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SPACCATURA 18 Maggio Mag 2015 1914 18 maggio 2015

Immigrazione, Francia e Spagna contro il piano Juncker

Via libera all'operazione navale anti-scafisti. Ma su quote e accoglienza dei rifugiati Parigi e Madrid frenano. Accordo in salita.

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da Bruxelles

Jean-Claude Juncker.

Che il piano sull'immigrazione presentato dalla Comissione europea di Jean Claude Juncker il 13 maggio fosse un'Agenda dei sogni l'avevano già detto in tanti.
Ma a distanza di appena una settimana a infrangere quei sogni sono stati i ministri degli Esteri dei 28.
Che il 18 maggio, a Bruxelles, durante il Consiglio Affari esteri Ue hanno manifestato tutta la loro contrarietà al piano Juncker sulla proposta legislativa di ripartizione dei richiedenti asilo secondo il meccanismo delle quote.
AZIONE NAVALE OK. Come al solito, l'unica unanimità espressa dai 28 è stata quella sull'azione militare contro i barconi dei trafficanti.
Perché quando si tratta di mettere in campo armi, mezzi e militari sono tutti 'solidali'.
A dare la notizia del via libera politico da parte dei ministri europei è stato l'Alto rappresentante per la Politica estera Federica Mogherini: «È arrivato il via libera ad azione navale comune per distruggere il modello di business dei contrabbandieri e delle reti di trafficanti nel Mediterraneo», ha scritto sul suo profilo Twitter Lady Pesc.

COMANDO A UN ITALIANO. Il quartiere generale della missione navale della Ue sarà a Roma e il comando è stato affidato all'ammiraglio italiano Enrico Credendino.
Anche l'operazione navale però - così preferiscono chiamarla a Bruxelles - è stata oggetto di una lunga discussione durante la riunione congiunta dei ministri della Difesa e degli Esteri.
POSIZIONI ANCORA DISTANTI. Nei corridoi di palazzo Justus Lispius (la sede europea dei 28 capi di Stato e di governo) si è parlato di «posizioni distanti» per quanto riguarda la possibilità di dare un endorsement anche solo politico alla missione prima di ricevere il via libera dell'Onu.
NIENTE «DISTRUZIONI DEI BARCONI». Per questo motivo le conclusioni del Consiglio sono state più blande rispetto all'inizio: la frase «distruzione dei barconi» è stata eliminata per lasciare alla risoluzione delle Nazioni unite la definizione più adatta.
Al suo posto si è preferito scrivere «distruzione del modello di business», e rendere i barconi «inoperabili».

Indietro tutta sulle quote: vincono gli egoismi nazionali

Migranti in arrivo sulle coste italiane.

