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MAMBO 15 Maggio Mag 2015 1302 15 maggio 2015

Questa sinistra radicale è sempre più conservatrice

Ma quali riformisti? Civati & company rappresentano idee vecchie e  perdenti. 

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Fassina, Renzi e Civati.

La polemica contro le liste di sinistra che rischiano di far perdere i candidati del Pd alle Regionali è puramente propagandistica e non ha senso.
Il caso limite è la Liguria dove l'onorevole Pastorino, a capo di una lista sostenuta da Civati e Cofferati, può togliere alla candidata Pd tanti voti da realizzare il miracolo della vittoria del candidato berlusconiano.
Anni fa la stessa polemica la sinistra ufficiale la fece verso il nascente e già trionfante movimento di Grillo, non accorgendosi che rivolgeva la sua accusa non a un possibile alleato, a una propria costola, ma a un vero avversario. Lo sono anche Civati e Cofferati e un domani anche Fassina e altri? Penso proprio di sì.
RENZI DESCRITTO COME IL MALE ASSOLUTO. I fuoriusciti dal Pd e quelli che stanno per raggiungerli considerano Renzi come un uomo assatanato di potere, nelle mani di lobby oscure (soprattutto massoneria, nei salotti della politica non si parla d’altro e molti miei amici massoni, pubblicamente massoni, sono stupiti di non saper niente di questo loro nuovo potere), portatore di un progetto di destra, espressione di forze ostili alla democrazia.
Ci manca poco che chiamino alla Resistenza sui monti.
Con questo bagaglio di accuse, che il mondo loro di riferimento condivide, è difficile sostenere che la loro lista è un pezzo di album di famiglia che si è lacerato.
È ormai proprio un’altra cosa. Sta succedendo un fatto, già in verità accaduto dagli Anni 20 in poi che una parte della sinistra considera l’altra da cui si è staccata come collusa col nemico e anzi peggio del nemico.
UNA FASCIA DELLA SINISTRA VEDE SOLO CATASTROFI. Vi ricordate come erano brutti e infrequentabili i berlusconiani quando votavano l’Italicum e come sono diventati simpatici alleati quanto hanno con Brunetta gridato al colpo di Stato?
Sono sepolti da analisi catastrofiste, che vengono dai primi del secolo scorso, che il tempo si è incaricato di smentire.
Alla base di queste analisi c’era l’idea del fallimento prossimo del capitalismo, dell’impoverimento generale, della fine della democrazia sul pianeta e quindi della necessaria lotta rivoluzionaria che avanguardie previdenti erano in grado di progettare e organizzare. Ieri Lenin, oggi Civati. Come passa il tempo, no?
Oggi le cose vengono dette con diverso linguaggio ma alcuni leit motiv sono gli stessi: le forze oscure o del male che agiscono nascoste dietro una personalità prepotente, la fine della democrazia rappresentativa, la consegna della scuola a privati e Opus dei, eccetera eccetera.
Il sindacato si è specializzato in questi raduni a sfondo catastrofico. Fateci caso: Camusso e Landini non parlano più della Fiat che non è fallita, che assume e dove Fiom e Cgil perdono, con mio dolore, le elezioni sindacali.
Cofferati, fondatore del nuovo pan-sindacalismo, una nuova forma di luddismo politico esasperato, Civati e Fassina rappresentano questa area, di provenienza riformista, che a mano a mano considera venuto meno il patto con le altre culture. La loro è fondata sull’accordo preventivo con i sindacati, con l’anima giustizialista del Paese, proprio quando molti magistrati si distaccano da questi mondi, su un’idea delle riforme che appare via via più oscura, coltivando questi simpatici signori ormai anche una vena anti-europea assai spinta.
EX RIVOLUZIONARI DIVENTATI CONSERVATORI. Tuttavia, comunque li si giudichi, questi mondi sono pezzi reali della sinistra, sono settori di pubblica opinione che “odiano” fisicamente Renzi contro il quale sono disposti anche a far vincere l’avversario di destra (così finalmente si può fare una bella opposizione, si sente dire).
È una sinistra che non ha proposte né più il gusto della modifica di quelle altrui come facevano le belle sinistre di una volta.
Che senso ha, quindi, lamentarsi se faranno perdere la candidata del Pd in Liguria?
Si sa che i processi riformatori sono costosi. Si lotta sempre su due fronti.
Il tema è se per bloccare il rischio della frana elettorale bisogna fermarsi o no. L’esperienza dice di no, chi vuole riformare non si ferma, semmai rallenta, discute un po’ di più, media ma non si ferma. Fermare tutto è l’obiettivo degli anti-riformatori, cioè di quel mondo conservatore che ha preso casa a sinistra da gran tempo.

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