Matteo Renzi 150508205504
MAMBO 18 Maggio Mag 2015 1053 18 maggio 2015

L'opposizione a Renzi? Meglio il chiacchiericcio

Brontolii, polemiche, retroscena pettegoli: gli anti-premier non sanno fare altro. Ma nemmeno lui è esente da colpe.

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Matteo Renzi.

C’è qualcosa di antico e di profondo che riguarda il rapporto fra alcuni settori di opinione pubblica, soprattutto di sinistra, e Matteo Renzi.
Oggi sul Corsera Bernocchi, storico leader dei Cobas, sostiene addirittura che non ha mai visto un premier più prepotente di Renzi.
Francesco Rutelli ha riferito di una, o più, cene con amici di sinistra che considerano il premier un pericolo per la democrazia. Potrei riferire anche io episodi analoghi.
LE ACCUSE DI AUTORITARISMO. La sinistra del Pd lo ha contrastato sull’Italicum perché legge autoritaria, sul Jobs Act perchè attacca il lavoro, e sulla scuola perché favorisce le private e dà un potere esorbitante a un preside-padrone, ma resta nel partito invece di chiamare al “sussulto democratico” come avrebbe preteso il vecchio Luigi Longo, il più grande capo-partigiano e poi segretario del Pci dopo Togliatti.
Descrivono Renzi come il re Mida alla rovescia. Come l’uomo più pericoloso d’Italia. Al suo confronto ripiglierebbero indietro l’odiatissimo, e sfortunato, per via della brutta morte, Bettino Craxi e molti sentono acuta nostalgia di Berlusconi e delle Olgettine.
UNA CULTURA INDEFINIBILE. Renzi non fa nulla per svelenire questo clima. Anzi. Va persino in tivù sfrontatamente a dire che ridarà i soldi ai pensionati come fosse una sua regalia e non un atto dovuto. Ma Renzi soprattutto ha mostrato il viso dell’arme ad aree intoccabili, prima di lui. Vecchie leadership di sinistra, i sindacati, i magistrati. Non ha avuto complessi di inferiorità, non si è fatto incantare da biografie, non è intimorito da Saviano (imperdonabile colpa).
La sua cultura è ancora indefinibile. Alcuni sostengono che lui sia refrattario ai corpi intermedi della società immaginando un rapporto diretto fra leader e popolo. In verità, i corpi intermedi di cui si parla, se facciamo un’analisi seria, non esistono più con questo ruolo da quando non ci sono i partiti di massa di cui erano l’interfaccia. Dopo sono diventate lobby.

Nemmeno Renzi ha un'idea chiara di se stesso

Bettino Craxi.

Renzi è indefinibile ideologicamente. È sicuramente il leader più nemico della sinistra di tradizione. Io non lo amo per questo, perché lui disprezza il mio bellissimo e anche tragico album di famiglia. Berlusconi al suo confronto sembra una mammoletta ideologica. Tuttavia parla, il già nominato Renzi, e si comporta come un socialista europeo. In questo senso lui, cristiano, assomiglia a tanti esponenti dell’Internazionale socialista del passato. La verità è che neppure Renzi sa ancora chi è lui medesimo.
Nella sua crescente repellenza per una parte di sinistra c’è comunque anche un dato che non lo riguarda direttamente. L’Italia viene fuori tardivamente da una cultura sessantottina in cui tutti decidevano tutto.
OGNUNO FA IL MESTIERE DELL'ALTRO. È un’ Italia da democrazia diretta, da gestione corresponsabile, l’Italia delle decisioni prese nelle trattative sindacali, davanti ai caminetti, dalle persone che contano. Non è l’Italia in cui c’è uno che vince e uno che perde. È un’Italia per tanti aspetti ingovernabile. Lo è stata quando era consociativa, quando i sindacati trattavano con i governi tutto, anche le leggi che non li riguardavano. Era l’Italia in cui nessuno faceva il suo mestiere perché faceva il mestiere dell’altro.
Questo gioco alcuni leader hanno cercato di interromperlo. Nella vecchia Dc fu Fanfani l’alfiere del decisionismo. Venne, molti anni dopo, Craxi, poi col suo sorriso un po’ finto toccò a Berlusconi.
Un piccolo tentativo l’ha fatto D’Alema.
ITALIA TERRA DI RETROSCENA PETTEGOLI. Ora ci prova Renzi. E quell’Italia chic, più o meno radical, che ha sopportato estremismi di ogni tipo, che si è commossa per le procure, che ha inseguito le invettive di Travaglio, sente che il gioco si sta spostando.
Vuoi vedere che Renzi riesce a comandare e a instaurare uno stile, molto occidentale, in cui il premier governa, gli altri si oppongono, cercano di farlo cadere e si ingegnano di sostituirlo?
Invece non sta andando così. È meglio il chiacchiericcio salottiero, il brontolio del Transatlantico di Montecitorio, i retroscena pettegoli. Tanto, quanto può durare Renzi, più di Craxi, quanto Berlusconi? Che sia maledetto per la vita, e ora un altro giro di prosecco alla faccia sua.

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