Vero è infatti che nessuna operazione navale può essere intrapresa nelle acque libiche senza il sì dell'Onu.
Una autorizzazione alla quale però Mogherini ha lavorato molto, ribadendo sin dall'inizio che «ci muoveremo rispettando il diritto internazionale».
Più che un disaccordo sulla missione navale c'è stata quindi solo una discussione sulla tempistica e la scelta dei termini.
LA NATO IN CAMPO? Operazione davanti alla quale anche la Nato ha offerto il suo sostegno.
Durante il Consiglio Esteri e Difesa Ue, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto che l'alleanza militare è «pronta ad aiutare» l'Ue «se richiesto».
PAURA FOREIGN FIGHTER. «Naturalmente uno dei problemi» da risolvere di fronte ai flussi migratori che attraversano il Mediterraneo è «che ci potrebbero essere foreign fighter e terroristi che provano a nascondersi e mescolarsi tra i migranti», ha detto Stoltenberg, rafforzando così le paure di numerosi Stati membri, che sin dall'inizio hanno rifiutato l'idea di accogliere i richiedenti asilo arrivati in Europa con i barconi proprio per paura di infiltrazioni terroristiche, finora mai accertate.
CRITICHE ALLA RIPARTIZIONE. La vera rottura si è infatti consumata sulla discussione delle quote.
A dimostrare gli egoismi nazionali sul tema dell'accoglienza, non sono stati però i soliti noti, che già avevano criticato il meccanismo della ripartizione proposto da Juncker: Ungheria, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania e Slovacchia.
FRANCIA E SPAGNA FRENANO. Il 18 maggio a fare indietro tutta sono stati quei Paesi che invece si pensava avrebbero assicurato la maggioranza qualificata necessaria proprio per approvare l'Agenda durante il vertice Ue del 26 giugno.
Nonostante gli appelli fatti dall'Italia - che insieme con Bulgaria, Grecia e Malta è in prima linea nella gestione della crisi migratoria - a mettere un freno al piano Juncker sono stati la Francia e la Spagna.
PARIGI: «TRATTAMENTO ALLA RINFUSA». A ribadire il no di Parigi, dopo quello del primo ministro Manuel Valls, è stato il ministro francese per gli Affari europei Harlem Desir: «La Francia è contro la proposta delle quote per la gestione dei migranti irregolari in Europa».
Desir ha specificato che lo stop non è solo sulla ripartizione degli immigrati in generale, come molti avevano pensato, ma degli stessi richiedenti asilo.
«Il diritto internazionale impone ai Paesi di valutare la richiesta d'asilo di ogni persona in base al merito individuale, invece di trattarli alla rinfusa», ha denunciato criticando così apertamente il piano Juncker.
MADRID: «LO SFORZO SIA PROPORZIONATO». Anche secondo la Spagna la Commissione Ue «deve rivedere la sua proposta» di stabilire quote obbligatorie per la redistribuzione di rifugiati, ha detto il ministro degli esteri spagnolo, José Manuel Garcia-Margallo.
«Lo sforzo di solidarietà deve essere proporzionato, giusto e realista, cosa che la proposta della Commissione non è», è la critica del governo spagnolo.
«IMPEGNO IMMENSO GIÀ IN PASSATO». Secondo Garcia-Margallo l'agenda per l'immigrazione, così come presentata a Bruxelles, non terrebbe sufficientemente in conto il tasso di disoccupazione e «gli sforzi fatti in passato» dai singoli Paesi.
A partire proprio dalla Spagna che ha fatto «uno sforzo immenso a beneficio di tutta la Ue per controllare l'immigrazione in partenza dal Marocco, dalla Mauritania e dal Senegal», ha ribadito il ministro.

Gentiloni aspetta e spera: «Mi auguro che non si facciano passi indietro»

Paolo Gentiloni e Federica Mogherini.

In pratica posizioni non lontane da quelle dei Paesi da sempre contrari alla gestione del fenomeno dei bisognosi di protezione a livello comunitario.
Il ministro degli Esteri polacco, Grzegorz Schetyna, ha ribadito che l'idea della Commissione «non è stato accolta con entusiasmo» nel Consiglio Ue, soprattutto perché va contro le conclusioni del vertice straordinario sulla immigrazione del 23 aprile, che ha scelto di sostenere ancora una volta la Convenzione di Dublino che attribuisce unicamente al Paese di primo approdo la responsabilità di farsi carico dei richiedenti asilo.
SONORA BOCCIATURA. Una sonora bocciatura, quindi, all'apertura sollecitata dal vice presidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, che il 13 maggio, proprio parlando di Dublino aveva annunciato un riesame del regolamento per il 2016.
In risposta, il polacco Schetyna ha spiegato di aver parlato con più di 10 dei suoi omologhi europei, e sulle quote ha detto: «Non credo che saranno accettate dalla maggioranza dei Paesi».
DECISIVO IL CONSIGLIO DI GIUGNO. Un niet inaccettabile per il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni: «Mi auguro che non si facciano passi indietro rispetto alle proposte della Commissione», ha detto il titolare della Farnesina a Bruxelles, ritenendo ancora decisivo il Consiglio Affari interni del 16 giugno.
Ma il suo è solo un auspicio: «Sarebbe francamente molto amaro constatare che quella disponbilità a condividere e rendere quel problema europeo, non solo italiano, facesse dei passi indietro».
TIMORI PER LE ELEZIONI NAZIONALI. Peccato che alcuni Paesi dell'Ue più che passi indietro hanno fatto una retromarcia, preoccupati forse più delle ripercussioni che la proposta della Commissione potrebbe avere, soprattutto in vista delle elezioni, a livello nazionale, dove populismo e xenofobia sembrano aver più potere di quei valori fondanti dell'Ue che tutti sono sempre disposti a condividere. Ma solo a parole.

Twitter @antodem

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