Diritti Omosessuali 120511181319
CONFRONTO 19 Maggio Mag 2015 1045 19 maggio 2015

Gay, un mondo di diritti

Lussemburgo, il premier Bettel sposa il compagno. Irlanda pronta al referendum. Finora 42 Stati (8 in Ue) permettono le nozze fra omosex. Italia al grado zero.

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Bordeaux (Francia), attivisti inscenano un falso matrimonio gay.

La cattolicissima Irlanda è pronta al referendum sui matrimoni gay. In circa 20 anni, Dublino è passata dal considerare illegali le pratiche omosessuali a chiedere ai suoi cittadini di votare sulla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La storia corre. E non solo in Irlanda. In Lussemburgo, il 15 maggio 2015, il primo ministro Xavier Bettel ha inagurato la nuova legge del Gran Ducato: è stato il primo premier europeo a sposare il suo compagno. La sfera dei diritti si allarga nel mondo, non in Italia.
Finora sono 40 gli Stati dove le coppie dello stesso sesso possono contrarre un matrimonio, di cui nove sono nazioni europee e 31 del Nord America (30 negli Stati Uniti e il Canada).
ITALIA AL GRADO ZERO. In questa mappa il nostro Paese è al grado zero di diritti. Il testo base sulle unioni civili è stato votato al Senato a fine marzo, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ne ha promesso la approvazione entro l'estate. Ma in realtà in parlamento siamo allo scontro interno alla stessa maggioranza, con oltre 3 mila emendamenti presentati. Il ministro Angelino Alfano ha iniziato una guerra ai sindaci che registrano le unioni di fatto. E dalle colonne di Avvenire la conferenza episcopale italiana ha già lanciato strali contro una legge minima e non ancora approvata.
Con l'aiuto di Francesco Bilotta, docente di diritto privato all'Università di Udine e da sempre difensore dei diritti delle 'coppie di fatto', Lettera43.it ha fatto un viaggio tra i Paesi che offrono maggiori tutele e ha cercato di capire se possono essere riconosciuti all'interno dei confini italiani.

La differenza tra convivenza riconosciuta, unioni civili e matrimoni

Il livello base è il riconoscimento della mera coabitazione, che dà alcuni diritti, per esempio nella gestione dei figli.
Il sistema è diffuso in Ungheria, Slovenia, mentre in Austria è stato da poco superato dalle unioni civili.
LE UNIONI CIVILI. Si tratta di contratti che a livello di contenuto prevedono circa l'80% delle tutele di un matrimonio, ma che non sono formalmente equiparabili a un matrimonio.
Le unioni civili, infatti, di norma regolano i diritti e doveri tra i partner, ma non obbligano lo Stato a riconoscere alla coppia gli stessi diritti sociali e fiscali delle coppie sposate, come le agevolazioni per il coniuge a carico, la detassazione delle donazioni tra marito e moglie o le decisioni in materia di salute.
IL MATRIMONIO. Il matrimonio, istituito in Stati come la Norvegia, il Belgio o la Spagna, prevede la piena equiparazione dei diritti delle coppia omosessuale con quella eterosessuale. Compresa l'adozione congiunta.

