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EUROPA 18 Maggio Mag 2015 1033 18 maggio 2015

Guerra agli scafisti, pronta la missione dell'Ue

Atteso a Bruxelles il via libera all'operazione navale. Tensione con Francia e Ungheria sulle quote.

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Federica Mogherini.

Bruxelles è teatro, il 18 maggio, del Consiglio Ue chiamato a importanti decisioni sull'emergenza migranti nel Mediterraneo.
I ministri di Esteri e Difesa dei 28 Stati membri sono attesi, tra le altre cose, a dare il primo via libera alla missione navale europea, nel quadro della politica di difesa e sicurezza comune contro i trafficanti di esseri umani.
BARCONI NEL MIRINO. Secondo quanto ha stabilito il vertice Ue straordinario sull'immigrazione del 23 aprile, la missione avrà il compito di individuare, catturare e distruggere i barconi dei trafficanti nelle acque e nei porti libici, prima che siano usati per trasportare i migranti. Il piano è stato già illustrato l'11 maggio dall'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, da cui l'Europa attende un mandato per poter operare in acque libiche.
QUARTIER GENERALE A ROMA. Il «concetto di gestione di crisi» a cui fa riferimento la missione navale, che dovrebbe chiamarsi Eunavfor Med, è stato approvato dal comitato politico e di sicurezza dell'Ue (Cops), assieme alla proposta italiana di mettere a disposizione il quartier generale operativo di Roma, e di affidare il comando delle operazioni all'ammiraglio di divisione Enrico Credendino, già al comando, nel 2012, della missione europea Atalanta contro la pirateria al largo del Corno d'Africa. Una volta ottenuto il mandato Onu, il piano della missione navale sarà sottoposto all'approvazione dai capi di Stato e di governo al Consiglio europeo del 25 e 26 giugno, a Bruxelles.
TENSIONE CON LA FRANCIA SULLE QUOTE. Il Consiglio sarà però anche l'occasione per capire quali siano effettivamente le intenzioni del governo francese rispetto alla proposta cardine dell'agenda della Commissione europea su migrazioni e asilo, a cominciare dalla questione delle quote obbligatorie previste per ripartire equamente fra i Paesi membri il flusso di rifugiati che approdano nell'Ue. Dopo l'uscita del primo ministro Manuel Valls, secondo cui la proposta delle quote migranti «non corrisponde alla posizione della Francia», la stampa francese e internazionale ha cominciato a parlare di un voltafaccia del governo di Parigi. Valls si è detto contrario alle quote applicate a tutti i migranti (quindi anche quelli «economici») e non solo ai rifugiati (che invece sono gli unici interessati dalla proposta della Commissione). Il primo ministro francese, inoltre, ha detto che Parigi vuole un sistema di ripartizione più equo, che tenga conto dei rifugiati già accolti in ciascuno Stato membro e questo è esattamente uno dei criteri che il piano della Commissione europea propone di applicare per decidere le quote (assieme a Pil, popolazione e tasso di disoccupazione in ogni Paese).
L'UNGHERIA: «SIAMO CONTRARI». A frenare sulle quote è anche l’Ungheria. «La posizione del mio governo è chiara: siamo contrari alle quote obbligatorie», ha detto in un’intervista a La Stampa Szabolcs Takacz, ministro per i Rapporti con l’Europa del governo ungherese. «E credo lo siano anche altri Paesi: la Repubblica Ceca, la Slovacchia, i Paesi Baltici, la Polonia e il Regno Unito. E, se non sbaglio, ora si è aggiunta anche la Francia».
ANCHE LA SPAGNA FRENA. Non solo: anche secondo la Spagna la Commissione «deve rivedere la sua proposta» di stabilire quote obbligatorie per la redistribuzione di rifugiati. Lo sforzo di solidarietà «deve essere proporzionato, giusto e realista, cosa che la proposta della Commissione non è» secondo Madrid.
MOGHERINI: «NO A PASSI INDIETRO SU REDISTRIBUZIONE». In tal senso, non si è fatta attendere la replica di Mogherini. «Condividere la responsabilità di cosa facciamo e delle persone che salviamo è parte integrante della strategia» Ue per l'immigrazione. E ancora: «Mi aspetto che gli Stati membri, gli stessi che hanno chiesto alla Ue di agire velocemente e efficacemente, consentano all'Europa di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: nell' operazione navale, nel salvataggio delle vite in mare ed anche nella gestione delle vite che salviamo». E il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha rincarato la dose: «Io veramente mi auguro che non si facciano dei passi indietro rispetto alle proposte della Commissione e alla loro condivisione: sarebbe molto amaro se ci fossero passi indietro».

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