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BATTAGLIA 20 Maggio Mag 2015 1205 20 maggio 2015

Guerra dei minerali in Africa, l'Ue sfida le lobby

Stagno, tantalio, tungsteno e oro. Sono la principale causa dei conflitti africani. Ora Strasburgo cerca di rendere obbligatoria la certificazione sulle risorse.

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da Strasburgo

Diamanti di sangue estratti in Africa.

Lo chiamano «l'uomo che ripara le donne» perché da 15 anni il ginecologo e attivista Denis Mukwege cura le congolesi vittime di brutali stupri. Ma ora Mukwege sarà ricordato anche per essere riuscito a 'riparare' la coscienza dell'Unione europea.
A ottobre, per il suo coraggio, il parlamento di Strasburgo gli ha conferito il premio Sacharov per la libertà di espressione e si è commosso davanti alla sua testimonianza. «Le donne vittime di violenza vengono dalle zone di guerra della Repubblica democratica del Congo. E i conflitti vengono alimentati da questi minerali», ha detto Mukwege riferendosi ai cosiddetti Stto: stagno, tantalio, tungsteno e oro, usati dalla multinazionali per produrre l'elettronica di consumo, i nostri computer portatili, telefoni cellulari e automobili.
MILIZIE IN CONFLITTO. Materiali che potrebbero arricchire il Congo e invece lo condannano alla povertà e alla sofferenza, perché le milizie si contendono il controllo dei giacimenti e delle filiere di commercio.
Per questo Mukwege aveva chiesto al parlamento europeo di fissare delle regole obbligatorie per mettere fine allo sfruttamento illegale delle risorse.
Ma le sue parole rischiavano di rimanere inascoltate. La proposta della Commissione europea mirava infatti a istituire un sistema volontario di tracciabilità rivolto a importatori e produttori europei di stagno, tantalio, tungsteno e oro. Una sorta di auto-certificazione per le circa 400 aziende che operano nella zona.
E la blanda promessa di pubblicare ogni anno un elenco di fonderie e “raffinerie responsabili”.
COLPO DI SCENA E L'EMENDAMENTO MICHEL. Il 20 maggio però, al momento del voto, gli europarlamentari si sono ricordati le parole del ginecologo congolese e hanno votato la proposta della Commissione facendo passare un emendamento che prevede l'obbligatorietà su tutta la filiera.

I conservatori frenano, ma in extremis il blitz riesce

Non si può lottare contro l'immigrazione dall'Africa e allo stesso tempo creare la povertà sfruttando illegalmente le loro risorse, dice l'europarlamentare belga S&D Maria Arena.

Un colpo di scena che lo stesso relatore della proposta della commissione parlamentare per il Commercio internazionale (Inta), il romeno Iuliu Winkler del Ppe, non si aspettava.
Il progetto di regolamento europeo per certificare l'origine legale dei minerali rari era stato infatti annacquato dalla stessa Inta, che nella sua proposta aveva reso la certificazione volontaria e aggirabile, votando a favore di un regime obbligatorio di trasparenza, ma solo per i produttori a monte della filiera, ovvero fonderie e raffinerie europee.
Che rappresentano appena il 5% delle fonderie e raffinerie in tutto il mondo.
Per tutte le altre aziende che utilizzano questi minerali nei loro prodotti intermedi o finiti, le regole di trasparenza sarebbero dovute rimanere opzionali, grazie alla creazione di un sistema volontario per gli importatori con l'introduzione di etichette per i produttori a valle.
EFFETTO MUKWEGE. Ma al momento del voto Winkler ha sottovalutato l'effetto Mukwege, così tra gli emendamenti che chiedevano una maggiore rigidità del sistema uno è passato con 400 voti (285 contrari, sette astenuti).
Si tratta dell'emendamento 154, presentato dal liberale Louis Michel (ex commissario europeo e padre dell'attuale premier belga, ndr) e chiede di capovolgere l'impostazione del testo, passando dall'autocertificazione all'obbligatorietà.
Durante la seduta il parlamento ha quindi approvato con 402 voti a favore, 118 contrari e 171 astenuti, una relazione che capovolge l'impostazione iniziale, rendendo obbligatoria per tutti gli importatori dell'Ue la tracciabilità dei minerali in questione, in tutte le fasi della filiera di approvvigionamento.
VOTO FINALE RIMANDATO. Una proposta ben diversa da quella negoziata dal relatore Winkler con l'esecutivo e il Consiglio.
Così alla fine il parlamento europeo ha deciso, con 343 voti contro 331 e nove astenuti, di non votare la risoluzione legislativa, sospendendo l'approvazione finale del testo.
Una decisione presa per permettere ai rappresentanti del parlamento (Winkler e i controrelatori degli altri gruppi) di rinegoziare con il Consiglio Ue (quasi tutto schierato per l'autocertificazione) un nuovo compromesso. Si apre così il trilogo tra le tre istituzioni europee.
«ECONOMIA PIÙ PULITA». Una mission impossible, «che però può diventare possibile», dice a Lettera43.it la relatrice ombra del gruppo S&D Maria Arena: «Abbiamo convinto i deputati perché abbiamo spiegato che non è un regolamento che ostacola le imprese o aumenta la burocrazia», spiega l'europarlamentare belga, «è solo una questione di responsabilità, di rendere un'economia più pulita».
«Questo tema è legato all'immigrazione», conclude Arena, «non si può lottare contro l'immigrazione e allo stesso tempo creare la povertà di questi stessi stati da cui le persone poi scappano per venire in Europa».

