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ALTA TENSIONE 20 Maggio Mag 2015 0841 20 maggio 2015

Macedonia in crisi e governo a rischio: miccia nei Balcani

Caos dopo gli scontri polizia-terroristi. Tra complotti, corruzione e speculazioni geopolitiche. Migliaia in piazza contro il premier Gruevski. L'Ue prova a mediare.

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Macedonia, un Paese nel caos politico: migliaia in piazza contro il governo.

L'Unione europea prova a spegnere l'incendio macedone prima che divampi distruggendo la casa.
A Strasburgo sono stati convocati i leader di maggioranza e opposizione, il premier conservatore Nikola Gruevski e l'oppositore socialdemocratico Zoran Zaev.
Sotto la mediazione del parlamento europeo, i due sono obbligati a trovare quell'accordo per abbassare i toni e avviare un dialogo di riappacificazione che è mancato venerdì 15 maggio, quando assieme ai rappresentanti dei due partiti della minoranza albanese si erano ritrovati a Skopje.
TENSIONE POST-KUMANOVO. La tensione dopo le vicende della città di Kumanovo - teatro di uno scontro armato tra polizia e terroristi pan-albanesi, con decine di morti - non si era sciolta nella stretta di mano auspicata dal commissario all'allargamento dell'Ue Johannes Hahn.
E così i due uomini politici che hanno in pugno il destino macedone sono stati invitati direttamente nel cuore dell'Unione.
PAESE DISORIENTATO. Nel Paese balcanico, al momento, prevale il disorientamento.
L'unica cosa certa sono stati i 30 mila dimostranti che a Skopje, domenica 17 maggio, hanno trascorso un'afosa giornata festiva davanti alla sede del governo chiedendone a gran voce le dimissioni.
Il resto, quel che è davvero accaduto negli scontri e anche quel che accadrà in Macedonia nei prossimi giorni, è avvolto nel mistero.
È STATO UN COMPLOTTO? Ogni attore in campo alimenta ipotesi e teorie complottistiche che contruibuiscono ad accrescere ancor di più il caos: Macedonia sotto attacco del terrorismo nazionalista albanese, o centro di nuove speculazioni geopolitiche americane in chiave anti-gasdotto russo (il Turkish-Stream), o ancora preda di mire espansionistiche di un non meglio precisato jihadismo europeo, tutto Kalashnikov e Allah.

Manifestanti in piazza con le tende

Forze armate della polizia a Kumanovo, in Macedonia.

Solo i manifestanti in piazza sembravano avere le idee chiare.
Dopo aver scandito slogan contro il primo ministro Gruevski, alla testa di una coalizione fra il suo partito conservatore Vmro e uno della minoranza albanese (Dui), alcuni hanno seguito l'appello del leader dell'opposizione socialdemocratica Zoran Zaev e hanno piazzato le proprie tende su un appezzamento di terreno in pieno centro, trascorrendo lì la notte.
VERSO UNA NUOVA MAIDAN. Non è certo ancora la nascita di una Maidan macedone ma, almeno a livello politico, lo scontro sembrava destinato a salire ulteriormente di livello.
Dopo gli oppositori, che erano scesi in piazza per non abbandonarla, era stata annunciata una contro-manifestazione dei sostenitori del governo per lunedì 18 maggio.
L'intervento dell'Ue cerca ora di scongiurare il vuoto politico che si sta creando nel Paese, un vuoto nel quale può accadere di tutto.
SCONTRI E MORTI IL 9 MAGGIO. E qualcosa, in verità, è già avvenuto. L'evento che ha fatto da detonatore alla nuova e più robusta fase di proteste è stato il blitz della polizia sabato 9 maggio, nel quartiere 'Divo Naselje' di Kumanovo, città di 100 mila abitanti a Nord-Est della capitale Skopje e a ridosso del confine con la Serbia.
Quella che era nata come un'operazione di polizia si è trasformata in una battaglia di 24 ore con un bilancio che, secondo le autorità macedoni, è stato di 8 poliziotti morti e 37 feriti da un lato, e 14 vittime dall'altro, tutti membri di un commando terroristico venuto dall'estero.
MOVIMENTI NAZIONALISTI. Un commando di 50-70 uomini legati al cosiddetto Esercito di liberazione nazionale, noto come Uck macedone.
Movimento a sua volta imparentato al quasi omonimo Esercito di liberazione del Kosovo responsabile degli attentati che nel 2001 portarono la Macedonia sull'orlo della guerra civile fra la componente maggioritaria slava e quella minoritaria albanese.

Attacco terroristico dall'esterno o strategia della tensione?

Il leader dell'opposizione in Macedonia Zoran Zaev.

Questo è quel che è venuto fuori da fonti ufficiali dopo ore di silenzio, durante le quali nelle strade di Kumanovo si sparava, i reporter venivano tenuti alla larga dall'area delle operazioni, gli abitanti venivano evacuati e molti civili scappavano con le proprie automobili sconfinando nella vicina Serbia.
SILENZIO DEL GOVERNO. Confusione totale accompagnata dal silenzio dei responsabili di governo e poi da tardive dichiarazioni prive di riscontri inequivocabili e di contraddittorio con la stampa.
Circostanza che ha alimentato sospetti fra i militanti dell'opposizione che non credono alla versione dell'attacco terroristico in grande stile dall'esterno, sebbene azioni di disturbo rivendicate dall'Uck macedone siano state segnalate nei mesi scorsi in alcuni villaggi di confine con il Kosovo.
CASI DI CORRUZIONE. I socialdemocratici temono invece l'inaugurazione di una strategia della tensione proprio in coincidenza con la pressione della piazza contro il governo e le proteste per i casi di corruzione, abusi d'ufficio e spionaggio venuti alla luce nei mesi scorsi.
Casi documentati dallo stesso Zaev, in possesso di intercettazioni telefoniche che sta rendendo pubbliche a puntate dallo febbraio.
REGIME A RISCHIO. Le chiama «bombe», ordigni destinati a far saltare il regime di Gruevski, che dunque non avrebbe altra strada che dirottare l'attenzione dei cittadini sulla minaccia etnica.
Una strategia che potrebbe anche coinvolgere frange sbandate di milizie filo-albanesi ma che alla fine mirerebbe a ricompattare il fronte sociale interno contro un nemico venuto da fuori.

Gruevski in difficoltà e situazione economica difficile

Il premier conservatore della Macedonia Nikola Gruevski.

La Macedonia vive un momento cruciale e la situazione politico-economica è assai difficile.
Il premier Gruevski, considerato alla fine degli Anni 90 un enfant prodige della politica balcanica ai tempi in cui, neppure 30enne, conquistò gli occidentali con le sue riforme liberiste, è ora accusato di aver trascinato il Paese in una deriva autoritaria, limitando i diritti delle opposizioni politiche, infiltrando la magistratura, facendo pressioni sulla stampa e manipolando i risultati elettorali.
DENUNCIATI BROGLI. È diventato premier nel 2006, per tre volte è stato rieletto con larghe maggioranze, ma dal 2014 il partito socialdemocratico boicotta i lavori parlamentari, denunciando brogli elettorali.
Non va meglio la situazione economica: il 30% della popolazione è senza lavoro e quelli che ce l'hanno guadagnano in media 354 euro al mese.
PERICOLO CONTAGIO. In queste condizioni la prospettiva dell'ingresso nell'Unione europea si allontana sempre di più. Proprio quell'Ue che ora prova a circoscrivere la crisi e a evitare quello che il preoccupato premier serbo Aleksander Vucic ha chiamato «rischio di contagio per tutti i Balcani occidentali».

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