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MEDIO ORIENTE 22 Maggio Mag 2015 1700 22 maggio 2015

Siria, su Assad si allunga l'ombra del tramonto

Armi chimiche. Crimini di guerra. Ambiguità con l'Isis. Che ha preso il museo di Palmira. Bashar è vulnerabile. Rimontano le accuse. E l'Occidente lo scarica.

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Migliaia di dissidenti arrestati, torturati, infine uccisi, anche nella terribile prigione di Palmira, dal padre dittatore e dal figlio che prometteva le «riforme».
La repressione delle prime proteste pacifiche del 2011, come delle precedenti rivolte della Fratellanza musulmana, è la macchia dell'erede di Hafez al Assad, quel Bashar succeduto alla morte prematura del fratello alla guida della Siria.
Ma incapace di leadership tanto da essere descritto, da alcuni, in mano al partito unico del Baath, epperò attaccato al potere. Capace, forse proprio perché inetto, di ricostruirsi un patentino di credibilità anche grazie all'Isis.
ERA IL MALE MINORE. Con il Califfato islamico il presidente siriano è tornato a essere un interlocutore occulto dell'Occidente, il male minore anche attraverso il quale sedare il focolaio del terrorismo islamico.
In Siria i caccia americani contro l'Isis non colpiscono gli obiettivi del regime né vengono colpiti dalla contraerea. Ma gli ultimi sviluppi, come l'avanzata dei jihadisti verso Damasco, dopo la sconfitta del regime a Palmira e il blitz fortunato degli Usa che ha ucciso in territorio siriano il responsabile del Petrolio del Califfato Abu Sayyaf, mostrano che per Assad è iniziato il declino.
COLLUSIONE CON L'ISIS. Per mesi Assad ha fatto bombardare le postazioni dei ribelli, ma non le basi e i pozzi di petrolio controllati dall'Isis, fino a consentire, nel giugno 2014, la proclamazione del sedicente Stato islamico.
Ma presa Palmira, i jihadisti controllano la metà della Siria e sono in marcia verso la capitale, dove si nascondono loro supporter e anche infiltrati.
SCARICATO DALL'OCCIDENTE. Gli Usa che addestrano i ribelli moderati precisano di «non collaborare con Damasco», ammonendo «Assad a non interferire nelle operazioni americane in Siria» e riaprendo le indagini sul suo possibile uso di armi chimiche.
E anche i controllori internazionali sono tornati a puntare il dito, in diversi dossier, sulle menzogne e i crimini di guerra del regime.
Assad, scaricato, va verso la fine?

Armi chimiche, complotti, intelligence: la guerra sporca di Damasco

Una bandiera siriana con il volto del presidente Bashar al Assad.

Diverse ragioni fanno pensare che il regime giochi sporco su più tavoli, dall'uso delle armi chimiche alle omissioni sull'Isis per compromettere i ribelli siriani.
Gli ispettori dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) hanno detto di aver trovato, nell'ultima visita di gennaio, tracce di gas sarin e ricina, vietati dagli accordi tra Russia e Stati Uniti sul disarmo chimico del 2013, confermando anche l''impiego sistematico e ripetuto nel Paese del gas clorino.
BOMBE AL CLORO. Non c'è prova che le sostanze chimiche siano state sganciate da Assad, ma da tempo l'opposizione accusa il regime di lanciare barili bomba al cloro dagli elicotteri, anche contro i civili.
L'ultima denuncia, a maggio, della rete di volontari della Syrian american medical society (già testimoni in Consiglio di Sicurezza all'Onu) è di un attacco chimico in almeno tre villaggi della provincia di Idlib, roccaforte dei ribelli sunniti, che anche secondo il Syrian network for human rights avrebbe fatto almeno 69 feriti.
INDIZI, NON PROVE. Nella strage chimica del 21 agosto 2013 di Ghouta, nei sobborghi di Damasco, morirono centinaia, forse migliaia di civili (tra i 281 e 1.729, per le diverse fonti): anche allora le Nazioni Unite appurarono l'uso effettivo di «missili terra-terra con gas sarin», senza tuttavia riuscire a risalire al numero di vittime né ai responsabili dell'attacco.
ACCERTAMENTI ONU. A oggi, l'Onu ha accertato «l'impiego di armi chimiche relativamente su larga scala nel conflitto tra le due parti in Siria, anche contro i civili, inclusi i bambini», rintracciando, in una successiva inchiesta, «prove massicce di crimini molto gravi, crimini di guerra e contro l'umanità», sotto la «responsabilità al più alto livello di governo, che include il capo di Stato».
Ma manca la pistola fumante. Come per le accuse dei crimini di guerra e delle violazioni dei diritti umani che, dalle repressioni dall'inizio degli Anni 80 della Fratellanza musulmana, vengono rinfacciate al clan degli Assad e al Baath, il partito-Stato che gli sta dietro.
TORTURE DAL 1980. La Siria è infatti un regime complesso e molto ambiguo, riflesso della sua posizione di Stato cuscinetto tra l'Iraq, il Libano e Israele.
Per un verso, è un satellite dell'Iran sciita alleato per convenienza con la setta alawita sciita degli Assad. Per l'altro, uno Stato fascista vicino, per ossatura statale e anche per ideologia politica, all'apparato sunnita del Baath iracheno di Saddam Hussein.
Nel 1980, dopo un fallito attentato della Fratellanza musulmana ad Hafez al Assad, seguì, come per la rivolta di Hama nel 1982, la brutale repressione delle forze governative che imprigionarono, torturarono e infine uccisero centinaia di oppositori nel carcere di Tadmur, come ancora si chiama in aramaico la città di Palmira, tuttora annoverato tra le prigioni più repressive al mondo.

