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EMERGENZA 14 Maggio Mag 2015 0833 14 maggio 2015

Immigrazione, l'Agenda sembra un libro dei sogni

Defezioni degli Stati. Egoismo. Soltanto 20 mila profughi da ospitare su 185 mila richiedenti asilo. Ecco perché l'obiettivo ambizioso di Juncker rischia di fallire.

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da Bruxelles

Il commissario europeo Cecilia Malmstrom.

Dopo la presentazione dell'Agenda europea per la migrazione della Commissione europea, il tenore dei commenti che si sentivano nei corridoi di palazzo Berlaymont era questo: «Vi ricordate le promesse che fece il commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmström quando nell'ottobre 2013 andò a Lampedusa dopo l'ennesima tragedia del mare? Un programma europeo per risolvere tutti insieme il problema dell'immigrazione. E dov'è? Carta straccia, la stessa fine che farà anche questa proposta».
Perché quando a Bruxelles si parla di immigrazione e responsabilità condivise tra tutti gli Stati membri, lo scetticismo e l'egoismo sono sovrani.
STOP A LOGICHE EMERGENZIALI. Questa volta però la Commissione di Jean-Claude Juncker non ha avuto paura di imporre il suo potere esecutivo e ha annunciato due proposte legislative e una raccomandazione sui richiedenti asilo.
Per la prima volta l'Unione europea cambia rotta: esce dalla logica emergenziale e cerca di affrontare il fenomeno da un punto di vista strutturale.
Una richiesta che l'Italia aveva fatto durante il Consiglio europeo degli Affari interni di ottobre 2014, e che sembra oggi aver trovato un riscontro.

  • Il presidente Juncker spiega l'Agenda sui migranti (versione francese).


ATTESA PER L'APPROVAZIONE. Ora però resta da vedere se ad accogliere la proposta saranno anche gli altri Stati membri: è infatti il Consiglio europeo che deve votare a maggioranza qualificata sia la prima proposta legislativa emergenziale per la ripartizione obbligatoria dei richiedenti asilo secondo il sistema delle quote (relocation, che dovrebbe essere approvata durante il vertice Ue del 26 giugno), sia la seconda proposta legislativa da elaborare entro la fine del 2015 per stabilire un meccanismo permanente di relocation.
PAURA DELL'OBBLIGATORIETÀ. «È chiaro che, se proponi un sistema obbligatorio, i Paesi che finora non hanno mai dovuto gestire il fenomeno si preoccupano e iniziano a fare domande», racconta chi sta seguendo il dossier nella capitale europea.

L'Ue si sgretola: 26 Stati membri su 28 risponderanno alle proposte

Jean-Claude Juncker.