L'Italia: paradosso giuridico e diritti solo per chi paga

Il 12 marzo 2015 il parlamento Ue ha votato a maggioranza (390 sì, 151 no e 97 astensioni) la «Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo».
Il documento invita «governi e istituzioni a contribuire alla riflessione sul riconoscimento di queste unioni».
Il Pd italiano, da cui pure proveniva il curatore di quella relazione, si è diviso: nella delegazione italiana ci sono stati due astenuti, un non voto e due contrari.
L’Italia è uno degli ultimi nove Paesi Ue - su 28 - a non prevedere alcun tipo di tutela per le coppie omosessuali.
Tutti i tentativi di trasformare le evoluzioni sociali in proposte legislative - dai Dico ai Didore - si sono arenati nelle secche del parlamento.
Così i diritti delle coppie omosessuali si giocano in una guerra giudiziaria in punta di sentenza.
LA CASSAZIONE. Le pronunciazioni, infatti, sono contrastanti. Con una sentenza storica (la 4.184 del 2012) la Corte di Cassazione ha riconosciuto che «la coppia formata da persone dello stesso sesso merita le stesse tutele delle coppie coniugate eterosessuali».
Una rivoluzione che andrebbe ben oltre le unioni civili. Ma la stessa Cassazione - che fa giurisprudenza - ha anche rifiutato di riconoscere il matrimonio omosessuale contratto all'estero, definendolo «valido, ma inefficace», cioè non riconoscendone gli effetti. «Una scissione logica», la definisce Bilotta, che era avvocato della coppia che presentò ricorso.
Alcuni passi avanti sono stati fatti. Nel 2005 il tribunale di Latina definì il matrimonio omosessuale «contrario all'ordine pubblico». Recentemente, invece, quello di Reggio Emilia ha concesso il permesso di soggiorno a un cittadino uruguayano sposato in Spagna con un italiano.
DIRITTO CENSUARIO. Resta il fatto che per vedersi riconoscere i diritti delle coppie coniugate, bisogna fare causa, avere il denaro per pagare avvocati e spese processuali. In questo modo solo i più ricchi possono sperare di godere di diritti che in altri Stati sono dati per scontati.
LE ALTERNATIVE. Altrimenti si può ricorrere a strumenti palliativi. È possibile, per esempio, registrare presso l'anagrafe comunale il domicilio della coppia e il fatto di essere uniti da un vincolo affettivo. Questa registrazione, spacciata come registro delle unioni civili, permette al convivente di avere un documento a cui appellarsi in casi delicati come i colloqui con i medici.
Bilotta consiglia anche di mettere nero su bianco i propri diritti e doveri reciproci attraverso una scrittura privata. Per garantirsi l'assistenza medica del partner, nei casi più gravi, è possibile nominarlo amministratore di sostegno.
La fine della discriminazione fiscale e la reversibilità della pensione restano, tuttavia, un miraggio.

La mappa dei diritti di gay e transgender nel mondo. L'International Lesbian and Gay Association (Ilga) ha preso in esame 24 categorie (tra cui anche il riconoscimento delle unioni omosessuali) che rappresentano il rispetto dei diritti dei gay e transgender e assegnato un punteggio, che va da - 7 a 17, ai Paesi del Vecchio Continente. I Paesi in rosso sono quelli dove vengono violati i diritti umani; in verde più scuro quelli che presentano le migliori performances.

Europa del Nord: in Norvegia porte aperte agli stranieri

Un matrimonio in Norvegia.

NORVEGIA. La più gay friendly delle nazioni europee.
È stata scelta come meta anche dal presidente onorario dell'Arcigay, Sergio Lo Giudice, che si è sposato ad Oslo nel 2011.
Anche se non c'è ancora un vero e proprio trend, la Norvegia è destinata a diventare la nuova Mecca dei matrimoni gay. Perché dal 2008 lo Stato scandinavo permette agli stranieri di sposarsi senza risiedere nel Paese. I moduli possono essere compilati online e la cerimonia è celebrata in inglese.
Non solo, Oslo prevede anche l'adozione congiunta e la possibilità di sottoporsi all'inseminazione artificiale. I matrimoni possono essere officiati anche dal clero luterano.
OLANDA. L'Olanda, patria della legalizzazione: nel 2000 il parlamento olandese approvò un ampio pacchetto di leggi a favore degli omosessuali. Compresa, per la prima volta al mondo, la legalizzazione del matrimonio. Già all'epoca il 62% dei cittadini dei Paesi Bassi era favorevole alle unioni.
BELGIO. Tre anni dopo, nel 2003 il vicino Belgio seguì l'esempio. Fino al 2004 però Bruxelles imponeva limiti al matrimonio dei cittadini stranieri sul suolo belga. Dal 2004, per sposarsi almeno un componente della coppia deve avere la residenza da almeno tre mesi nel Paese.
Dal 2007 è legalizzata l'adozione congiunta.
SVEZIA. Fu tra i primi Paesi, con Danimarca e Olanda a riconoscere legalmente le coppie omosessuali a metà degli Anni 90. Anche la Chiesa luterana si pronunciò a favore delle celebrazioni religiose dei matrimoni.
ISLANDA. È l'unica nazione al mondo con un capo di Stato gay, anzi lesbica. A un mese dall'approvazione all'unanimità della legalizzazione dei matrimoni gay, il primo ministro Johanna Sigurdardottir ha sposato la sua compagna.

