Matteo Renzi 150512125703
MAMBO 14 Maggio Mag 2015 1229 14 maggio 2015

I 'tragediatori' del Pd non sono migliori di Renzi

Il premier ha tanti difetti. Ma chi lo attacca vuole che in Italia non cambi nulla.

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Matteo Renzi.

Se guarda ai dati dell’economia, Renzi può cominciare a essere ottimista. Se guarda alla politica no.
Non penso alla scissione silenziosa dal Pd. Se ne andranno in pochi e confusi. Le cose che devono preoccupare Renzi sono altre.
Sono le elezioni regionali, per esempio, perché in Liguria Cofferati gli ha messo un bel bastone nelle ruote, perché la Moretti in Veneto non sembra giovarsi della diaspora del leghismo alla Tosi, perché in Campania non si sa se è meglio vincere con gli “impresentabili” o perdere, perché in Puglia vincerà Emiliano che non fa mistero di aspirare a insidiare nel medio periodo lo stesso Renzi dopo aver cercato di diventare il punto di riferimento del partito del Sud.
SCUOLA E PENSIONI, IN BALLO MIGLIAIA DI VOTI. Il premier deve fare i conti anche con due problemi sociali giganteschi: uno ereditato, le pensioni, l’altro creato dal suo governo, la scuola. Sono in ballo centinaia di migliaia di voti.
Questo quadro economicamente più sorridente e politicamente accigliato lo vede nella condizione, da lui preferita, di combattente solitario.
Fateci caso: quel mondo di “gufi”, definizione che il premier non dovrebbe usare ma un giornalista può farlo, si sta sovrappopolando.
Molte critiche a Renzi sono meritate: è arrogante, decide da solo, spesso non è di parola, si circonda di poche persone i cui talenti sono ancora da scoprire.
Molte critiche sono invece vere tare italiane.
C’è in tutti i campi, paradossalmente anche nella politica, una resistenza strenua a che si crei un luogo politico che decida, c’è la diffusa prevalenza dell’idea che tutto sia aggiustabile, che tutto possa cambiare purchè non cambi nulla.
A SINISTRA C'È CHI ODIA RENZI PIÙ DEL CAV. Ci sono anche lobby potenti rimaste senza mission che gli fanno la guerra - penso ai sindacati e in particolare alla signora Camusso -, c’è nel mondo politico di sinistra il cosiddetto “respingimento a pelle”, nel senso che aree sempre più ampie della sinistra riformista e radicale non amano Renzi a prescindere e, anzi, ormai lo odiano più di quanto abbiano odiato Berlusconi, di cui hanno palese nostalgia.
Questi mondi avversi a Renzi non sono migliori di lui. Per quello che hanno fatto sono peggiori di lui. Per quello che si preparano a fare, lo saranno ancora di più.
Pensate se è normale che una area della sinistra si chieda perché segretario Pd non si inginocchi davanti a Fassina per farlo restare in un partito contro il quale “smadonna” tutti i giorni.
La politica italiana ha sempre più bisogno di amici e nemici, di guelfi e ghibellini, di Bartali e Coppi.
È fatta di leader “tragediatori” che ogni volta che scoprono di contare meno sentono che la democrazia è in pericolo.
Vedete un po’ se di fronte a tutto questo, uno come me, lungamente militante del Pci, cioè di un mondo a cui Renzi è estraneo e che non gli è mai piaciuto, si deve trovare invece ad appoggiarlo e ad augurargli, nell’interesse generale, che ce la faccia.

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