Le accuse di crimini di guerra e i sospetti sull'omicidio di Hariri

Il conflitto siriano in quattro anni ha causato 220 mila morti e 12 milioni di sfollati.

La durezza e l'oppressione dello Stato di polizia siriano sono state confermate anche dall'ultimo rapporto della Commission for International Justice and Accountability (Cija), un gruppo investigativo non governativo - ma finanziato da Stati occidentali tra i quali Stati Uniti, Canada, Svizzera, Gran Bretagna, Germania, Norvegia e sotto l'ombrello dell'Unione europea - di ex esperti dei Tribunali sui crimini di guerra dell'ex Jugoslavia e del Ruanda, che stanno indagando sulle violenze durante la Primavera araba.
Documenti ufficiali contrabbandati per tre anni dalla Siria conterrebbero, ha riportato in esclusiva l'inglese Guardian, «prove sufficienti a incriminare il presidente Assad e 24 alti esponenti del regime» per il «ruolo nella repressione delle proteste che scatenarono il conflitto del 2011».
ORDINI PARTITI DA ASSAD. Tre filoni d'inchiesta per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani sono stati ricostruiti, in particolare, dal Cija in collaborazione con 50 ricercatori siriani che hanno rischiato la vita per portare gli atti del regime all'estero.
Il primo fascicolo è sulla catena di comando ai vertici. Tra gli uomini del Nucleo centrale per la gestione delle crisi (Ccmc) che impartivano gli ordini per eliminare l'opposizione pacifica, oltre Assad ci sarebbero il militare e ministro dell'Interno Mohammad al Shaar e il vice segretario del Baath Mohammed Saeed Bekheitan, vicinissimo al presidente siriano e a suo fratello, il comandante militare Maher al Assad, nonché capo del Ccmc nei sei mesi delle operazioni più massicce del 2011.
Il secondo è sull'Ufficio per la sicurezza nazionale (Nsb) immediatamente inferiore al Ccmc e inclusivo dei capi delle quattro principali agenzie d'intelligence e di sicurezza. Il terzo, infine, chiama in causa la Commissione di sicurezza di Deir el Zor, cittadina dell'entroterra ora bastione dell'Isis, presieduta dall'allora capo provinciale del Baath che controllava anche le agenzie d'intelligence del vicino governatorato di Raqqa, oggi quartier generale del Califfato in Siria.
DALL'INTELLIGENCE ALL'ISIS. Tutte le ex roccaforti dei servizi segreti del regime, inclusa la città prigione di Palmira-Tadmur, sono diventati presidi del cosiddetto Stato islamico.
Dopo la guerra Usa in Iraq del 2003, per impedire che Assad facesse la fine di Saddam l'intelligence siriana lasciò arrivare in Iraq migliaia di estremisti islamici dalla Libia, dall'Arabia saudita e dalla Tunisia, d'accordo con i vecchi ufficiali del regime iracheno rispuntati 10 anni dopo ai vertici dell'Isis.
Ma alla fine il presidente siriano potrebbe essere caduto vittima dei suoi doppi giochi. Prima della disfatta di Palmira, Assad è arrivato ad arrestare il suo capo d'intelligence Ali Mamlouk per tentato complotto.
Una nuova testimonianza al Tribunale speciale dell'Aja del leader dei drusi libanesi, Walid Jumblatt, ha riportato attuali anche i sospetti su di lui, sul fratello Maher e sull'intelligence siriana per l'omicidio del leader libanese Rafiq Hariri, il 14 febbraio di 10 anni fa.

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