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ANALISI 15 Maggio Mag 2015 1742 15 maggio 2015

Scuola, quanti dubbi sulle stime del governo

Un miliardo per l'assunzione di 100 mila precari. Ma a novembre erano 149 mila. Dagli aumenti alla digitalizzazione: i conti non tornano. Cobas, sfida al Garante.

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Matteo Renzi illustra la riforma della scuola in un video.

Per Matteo Renzi la riforma della scuola è anche una questione economica.
«Per la prima volta», ha ripetuto il premier la mattina del 15 maggio ai microfoni di Radio Anch’io, «ci sono più soldi per la scuola. Certo, vogliamo darli non in modo indiscriminato. Nessuno tocca gli stipendi di oggi ma se ci sono soldi in più, premiamo di più chi è stato più bravo». Ma davvero è così?
Accanto allo strapotere del preside-manager e al rischio che 50 mila docenti (idonei dopo i concorsi, abilitati o con un lungo curriculum da supplenti) vengano rottamati, i sindacati e gli esperti mettono in dubbio le risorse che il governo promette per la Buona scuola. Che a detta di tutti sono insufficienti.
100 MILA INSEGNANTI DA ASSUMERE. Il punto più controverso riguarda il piano straordinario per assumere dall’anno scolastico 2015-2016 circa 100 mila insegnanti attualmente precari, con l’obiettivo di garantire più stabilità nella formazione delle classi, tanto da eliminare le graduatorie a esaurimento, sospendere il ricorso alle supplenze fino a un sempre più possibile blocco delle assunzioni nelle scuole materne. E chiaramente contenere la spesa.
Per la cronaca va ricordato che fino al novembre scorso il governo - come annunciò il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini - intendeva stabilizzare con la stessa cifra, 1 miliardo di euro, 149 mila precari. Ma a ben guardare il problema va ben oltre le risorse.
L'ANIEF: «CI VORREBBERO 3 MILIARDI». Giuseppe Bertagna, direttore del dipartimento di Scienze umane e sociali dell’università Bergamo ma soprattutto ghost writer della riforma della presentata da Letizia Moratti nel 2001, nota che «se continuiamo a ragionare mantenendo l’attuale schema di organizzazione del sistema scuola, allora ci vorrà nel tempo anche molto di più per pagare lo stipendio dei 100 mila precari».
In tempi non sospetti Marcello Pacifico, segretario dell’Anief, ha fatto sapere: «Quello che serve alle nostre scuole e a chi vi opera, che ha il contratto bloccato da cinque anni e perennemente sotto l’inflazione, sono solo risorse ‘fresche’, pari a 3 miliardi di euro».

Bertagna: «Più soldi a chi lavora meglio»

Sindacati in piazza contro la riforma della scuola.

Bertagna, si sa, ha sempre visto la scuola alla stregua di un’impresa formativa di natura creativa e innovativa. E in quest’ottica, «soltanto una riorganizzazione, con la creazione di percorsi personalizzati per superare il modello delle classi può liberare energie e garantire risparmi. E tutto questo creerebbe per gli istituti maggiore efficienza formativa e maggiore competitività».
Qualcuno si chiede se il miliardo allocato già nella scorsa Legge di Stabilità potrà essere confermato negli anni successivi dopo che la Consulta - cancellando il blocco di Monti sulla perequazione - ha aperto nei conti pubblici un buco forse anche di 15 miliardi di euro. Tenendo pure conto che la spending review ha previsto per il ministero di viale Trastevere tagli per 650 milioni.
200 MILIONI PER GLI AUMENTI. In quest’ottica rischia di apparire ancora più pingue lo stanziamento da 200 milioni per finanziare il nuovo sistema degli aumenti.
Stando alla #Buonascuola sarà superato il modello dello “scatto di carriera”, legando gli adeguamenti di stipendi al merito per il 70% e per il 30% all’anzianità. Al di là del fatto che non è ancora ben chiaro come funzionerà e da chi sarà composto l’organismo che valuterà virtuosi e non, i sindacati hanno fatto notare che 200 milioni sono meno di quanto lo Stato spendeva per gli adeguamenti salariali previsti per la categoria.
Al riguardo il professor Bertagna promuove il metodo ma non il merito della proposta. «Chi lavora di più e meglio ha diritto a essere pagato meglio. Principio che era presente nella prima stesura del testo. Il problema è che nell’ultima si finisce per annacquarlo parecchio».
DOVE SONO I FONDI PER LA DIGITALIZZAZIONE? Ancora più risibile è per i sindacati il bonus da 500 euro all’anno, che il governo vuole concedere ai professori per comprare materiale per la formazione. E nel quale sono previsti libri, dvd o biglietti per le mostre.
Mentre si sono perse le tracce dei fondi per la digitalizzazione. E l’alternanza scuola-lavoro, tanto decantata da Renzi, potrebbe pagare l’indebolimento dello strumento dell’apprendistato. Che dopo il Jobs Act resta ancora oneroso per le aziende.

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