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ANALISI 21 Maggio Mag 2015 1317 21 maggio 2015

Twitter, la legge del contrappasso punisce i potenti

Gasparri, Salvini, Formigoni. Hanno cavalcato i social per promuoversi. Credendosi immuni alle insidie. Ma il troppo esibizionismo ha rotto gli argini. 

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Roberto Formigoni.

Per secoli, millenni il comportamento dei potenti è rimasto leggendario, materia da mitologia: il «lei non sa chi sono io» come anatema inviso ma in fondo invidiato, tutti sapevano chi era, era uno che poteva.
Allo spettacolo dell'arroganza assistevano in pochi e poi, come nella canzone di De André, «passava di bocca in bocca» fino a dilatarsi in cerchi epici, omerici.
Adesso c'è Twitter, che espande ogni reazione a dimensioni planetarie ma contemporaneamente la ridimensiona a quella che è: banale esibizione di potere di un potente.
Su Libero, Franco Bechis ha raccontato, servendosi di testimonianze filmate, della disinvoltura con cui il deputato Fassina ha zompato la fila prendendo un taxi destinato almeno ad altre quattro persone davanti a lui (nessuna smentita).
Il Giornale ha invece pizzicato il ministro Madia che spediva un collaboratore a protestare, con metodi definiti molto spicci, per il ritardo di un volo.
IL SURREALE FORMIGONI. Si vede che ce l'hanno con gli scali, i politici. Perché poco dopo è esplosa la incredibile esibizione di Formigoni che aveva perso un aereo, uno “sbrocco” sconcertante, di una violenza inaudita.
Anzi, udita, uditissima: immediatamente i social si sono riempiti di commenti tra il sarcastico e l'insofferente per l'ennesimo politico che travolge il fantaccino, il monsù Travet, a suon di «cazzo», «coglioni», «figli di puttana», «io ti conosco e ti denuncio».
Una scena surreale non solo per il personaggio, che sul messaggio evangelico aveva costruito la sua fortuna elettorale, ma anche per la sproporzione tra causa e reazione: d'accordo, il senatore Formigoni avrà anche perso uno dei suoi celesti impegni, ma pareva volersi avventare allo sportello, ci sarebbe voluto padre Amort per placarlo.
TWITTER È UN'ARMA A DOPPIO TAGLIO. Qui si possono, si debbono fare alcune riflessioni forse andanti, ma non rinviabili, non eludibili. La prima ha a che vedere con l'insidia dei tempi per cui oggi un potente è spesso prepotente ma un po' meno onnipotente, almeno nella misura in cui le sue escandescenze diventano “in tempo reale” di dominio pubblico, aizzando la democrazia della Rete che è simile a un Cafarnao o a un canaio.
I politici per lungo tempo hanno cavalcato questa Rete in allegro senso di irresponsabilità, annusandone le possibilità promozionali, certissimi che le insidie, gli attacchi riservati ai comuni cittadini non sarebbero mai occorsi a loro privilegiati: è di pochi giorni fa la storia, forse a sua volta leggendaria, del pensionato invalido che scrive sulla bacheca Facebook del presidente della Camera Boldrini e subito le guardie gli bussano alla porta.
Invece, a lungo andare l'onda di piena dei commenti deliranti, delle insinuazioni malevole ha travolto anche il potere sommo, dal quale, tra il qualunquista e il rassegnato, non ci si aspetta più decenza accontentandosi della lapidazione virtuale con i sassi dei tweet. Si veda il caso di Barbara Spinelli, crocifissa ai suoi opportunismi europeisti.

  • La sfuriata di Formigoni in aeroporto.

L'eccesso di esibizionismo ha rotto gli argini

Su Twitter, Fedez risponde a Maurizio Gasparri.

È la Nemesi che colpisce un potere certo della propria impunità e del proprio fascino e incline a lasciarsi andare a comportamenti incontrollati, puramente istintuali.
L'eccesso di esibizionismo sembra avere rotto gli argini per una categoria di eminenti che credono di vivere in un talk show dove possono dire, fare quello che vogliono e c'è sempre dietro la claque che applaude.
Ci sono situazioni anche infantili, gente che si querela e controquerela via Twitter, quella di Gasparri con Fedez che si scambiano insulti animaleschi, maiale, coniglio, pare una favola di Esopo in versione social. La dimensione pubblica sembra avere definitivamente travolto ogni margine privato, con la conseguenza che, a vedere certe reazioni, par di trovarsi sulla nave dei folli di Bosch. Il problema è che i folli sono quelli che decidono, che conducono la nave, non si sa bene dove.
IL POTERE NON SI RIPENSA. L'altra considerazione è sull'etica comparata del comportamento, sulla mutata fenomenologia del potere via via degenerato con punte da commedia del cinismo neoindustriale: certi comportamenti richiamano a immediata evidenza le corna ossessive, perenni, non tanto del Giovanni Leone scaramantico quanto del Vittorio Gassman del Sorpasso (o del Berlusconi ai consessi).
Ed è fin troppo facile concludere che «quelli della prima Repubblica non si sarebbero mai abbassati a tanto». Impareranno, gli attuali eminenti, a farsi un po' più accorti? È improbabile, il potere non si ripensa, chi arriva a certi eccessi si sente padreterno senza possibilità di emendamento, se mai fa la vittima, si definisce «scomodo e quindi attaccato», palesando l'alienazione propria del potere di cui parlava Pasolini.
È come se “chi può” si sentisse autorizzato, se non obbligato, a sbracare, a sbroccare. L'evidenza di certi comportamenti serve d'altra parte come cartina di tornasole per verificare il grado di civiltà di molti rappresentanti (o tenutari) dello Stato che sembrano incontrollabili nella loro pretesa di privilegio, neomarxisti, riformisti, sedicenti liberali o cattolici in panfilo che siano.
SALVINI, UMANITÀ IN SALSA ULTRÀ. C'è chi fa notare che, al fondo, quella di Formigoni altro non è che umanissima e condivisibile insofferenza per un Paese in cui niente funziona. Anche questa, volendo, è una Nemesi perché Alitalia è stata mantenuta in tutte le sue inefficienze dalla politica clientelare.
Ma non è proprio così, quella insofferenza era sovraccarica di una esagerazione nuova, tipica del potere attuale. Anche il dito medio di Salvini, dopo mesi di uova e petardi, può essere considerato umano, però è un'umanità che non appartiene a alla fenomenologia politica ma a quella ultrà.
Alla fine, è sempre la solita vecchia storia del «lei non sa chi sono io», solo in versione più estrema. E, probabilmente, contagiosa.

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