Sondaggi Agorà Raitre 131018153515
SPIN DOCTOR 20 Maggio Mag 2015 1300 20 maggio 2015

Sondaggi, un flop perenne: ora cambiamo metodo

Tecniche vecchie di 50 anni. Il web anticipa i nuovi trend. La svolta? Usare i big data.

  • ...

La schermata del sondaggio Ixè sulle intenzioni di voto degli italiani a ottobre 2013.

Alla vigilia della tornata elettorale regionale di fine maggio 2015 ci si interroga: i sondaggi che vengono sbandierati dai candidati e pubblicati sui giornali possono essere attendibili?
Dopo i fallimenti delle precedenti elezioni politiche ed europee tutti vanno con i piedi di piombo.
Eppure nessuno in Italia si azzarda a sperimentare nuovi metodi di analisi del consenso politico.
È un po’ come l’Auditel. Nonostante le diverse piattaforme in cui si possono vedere e rivedere i programmi e la primitiva tecnologia del box casalingo, nessuno lo mette in discussione.
Le varie sperimentazioni alternative sono state abbandonate sull’altare di un metro di misura accettato da tutti, investitori, centri media, agenzie di ricerca ed editori.
ITALIA, PROBLEMA URGENTE. Eppure quello dell’affidabilità delle ricerche politiche non è un problema solo italiano, anche se da noi la frammentazione delle forze parlamentari, l’erraticità dei sistemi elettorali e una cultura del riserbo dei cittadini votanti rende la questione più urgente.
Una recente ricerca dell’americano Pew Research Center ha affrontato il tema del cosiddetto “mode effect”, ovvero la variazione dei risultati a seconda della modalità di raccolta delle opinioni.
Una vasta analisi che mette a confronto due metodologie di somministrazione dei questionari: quella telefonica con l’intervistatore e quella internet che il destinatario compila autonomamente.
LA RETE È PIÙ ECONOMICA. Il trend ovviamente è facile da individuare: tutti gli istituti stanno spostando le ricerche verso l’utilizzo della Rete perché più economica (non richiede l’intervistatore, né ripetuti tentativi telefonici), immediata e perché il target richiesto è più facilmente profilabile.
Tuttavia l'analisi del Pew Center mostra inequivocabilmente che, almeno per quanto riguarda le ricerche politiche, i risultati possono essere profondamente diversi e quindi inattendibili.
A parte le considerazioni sulla maggiore difficoltà di compilare un questionario scritto da parte di persone poco istruite (che invece da un intervistatore telefonico preparato possono essere aiutate) o la possibilità di maggiore concentrazione (e quindi di veridicità) per un questionario online, è nell’analisi della misurazione politica che emergono le principali contraddizioni.
GIUDIZI SPIETATI SUL WEB. L’opinione sui politici e i partiti, almeno negli Stati Uniti, è molto più negativa quando espressa via web rispetto ai questionari telefonici.
E la forbice si allarga anche di più se si guarda ai risultati espressi su politici da persone che dichiarano di essere simpatizzanti per la parte avversa.

Dati riferiti alle elezioni politiche del 2013.

La valutazione su Hillary Clinton (estremamente interessante in questa fase di candidatura alle primarie) è un buon esempio di questo trend.
Pew ha rilevato che quando viene chiesto al telefono, il 19% dice agli intervistatori che hanno un’opinione “molto negativa” della Clinton.
Tuttavia il dato sale al 27% quando la stessa domanda avviene sul web.
Una forbice che si riduce invece rispetto al giudizio positivo: 53% sul web e 57% al telefono.
Addirittura il 53% di chi si dichiara sostenitore repubblicano giudica negativamente Hillary sul web, contro un 36% al telefono.
SPIN DOCTOR DISORIENTATI. È facile dimostrare che costruire una campagna elettorale solo su ricerche di un tipo o dell’altro rischia di portare gli spin doctor fuori strada, considerando minoranze di opinione quelle che invece possono essere sostanziali maggioranze dell’opinione pubblica.
Ed è facile trarre la conclusione che al telefono o di persona gli elettori sono più restii a dare giudizi radicalmente positivi o negativi.
Un dato che, come abbiamo visto anche in Italia, rende del tutto inattendibili gli exit poll.
USA, IL 1936 FECE SCUOLA. Com’è stato negli Usa nel 1936 quando il fallimento dei sondaggi per il confronto elettorale tra Landom (dato favorito nei sondaggi) e Roosevelt (eletto presidente) effettuati su una base dati non campionata, noto come il caso Literary Digest, diede il via alla lunga fase dei sondaggi effettuati su campioni più piccoli ma rappresentativi della popolazione.
Forse è maturo il tempo di cambiare ancora, se consideriamo che solo negli Usa il tasso di risposta è crollato al 9%.
SERVONO AMPIE BASI DATI. Nelle università di tutto il mondo, e anche in alcuni nostri dipartimenti, si studiano nuovi modelli che si basano su ampie base dati (come quelli di gestori che profilano milioni di clienti) aggiustati con sistemi econometrici e tecniche statistiche moderne che rendono affidabile il campione e il risultato.
È il caso della Xbox, utilizzata dagli esperti che hanno lavorato all’ultima campagna elettorale di Obama. I sondaggi Xbox sono risultati più affidabili sia a livello federale sia nei risultati dei diversi Stati.
In attesa di verificare nelle elezioni regionali del 31 maggio l’ennesima débâcle dei sondaggisti, prepariamoci alle nuove sfide. Chi prima arriverà sbaraglierà il mercato.

*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma
Twitter @gcomin

Articoli Correlati

Potresti esserti perso