Spagna, Portogallo e Francia hanno cancellato i tabù

Messico, una manifestazione per i diritti delle persone omosessuali.

LUSSEMBURGO. Un'inagurazione storica per la legge approvata a fine 2014. Il 15 maggio il premier Bettel ha sposato il suo compagno con rito civile, diventando il primo primo ministro europeo a unirsi in matrimonio con una persona dello stesso sesso. Bettel non ha mai tenuto nascosto il suo orientamento sessuale: «Mi sono detto che sei vuoi essere un politico onesto, devi essere onesto con te stesso e accettare quello che sei», ha dichiarato alla stampa. Il suo compagno è sempre stato a fianco a lui in tutte le occasioni pubbliche. Anche alla festa nazionale per il matrimonio del Grand Duca di Lussemburgo, Guillaume.
FRANCIA. La Francia ha varato nel maggio 2012 la contestata legge sul matrimonio per tutti. François Hollande per rispettare la promessa da campagna elettorale ha dovuto affrontare una durissima opposizione di piazza. E ancora oggi è in corso un braccio di ferro con il Vaticano sull'ambasciatore prescelto dalla Francia per occupare la Santa Sede: lo Stato pontificio ha chiuso le porte in faccia a un diplomatico preparatissimo, ma gay e favorevole alle nuove norme.
SPAGNA. Le unioni omosessuali sono, forse, la più grande eredità del socialismo spagnolo di José Luis Zapatero: nel 2005 i matrimoni gay divennero legali anche nella cattolicissima Spagna, dove già si applicavano le unioni civili.
Con la dicitura: «Il matrimonio avrà gli stessi requisiti ed effetti nel caso in cui i due contraenti siano due persone dello stesso o di sessi differenti», il codice civile spagnolo prevede la perfetta parità. Meta di tante coppie italiane, il matrimonio spagnolo richiede il domicilio, una richiesta ufficiale al trubunale e lunghe interviste per ottenere l'autorizzazione.
PORTOGALLO. A maggio 2010, l'ex governo socialista ha approvato la legge sui matrimoni gay, firmata dal capo dello Stato conservatore, Aníbal Cavaco Silva. Pochi giorni dopo Papa Benedetto XVI visitò il Portogallo.

Sposarsi dove meno te l'aspetti: Messico e Sudafrica

Un attivista in Sud Africa.