Gli Usa e persino 12 Paesi africani fanno meglio dell'Ue

Catherine Samba-Panza, presidente della Repubblica centrafricana.

Che ci fosse infatti un paradosso tra l'Europa che non esita a dispiegare le proprie navi nel Mediterraneo per un'operazione militare contro i barconi dei trafficanti di immigrati e l'assoluta debolezza nel mettere a punto un sistema di controllo sui minerali di conflitto che causano migliaia di morti e violenze da decenni, era evidente.
L'OCSE INSISTE DAL 2010. L'Ue ha ora la possibilità di affrontare, seppure in ritardo, un problema denunciato ormai da tutti.
Nel 2010 l'Ocse ha pubblicato una guida su due diligence per le catene di approvvigionamento dei minerali provenienti da zone di conflitto, con un supplemento su latta, tantalio, tungsteno e oro.
La risoluzione (1952) 2010 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha chiesto ai vari Paesi di esortare i commercianti che importano merci dalla Rdc a esercitare il dovere di diligenza nella gestione della filiera.
LEGGE DODD-FRANK. L'invito delle Nazioni unite è stato recepito e attuato nel 2010 anche dagli Stati Uniti attraverso la legge Dodd-Frank, che stabilisce disposizioni obbligatorie di dovere di diligenza per le aziende registrate negli Usa.
In America, quindi, e persino in 12 Paesi africani, sono state messe in atto misure che richiedono alle aziende di segnalare l'origine dei minerali.
COINVOLTO LO 0,5% DELLE AZIENDE. L'Ue, invece, che è responsabile di quasi un quarto del commercio mondiale di stagno, tungsteno, tantalio e oro, non ha ancora una legislazione per scongiurare che l'estrazione dei minerali finanzi conflitti causando violenza.
DIAMANTI IGNORATI: PERCHÉ? Senza contare che i minerali presi in considerazione sono appena quattro (stagno, tantalio, tungsteno e oro).
Vengono infatti escluse altre risorse come i diamanti, gemme-pietre, cromite, e giada, al centro di altri conflitti.
In Centrafrica quasi metà dell'economia dipende dall'export di diamanti, che paradossalmente non sono considerati “conflitc materials”.

In Africa 27 conflitti dipendono direttamente dalle risorse

Un soldato delle truppe governative del Congo.

Ora grazie al voto del parlamento, le istituzioni europee potranno rinegoziare la proposta di regolamento, «un'occasione da non sprecare», secondo gli eurodeputati socialdemocratici, verdi, della sinistra Gue e dell'Efdd che hanno votato l'emendamento Michel del compromesso.
«C'eravamo tutti quando Mukwege raccontava l'orrore che succedeva nel suo Paese, delle guerre e delle violenze che ci sono in queste zone. Abbiamo versato tutti una lacrima e poi cosa è successo? Ci siamo tutti dimenticati. Dobbiamo agire subito, basta essere cinici», ha dichiarato il vice presidente della commssione Inta Yannick Jadot (Verdi).
PITTELLA IN PRIMA FILA. «Il sistema volontario non funziona, e se chiediamo l'obbligatorietà solo a raffinerie e fonderie e agli altri no, c'è uno squilibrio», ha denunciato il socialista tedesco Bernd Lange, presidente della commissione Inta.
«La votazione in Aula oggi ha messo in minoranza i popolari», ha osservato il presidente dell'S&D Gianni Pittella, «ma noi ora puntiamo a una vittoria per tutti. Per questo auspichiamo che l'anima cristiano democratica del Ppe che si ispira al cristianesimo venga fuori e non ceda alle pulsioni dell'industria».
PRESSIONI DELLE LOBBY. Sono state infatti forti le pressioni delle lobby industriali europee (Business Europe) interessate a far passare la proposta dell'esecutivo europeo senza alcun vincolo obbligazionale.
«Le lobby sono state molto 'presenti' qui nel parlamento e ora faranno grandi pressioni anche sul Consiglio», ricorda Arena, «ma spetta ai 28 stati membri agire per il bene di tutta l'Europa e dei Paesi africani, non solo di poche imprese».
MINERALI INSAGUINATI. Che questi minerali contribuiscano a incrementare e spesso causare i conflitti in corso nelle regioni ricche di risorse è chiaro a tutti nell'Ue.
In Africa è presente il 30% delle risorse minerarie mondiali, la produzione mineraria rappresenta il 24% del Pil.
Sono 27 i conflitti che dipendono direttamente dalle risorse.
Sin dal 2000 è stato riconosciuto a livello internazionale che le modalità di sfruttamento delle risorse minerarie hanno prolungato guerre, disordini e violenze nella Repubblica democratica del Congo
OLTRE 9 MILIONI DI SFOLLATI. Nella Repubblica Centrafricana, in Colombia e nella Repubblica Democratica del Congo, il commercio dei minerali è il maggior responsabile dei conflitti, che negli anni oltre a migliaia di morti hanno causato 9,4 milioni di sfollati.
Più di 130 vescovi avevano invocato una più forte e vincolante legislazione Ue sui minerali dei conflitti.
E ora spetta ai politici europei non girare la testa dall'altra parte.

Twitter @antodem

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