure poco conosciuto alla cittadinanza nonostante la lunga militanza (dal 1997 siede ininterrottamente in consiglio comunale) e le cariche ricoperte (è stato assessore al Decentramento territoriale con Albertini, vicepresidente di Anci Lombardia, presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, coordinatore del Popolo della libertà a Milano).
La notorietà non manca certo a Maria Stella Gelmini, anche se il suo passaggio da ministro della Pubblica istruzione non è stato dei più felici, mentre un altro ex ministro, fresco di dimissioni, Maurizio Lupi non ha dalla sua l'appoggio di un partito sufficientemente forte dentro la coalizione.
ZERO CHANCE PER LUPI. Nonostante l'apertura della Gelmini, coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, Ncd è un po' il fratellino piccolo della famiglia del centrodestra, non sembra avere il peso necessario a imporre un suo candidato, e l'ipotesi che Lupi potesse essere il candidato espresso da un'alleanza tra Pd e Ncd, che ricalcasse sul locale le dinamiche del governo Renzi, è pura fantapolitica.
Il coordinamento cittadino degli alfaniani è fortemente critico nei confronti della linea nazionale, e i dem, dal canto loro, sono convinti di avere la forza necessaria a vincere da soli: «Non abbiamo alcun bisogno di Alfano», ha commentato uno di loro.
DE ALBERTIS E ROCCA DALLA SOCIETÀ CIVILE. Dalla società civile vengono i nomi di Claudio De Albertis (presidente della Triennale che si è detto onorato dall'idea, ma ha negato di essere mai stato contattato, sebbene il suo nome sia stato fatto più volte nelle riunioni del centrodestra) e Gianfelice Rocca (presidente di Assolombarda, associazione degli industriali delle province di Milano, Lodi e Monza Brianza, che starebbe valutando la proposta).
C'è poi una persona che in pochi nel centrodestra gradirebbero vedere candidata, ma che ha l'appoggio dell'uomo più importante della coalizione. Silvia Sardone, 32 anni, è sponsorizzata da Berlusconi, che sembra però vederla come una extrema ratio nel caso in cui non si dovesse giungere a un candidato condiviso da tutti. In quel caso, il Cav, potrebbe imporre la sua favorita.
E SILVIO POTREBBE SORPRENDERE TUTTI. O addirittura scendere in campo in prima persona. «A Milano tutto è iniziato, e da Milano tutto potrebbe ripartire. Nel 2016 dovremo riconquistare il Comune con un candidato sindaco che sarà la sintesi della nostra storia», ha detto l'ex premier il 28 marzo a un evento di Forza Italia.
Allora sì che il centrodestra potrebbe pensare di fare lo sgambetto alla sinistra. Ma forse è solo una suggestione. Forse.

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