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SCONTRO 16 Maggio Mag 2015 1358 16 maggio 2015

Anm-Renzi, torna la tensione

Stoccata dei magistrati al premier: «Riforme timide e incoerenti». Nuovi veleni dopo il botta e risposta sul caso Incalza.

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Il premier Matteo Renzi e il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli.

«Timidezza», «incoerenza», «scelte di compromesso nascoste dietro interventi deboli che troppo spesso hanno caratterizzato le decisioni adottate dalla politica».
Il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli, torna all'attacco del premier Matteo Renzi e delle riforme promosse dal suo governo.
In particolare i disegni di legge su corruzione e prescrizione, caratterizzati da un «travagliato iter di approvazione».
In apertura del Comitato direttivo centrale dell'associazione dei magistrati, Sabelli ha sottolineato come il dibattito pubblico «si sia spostato dall'azione di contrasto al tema delle intercettazioni e della loro pubblicazione».
IL 22 SABELLI INCONTRA ORLANDO. Non solo. Ha rimarcato che i testi in questione mostrano «segnali di arretramento» e , «all' interno delle istituzioni pubbliche», cresce «una timidezza che limita gli effetti delle riforme e riduce l'impegno nel rafforzamento degli strumenti di contrasto alla corruzione».
Il tema, oltre al «forte disagio per le ben note disfunzioni che affliggono la giustizia», sarà al centro dell'incontro tra lo stesso Sabelli e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, in programma venerdì 22 maggio a mezzogiorno.
LA POLEMICA DI MARZO. Tra il presidente dell'Anm e il governo, peraltro, non è il primo momento di tensione. Già il 17 marzo Sabelli e il premier Renzi furono protagonisti di un botta e risposta piccato.
All'indomani dello scandalo Incanza, il numero uno dell'associazione magistrati tuonò: «Uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità». Lasciando intendere che in Italia, a suo modo di vedere, accade il contrario.
Immediata arrivò la replica di Renzi: «Lo Stato non dà schiaffi a magistrati e carezze ai corrotti. Sostenere questo avendo responsabilità istituzionali o a nome di categorie, è triste. È una frase falsa, ingiusta, fa male, ma non per il governo di turno, per l’idea stessa delle istituzioni».

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