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SPIRITO ASPRO 15 Maggio Mag 2015 1331 15 maggio 2015

Studenti e prof: questa scuola non è difendibile

Ragazzi superficiali. Docenti impreparati. Questo è il vero problema italiano. Come risolverlo? Neanche Renzi lo sa. Il commento di Lia Celi. Ddl, ok all'art.1.

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Decine di migliaia in piazza per protestare contro la riforma della scuola.

Sono figlia di insegnanti e madre di studenti. Fra i miei ricordi d'infanzia ci sono le riunioni di insegnanti precari in sciopero, nel mio presente figli ben contenti di perdere giorni di lezione a causa delle agitazioni contro la riforma Giannini.
In mezzo ci sono decenni di riforme e controriforme, puntualmente accompagnate da scioperi, proteste e occupazioni: tanto per le riforme Moratti e Gelmini, promosse da governi di destra, quanto per le Berlinguer e Fioroni, elaborate da governi di sinistra.
QUANTA SUPERFICIALITÀ NEI CORTEI. Non si può chiedere che gli studenti si strappino le T-shirt alla prospettiva di passare una mattina facendo casino in giro per la città con uno striscione in mano, o che studino approfonditamente documenti scritti in burocratese incomprensibile per capire veramente che cosa intendono fare i ministri dell'Istruzione.
E, in tutta onestà, non so se trovo più sconsolanti i ragazzi «superficiali» che scendono in corteo contro riforme di cui sanno pochissimo, o i giovani portavoce dei vari movimenti, che ne sanno anche troppo e in tivù o nei video in Rete parlano lo stesso linguaggio tecnico, scartoffiesco e sindacaleggiante dei prof che hanno 40 anni più di loro.
LA SCUOLA? È COME LA COSTITUZIONE... Le proteste dei prof, in genere, paventano i disastri che ogni riforma causerà all'istruzione pubblica, soffocando la libertà di insegnamento e l'autonomia scolastica (introdotta peraltro 15 anni fa con una riforma contro cui a suo tempo protestarono vigorosamente).
A giudicare dalla fiera opposizione degli insegnanti a qualunque tipo di cambiamento, bisognerebbe pensare che la scuola italiana così com'è sia come la nostra Costituzione: la più bella, libera, democratica e e antifascista del mondo.
Ma purtroppo la scuola è come la Costituzione per un altro motivo: viene usata opportunisticamente, come un feticcio o una bandiera da sventolare, mentre una parte dei suoi principi e obiettivi resta clamorosamente disattesa.
DOCENTI INEFFICIENTI O IMPREPARATI. Basta mettere insieme i nostri ricordi antichi di studenti e recenti di genitori per avere un quadro sconsolante, uguale da un quarantennio: edifici fatiscenti, programmi scolastici mai completati, docenti inefficienti, impreparati o con disturbi dell'umore (la categoria è una di quelle più a rischio di depressione), ma per lo più inamovibili.
Il mio prof di storia e filosofia al liceo fumava in classe, ci diceva chiaramente che ci disprezzava dal primo all'ultimo e, pur di non doverci ascoltare, non interrogava mai e riempiva le ore di lezione di soliloqui rauchi e astrusi su Kant ed Hegel o sulla Guerra dei Trent'Anni.
Chissà se come direttore di un liceo privato in cui ciuchi calzati e vestiti guadagnavano miracolosamente il diploma era più efficiente; fatto sta che nessuno, compresi i colleghi, eccepì mai sul suo conflitto di interessi. Quello di matematica parlava solo di cinema: lo adoravo, peccato che l'anno dopo io abbia cambiato città e liceo, e abbia dovuto recuperare la materia a suon di lezioni private.

I prof esauriti? Non li ha scelti il preside-sceriffo della Giannini

Roma: il presidio Cobas sotto il ministero dell'Istruzione per lo sciopero contro il ddl buona scuola (5 maggio 2015).

Le scuole medie delle mie figlie sono state funestate da un'insegnante chiaramente esaurita che non solo non spiegava mai, sostenendo che i ragazzi dovevano trovare da soli un metodo di studio, ma passava il tempo a inveire contro di loro.
Ho amiche prof che, quando non protestano contro qualche riforma, in privato si lamentano sistematicamente di tanti loro colleghi e colleghe, in quanto pigri o impreparati (se non peggio: googlate «prof pedofilo» e scoprirete una galleria di schifezze da tutte le regioni d'Italia, denunciate da genitori e ragazzi, a volte coperte dagli altri docenti.)
E non sono stati scelti dal preside-sceriffo della Giannini: possibile che con la riforma la percentuale di prof inadeguati possa addirittura crescere?
RENZI PATETICO? NON È IL SOLO. E, last but not least, tanto per parlare di diritto allo studio: perché, ieri come oggi, gli insegnanti fanno comprare alle famiglie costose pile di libri di cui metà rimane intonsa perché il docente non li usa - un classico, il libro di religione - o fa scaricare materiale dalla Rete, e ai soldi dei libri di testo a settembre vanno aggiunti quelli di narrativa o di esercizi «consigliati» dal prof durante l'anno scolastico (che se ti rifiuti di comprarli tuo figlio ti dice che allora se prende un brutto voto è colpa tua)?
Sarà patetico Renzi con la sua lavagna, ma fanno un po' pena anche gli studenti che lo cazziano perché scrive «materie umaniste» anziché «umanistiche», e poi gli rispondono con video in burocratese in cui scrivono le loro (giuste) obiezioni in piccolo su fogli e lavagne, senza rendersi conto che risultano illeggibili allo spettatore.
RAGAZZI CON LA SCONFITTA DIPINTA IN FACCIA. E sono i figli della società dell'immagine, che fanno informatica a scuola dalle elementari. In questo, nella comunicazione, nella provocazione, nella fantasia e nel coraggio di difendere ciò in cui credono, se ci credono, dovrebbero essere loro i più forti, molto più dei loro anziani docenti.
I difetti della scuola italiana, quelli che forse nessuna riforma potrà guarire, li vedi da quei video tristi e squallidi come le scuole in cui sono stati girati, interpretati da ragazzi che parlano da vecchi e hanno già la sconfitta dipinta in faccia.
È una scuola al ribasso, in cui nessuno ha fiducia in nessuno, e nessuno ha fiducia in chi al governo dovebbe occuparsi della scuola.
PRENDIAMO ESEMPIO DALLA FINLANDIA. Nella mitica scuola finlandese, gli insegnanti vengono selezionati con criteri severissimi in base all'attitudine all'insegnamento e alle capacità di comunicazione, oltre che alla preparazione, e i risultati si vedono.
E nessuno si sogna di chiamare fascista o liberticida un governo così esigente, perché la qualità della formazione delle nuove generazioni è interesse di tutto il Paese, oltre che garanzia di mobilità sociale e di crescita economica.
In Italia conta molto di più la tranquillità delle vecchie generazioni. Perché è con quella che si vincono le elezioni.

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