STATI UNITI. Sono trentatre gli Stati americani dove i matrimoni gay sono legalizzati.
Dieci sono stati gli Stati apripista. Vermont, New Hampshire, Connecticut, Massachussetts, Iowa e New Mexico, New York, oltre al District of Columbia, hanno detto 'sì'. In altri quattro Stati - Maryland, Maine, New Jersey e Washington - è stata approvata la legge, sono stati aperti contenziosi, ma referendum ad hoc hanno aperto ai diritti per tutti. A maggio 2013 è stata la volta di Minnesota, Delaware e Rhode Island.
Il matrimonio celebrato in queste nazioni, però, non era riconosciuto dall'autorità federale. A giugno 2013 una sentenza della Corte Suprema americana che ha rigettato il ha definitivamente chiarito la questione aprendo al riconoscimento delle unioni celebrate nei diversi Stati. E ancora nell'ottobre 2014 sempre la Corte suprema ha deciso di non pronunciarsi sul ricorso di cinque stati - Indiana, Utah, Oklahoma, Virginia e Wisconsin - contro la decisione di tribunali locali che avevano dato ragione a coppie gay. Il risultato è che l'Alta Corte americana ha affermato un principio generale cioè che la definizine di famiglia non può essere ridotta a quella di unione tra uomo e donna e di fatto. E altri sei Stati dovranno correre ai ripari.
CANADA. Ha legalizzato i matrimoni gay lo stesso anno della Spagna, nel 2005, e con simile legislazione.
ARGENTINA. Il primo Paese sud americano a istituire le unioni civili, prima, e i matrimoni gay, poi. Nel 2010 la legalizzazione del matrimonio tra coppie dello stesso sesso si scontrò con l'opposizione della Chiesa cattolica. Ma vinsero i diritti.
CITTÀ DEL MESSICO. Per celebrare un matrimonio gay si può scegliere anche l'esclusiva cornice di Città del Messico.
Al contrario degli altri Stati messicani (il Messico è una federazione), qui il matrimonio omosessuale non solo è legalizzato, ma è anche pubblicizzato dall'ufficio del turismo che offre pacchetti completi all inclusive.
SUD AFRICA. Nel continente africano, il primo e l'unico Paese che ha legalizzato i matrimoni gay, in un'area dove spesso l'omosessualità è considerata un reato e gli omosessuali sono perseguitati, è stato il Sud Africa. Qui la legge è stata varata dopo l'entrata in vigore della Costituzione post-apartheid.

L'Europa e il piano B delle unioni civili

Il sindaco di Londra Boris Johnson e lo sfidante Ken Livingstone a un happening per i diritti degli omosessuali.

FRANCIA. I Pacs, patti di solidarietà e convivenza, tutelano sia le coppie omosessuali sia quelle eterosessuali e sono in continuo aumento. Non prevedono però l'adozione. Alcuni diritti fiscali e sociali (assistenza medica e pensione) si ottengono solo dopo tre anni. I tempi per un eventuale divorzio sono di tre mesi. Istituiti nel 1999, nei primi anni Duemila il numero dei Pacs è cresciuto a un tasso annuale del 25%.
GRAN BRETAGNA. La legge sulle Civil Partnership, le unioni civili, fu varata dal New Labour di Tony Blair ed entrò in vigore nel dicembre del 2005. E quando il deputato Tory Alan Duncan annunciò la volontà di utilizzare la legge sulla Civil Partnership per unirsi al suo compagno, il leader David Cameron espresse le sue felicitazioni.
Pur non essendo un matrimonio è tra le più avanzate in Europa. Prevede, infatti, il diritto all'immigrazione e all'adozione.
GERMANIA. In Germania le unioni civili sono state introdotte nell'agosto del 2001. Le coppie però non hanno gli stessi diritti del matrimonio, non possono per esempio godere di agevolazioni fiscali, possono prendere un nome comune, ma non c'è diritto all'adozione congiunta.
Invece, per quanto riguarda le pensioni, l’assicurazione sanitaria e l’assicurazione in caso di gravi malattie, le coppie di fatto sono equiparate ai coniugi. In caso di divisione è possibile chiedere anche il mantenimento.
ISRAELE. In Israele il matrimonio civile non esiste e la cerimonia è sempre officiata da un'autorità religiosa. Ma una sentenza della Corte suprema del 2006, ha obbligato Tel Aviv a riconoscere i matrimoni gay contratti all'estero. Tuttavia non dà la cittadinanza ai coniugi stranieri.
BRASILE. Il 6 maggio 2011 la Corte suprema di Brasilia ha votato all'unanimità a favore delle unioni civili, nonostante la ferma opposizione della Chiesa cattolica. L'istituto delle Unioni civili è presente anche in Lussemburgo, Irlanda, Danimarca, Finlandia, Uruguay, Ecuador e Australia.

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