Proprio per questo la Commissione ha deciso di 'blindare' la proposta che ha intenzione di presentare entro due settimane facendo appello al paragrafo 78.3 dei Trattati, che permette di attivare un meccanismo di emergenza se i flussi sono eccessivi.
Spetta ora agli Stati membri decidere se rispettarlo dando prova di responsabilità.
«Finora tutti hanno parlato in maniera provvisoria, ipotetica, spesso anche a titolo personale, ma nessuno nella capitale europea ha detto ufficialmente no», racconta una fonte.
ALTRO CHE SOLIDARIETÀ. L'opt-out della Danimarca e i possibili opt-out da parte di Irlanda e Regno Unito, che possono non votare la proposta della Commissione e quindi decidere di non accettare il meccanismo di relocation, fa perdere però quel senso di unità e solidarietà europea che la Commissione auspica con un'adesione davvero comunitaria da parte di tutti gli Stati membri.
SU BASE VOLONTARIA. Se così non fosse, come è molto probabile, non più i 28, ma i 26 Stati membri rimanenti dovranno rispondere alla doppia proposta legislativa fatta dall'esecutivo Ue e a una Raccomandazione sul reinsediamento a base volontaria dei rifugiati attualmente ospitati nei campi profughi di Paesi terzi (in particolare Giordania e Turchia). Persone che hanno un diritto già accertato alla protezione internazionale.
Si tratta del cosiddetto resettlement, che spetta ancora una volta agli Stati membri accettare o no.
NESSUN ACCORDO SUI NUMERI. La misura, presentata durante il summit europeo di emergenza sull'immigrazione del 23 aprile, aveva riscosso poco successo, tanto che nelle conclusioni finali il Consiglio non aveva inserito alcun numero sulle persone da ospitare perché gli Stati membri non erano riusciti a mettersi d'accordo.
Ora la Commissione Juncker ha deciso di spingere il progetto pilota mettendo sul tavolo 50 milioni di euro per il 2015-16.
DA OSPITARE 20 MILA PROFUGHI. Nel documento ufficiale dell'Agenda ha inserito anche il numero dei richiedenti asilo da ospitare facendo riferimento a quello fornito dall'Alto Commissariato Onu per i rifugiati, Unhcr: 20 mila.
Una cifra irrisoria considerato che nel 2014 l'Ue ha dato protezione a oltre 185 mila richiedenti asilo, il 50% in più rispetto al 2013, secondo i dati di Eurostat.
Circa due terzi degli status di protezione sono stati concessi da quattro Paesi: Germania (47.600, +82% sul 2013); Svezia (33 mila, +25%); Francia (20.600, +27%) e Italia (20.600, +42%).
Sempre nel 2014 sono passati per l’Italia 170 mila migranti e in tutta l'Ue sono state fatte oltre 626 mila richieste di asilo.

Le quote in cambio di maggiori controlli: il do ut des europeo

Migranti a bordo dell'imbarcazione della Marina militare diretta al porto di Pozzallo.

Numeri che mettono in evidenza come il problema ricada tutto sulle spalle di pochi Paesi.
Così se la proposta legislativa della Commissione sulla misura emergenziale di relocation dovesse passare, saranno loro i primi a ricevere beneficio grazie alla ripartizione per quote tra tutti gli Stati membri.
L'ITALIA 'ESONERATA'. L'Italia per esempio sarebbe 'esonerata', almeno all'inizio, dal dover accogliere quote di nuovi profughi, ha spiegato l'Alto rappresentante per la Politica estera Ue Federica Mogherini, visto che il nostro Paese ha già superato la quota prevista dagli schemi di redistribuzione presentati dalla Commissione, così come la Grecia.
In cambio però è proprio all'Italia che è stato chiesto un impegno maggiore nella gestione degli approdi.
Uno dei punti più controversi è l'invio di funzionari europei per presiedere alle operazione di identificazione dei migranti sbarcati nel Paese, visto da qualcuno come una sorta di commissariamento di Roma.
CHIESTI PIÙ CONTROLLI. Nell'Agenda si prevede infatti che membri di Easo, Frontex ed Europol lavorino assieme agli Stati membri per le procedure di identificazione e fotosegnalamento degli stranieri.
Una pratica svolta dall'Italia, ma non sempre in maniera corretta, avevano denunciato alcuni Paesi, tra cui la Germania, che già al summit del 23 aprile aveva chiesto maggiori controlli.
ALFANO ALZA LA VOCE. «Siamo uno Stato sovrano e siamo pronti a fare da soli», ha ribadito il ministro degli Interni Angelino Alfano, «c'è da vedere se i soggetti che vengono a fare l'identificazione fanno parte di un piano complessivo internazionale, oppure vengono per controllare noi».
Le modalità della collaborazione devono essere definite. Solo allora si capirà se il maggiore controllo sarà direttamente proporzionale all'assunzione degli impegni da parte di tutti gli altri Stati membri.
REGOLAMENTO RIVISTO NEL 2016. Il tutto sempre in attesa della vera soluzione del problema: un riesame del regolamento di Dublino, annunciato per il 2016.
La necessità di rivedere le regole Ue derivate dalla Convenzione di Dublino, che attribuiscono unicamente al Paese di primo approdo la responsabilità di farsi carico dei richiedenti asilo, è stata ribadita anche dal primo vice presidente della Commissione, Frans Timmermans. Ma per ora di scritto rimane solo l'Agenda.

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